IL MERCATO DELL’INNOVAZIONE

Gli affitti in rete
trovano il portiere
Aprono i Keesy point
dove fare il check in

FIRENZE

ANCHE IL MONDO degli affitti in rete cambia pelle. Scontato il dominio di Booking.com e Airbnb, spunta adesso Keesy, primo servizio di check in e check out completamente automatizzato per appartamenti, case vacanza, b&b, residence e affittacamere. Già attivo a Firenze, ha preso il via anche a Roma e Milano. Lo ha ideato e fondato Patrizio Donnini, ceo della società. Come è nato? «Da un’esigenza dei proprietari di case, me compreso – risponde Donnini -. Affittavo degli appartamenti per brevi periodi ai turisti, ma mi sono ritrovato in difficoltà a gestirli, per una serie di problemi di lavoro e familiari. Così è nata Keesy. Un’idea banale, ma che risolve i problemi reali». Chi affitta una casa a turisti deve accogliere i clienti, dare le chiavi dell’appartamento, essere sempre disponibile per fornire loro assistenza o informazioni nell’arco del loro soggiorno. Non solo. Ma c’è anche una parte burocratica: predisporre il contratto di affitto, raccogliere i documenti, passare i dati dei turisti alla questura. Ed è tutto questo che Keesy fa. La parte burocratica si svolge tutta online, quindi il turista si presenta al ‘Keesy point’, un luogo fisico, aperto 24 ore su 24, dove ritira le chiavi, custodite in appositi box di sicurezza, paga l’imposta di soggiorno e, eventualmente anche il soggiorno stesso, e ottiene le informazioni sull’appartamento e sulla città, con assistenza in doppia lingua.

LA STESSA OPERAZIONE può essere effettuata in uscita per la riconsegna delle chiavi e delle procedure di check out, il tutto gestibile anche a distanza via smartphone, tablet e pc. Il costo del servizio, che viene sostenuto dal proprietario dell’appartamento, è esiguo. Si parte da 5,90 euro al giorno per 24 ore di utilizzo, contro un prezzo medio del check in in Italia che è pari a 20 euro. Per gli ospiti invece non c’è alcun costo supplementare. E’ questo il sistema adottato anche per le strutture ricettive presenti su Booking.com Italia, che di recente ha fatto un accordo con Keesy proprio per consentire ai propri clienti di gestire con facilità le operazioni di check in e check out.   Oltre al Keesy Point di Firenze, situato nei pressi della Stazione Santa Maria Novella, al Point di Roma Trastevere e al Point di Milano Centrale, presto ne aprirà un altro a Venezia, nel quartiere di Cannaregio. L’obiettivo della startup fiorentina, specializzata nell’accoglienza, è di aprire anche all’estero in alcuni tra i principali paesi europei tra cui Francia, Spagna e Inghilterra, con l’obiettivo di realizzare l’apertura di 30 punti entro il 2019. «Attualmente abbiamo anche un centinaio di richieste di apertura dei Keesy street, che sono sistemi di raccolta e deposito chiavi più simili al modello di distributori di tabacchi e per questo – annuncia Donnini – stiamo lavorando con Confesercenti e Fit, la Federazione italiana tabaccai, per installarle il prima possibile e proseguire così la nostra espansione, con una presenza capillare sui territori, in Italia e all’estero».

Monica Pieraccini


L’Italia alla prova del dopo elezioni
«La crescita per ora vince sulla paura
I veri rischi? Gli Stati Uniti e i tassi»

Giuseppe Catapano

MILANO

DA NORD a Sud per tracciare la retta via, di portafogli a prova di rischi. M&G Investments, tra le principali società di gestione del risparmio, sta tenendo a rapporto gli investitori professionali in un roadshow che si concluderà a Parma il 21 marzo.

Manuel Pozzi, direttore degli investimenti di M&G, l’Italia è reduce da una tornata elettorale confusa. Quale la reazione dei mercati?

«Come gestori esteri notiamo che non c’è stata una particolare reazione. Nessuna grande sorpresa, le attese erano comunque di un esito elettorale incerto. E poi la situazione macroeconomica è positiva: la crescita del Pil reale è dell’1,5%, il Pil nominale è salito del 2,5%. Non vediamo al momento forti motivi di preoccupazione».

E se l’incertezza politico-istituzionale dovesse permanere?

«Siamo in una situazione di crescita economica: nel breve-medio periodo non riscontriamo particolari criticità, a meno che non vengano attuate politiche antieuropeiste o di aumento del debito. Nel lungo termine è importante che l’Italia affronti i suoi problemi strutturali come la minor competitività, la questione fiscale e quella demografica».

Fuori dall’Italia qual è lo scenario?

«L’anno scorso il Pil mondiale è salito dal 3,2 al 3,7%, quest’anno dovrebbe arrivare al 3,9. C’è stata un’accelerazione negli Stati Uniti, prevista dagli analisti, ma anche in Europa: quest’ultima è stata una sorpresa. La crescita economica c’è e ci sarà anche in Cina, dove si stanno smaltendo gli eccessi degli investimenti post Lehman Brothers, in India e in Brasile dove è tornato il segno più dopo un periodo di recessione».

Vuol dire che la crescita è globale?

«È globale e coordinata in tante aree. Sono ripartiti gli investimenti e nel 2017 c’è stato un miglioramento nella redditività delle aziende. Gli utili operativi sono aumentati del 16% a livello globale, le stime per il 2018 prevedono una crescita del 10%. Tutto questo mentre la disoccupazione cala in molte regioni. E l’inflazione finora è stata sotto controllo».

In futuro?

«In America, a livello ciclico, potrebbe esserci più inflazione. I numeri però non fanno presumere che ci sarà un problema di questo tipo. Certamente il parametro è da controllare: se la Fed dovesse trovarsi a intervenire sui tassi e a rincorrere l’inflazione potrebbero esserci conseguenze per altri mercati».

Allora qual è il vero rischio?

«Attenzione ai tassi e alla situazione americana. Il governo ha bisogno di emettere più obbligazioni perché il deficit sta salendo, ma la Fed compra meno e l’inflazione, come detto, potrebbe crescere. Non bisogna abbassare la guardia sul rischio aumento tassi».

E l’Europa?

«La Bce, entro fine anno, probabilmente smetterà di acquistare titoli. Si prospetta un serio cambiamento nei rapporti domanda-offerta di titoli di Stato. I tassi tedeschi da qui a due anni saranno più alti di quelli attuali».

Dove sono le opportunità migliori per gli investitori?

«Nell’azionario, che però non può essere l’unico investimento di un risparmiatore italiano più attento a proteggere il patrimonio. Guardiamo con attenzione all’Europa, dove ci sono un miglioramento degli utili e valutazioni interessanti, e ad altre aree come Giappone e Corea».

Le obbligazioni?

«Quelle tradizionali offrono rendimenti negativi o vicini allo zero e c’è un rischio di aumenti tassi, i titoli periferici con scadenze lunghe presentano invece uno spread ragionevole. Stesso discorso per le obbligazioni corporate di qualità migliore, laddove non ci sono stati acquisti della Bce. Ci sono poi opportunità nei Paesi emergenti, la scelta è diversificare».

La casa sta tornando a essere una forma d’investimento?

«La conservazione del valore e una redditività superiore ai costi sono indispensabili perché un immobile rappresenti una forma d’investimento attraente. Il mercato si sta assestando e riprendendo, ma con differenze enormi da un luogo all’altro. Ci sono buone performance in città come Milano, la regola è essere selettivi».

«Occhio ai Bitcoin»

MILANO

I BITCOIN? «Non li considero un investimento sicuro e nemmeno una valuta vera e propria. E poi c’è una forte incognita regolamentare». Così Manuel Pozzi, direttore degli investimenti di M&G Investments Italia, stronca la ‘moda’ delle criptomonete, che sono considerate troppo volatili e senza nessuna autorità che ne controlli l’andamento. Dal picco degli oltre 19.500 dollari raggiunto a fine dicembre, oggi i Bitcoin valgono attorno ai 9.700 dollari.

Di |2018-05-14T13:14:08+00:0012/03/2018|Dossier Economia & Finanza|