IL FUTURO VIAGGIA SU DUE RUOTE

L’Europa pedala di più
grazie alla bikeconomy
Italia in fondo al gruppo
per i soldi sulle ciclabili

Elena Comelli

L’OLANDESE in trasferta resta sempre perplesso quando gira in bici fuori dal suo Paese. «Da noi le piste ciclabili funzionano come le strade delle macchine: non finiscono mai», dice. Vi capita spesso, viaggiando in auto, di trovarvi senza preavviso davanti a una strada interrotta, che finisce nel nulla? O davanti a una macchina parcheggiata di traverso sulla carreggiata, che non vi consente di proseguire? La risposta è no. «In Olanda succede lo stesso con le piste ciclabili: sono una rete infinita come le strade delle auto e godono della stessa considerazione». Ecco perché in Olanda oltre il 50% dei trasferimenti urbani si fa in bici. Ma non è stato sempre così. La rete attuale di piste ciclabili è stata costruita a partire dagli anni Ottanta, come reazione al tragico aumento di bambini uccisi dalle macchine. Nel resto d’Europa la promozione dell’uso della bicicletta è più recente, ma i fondi destinati a questo mezzo di trasporto ecologico e benefico per la salute sono in forte crescita, tanto che si comincia a parlare di Pib, il prodotto interno lordo della bici, cioè l’insieme delle voci economiche collegate a tutto ciò che riguarda la bicicletta. Uno studio realizzato da Legambiente incrociando dati e numeri diffusi da Istat, Confartigianato e Conebi (Confederation of European Bicycle Industries) è arrivato a quantificare il Pib italiano sui 6,2 miliardi di euro all’anno, un valore che supera quello dell’export italiano di vino.

COME RIPORTA Legambiente, il Pib pro capite è più alto fra le regioni del Nord, con in testa i 199 euro dell’Emilia Romagna, contro il livelli più basso di 6 euro in Calabria. Differenze ancora più accentuate per il cicloturismo, la voce più importante del Pib, che interessa quasi solo il Nord. L’ultima buona notizia per la bikeconomy nostrana è stata la Legge Quadro sulla Mobilità Ciclistica, passata al Senato tre giorni prima di Natale, che ha stanziato 500 milioni per far pedalare di più gli italiani nei prossimi 5 anni. Soprattutto grazie agli investimenti nelle piste ciclabili, che offrono a chi va in bici la necessaria protezione dall’invadenza delle auto. Sul piano europeo i numeri della bikenomics sono ancora più importanti. In base a un recente studio pubblicato da Conebi, negli ultimi 5 anni il settore ha registrato un aumento dei posti di lavoro del 28%. Ad oggi, le 800 aziende europee del settore bici e componenti (comprese le e-bike) generano un fatturato complessivo di 12 miliardi di euro e danno lavoro direttamente a 45mila persone, più altri 45mila posti di lavoro nell’indotto, contro i 70mila posti di lavoro complessivi registrati nel 2012.

L’ITALIA È al secondo posto dopo la Germania, con circa 5.700 lavoratori impiegati direttamente nel settore. Uno dei trend alla base di questa crescita è il ritorno della produzione di biciclette in Europa, dopo gli anni di outsourcing in Asia, grazie alla nascita di moltissime produzioni artigianali, per soddisfare la domanda di qualità. Ma la produzione di bici costituisce solo una piccola parte della bikenomics, che secondo uno studio dell’European Cyclists’ Federation vale in complesso più di 500 miliardi di euro. Lo studio, intitolato The Eu Cycling Economy, mette insieme gli aspetti puramente industriali dell’uso della bicicletta (produzione, cicloturismo, infrastrutture), con i ricavi dai benefici per l’ambiente e per la salute, per la giustizia sociale e il benessere dei bambini. Ne emerge un quadro articolato dei benefici economici apportati alla società europea dall’uso della bicicletta, con in testa gli aspetti industriali (214 miliardi), seguiti da quelli ambientali (209 miliardi) e da quelli sociali (90 miliardi), per un valore complessivo di 513 miliardi, una crifra superiore al Pil del Belgio. La spinta impressa dai fondi europei allo sviluppo della bikeconomy è abbastanza modesta. Le stime dell’European Cyclists’ Federation per il 2014-2020 parlano di 1,3 miliardi di euro di fondi espliciti, a cui si aggiungerebbero circa 700 milioni tra impliciti e indiretti, per un totale di 2 miliardi di euro, meno dello 0,7% del budget totale stanziato dall’Ue per i trasporti in questo quinquennio. Pochino, calcolando che almeno il 7% dei cittadini europei usa la bici sistematicamente come mezzo di trasporto. Fra i Paesi più beneficiati, l’Italia viene al settimo posto, dopo la Spagna, la Francia e la Germania, con un budget di 44 milioni.

NEL DETTAGLIO, i fondi espliciti sono quelli destinati alla realizzazione di piste ciclabili e al settore di produzione delle bici, mentre gli impliciti comprendono interventi più generali in favore di forme di mobilità alternativa, in cui la bici non è menzionata ma di fatto è inclusa. I fondi indiretti, invece, derivano dalla costruzione di strade e da progetti di turismo sostenibile. Quasi il 90% di queste somme andrà a finanziare progetti regionali e nazionali, mentre il restante 10% sarà destinato a programmi europei, come la rete cicloturistiva europea Eurovelo, di cui fa parte anche la bellissima ciclovia Alpe Adria da Salisburgo all’Adriatico, o a programmi transnazionali, come la pista ciclabile Emilia Romagna-Slovenia.

 

Di | 2018-04-09T10:25:52+00:00 12/02/2018|Primo piano|