IL FUTURO È OGGI

Optimus, il primo drone autonomo:
torna alla base e si cambia le batterie
«Aiuterà in miniera e in caso di incendi»

Elena Comelli
TEL AVIV (Israele)

xepasone prednisolone 5mg overdose ANORD di Tel Aviv, un drone vola basso su un paesaggio di vecchi capannoni fatiscenti. Si avvicina lentamente alla sua base: un grande scatolone metallico delle dimensioni di un frigorifero industriale, circondato da una rete metallica. Si libra con precisione, preparandosi ad atterrare. Scende come un insetto gigante, ronzando, e scompare nella sua base che si richiude sopra di lui. Lì dentro un braccio metallico gli cambia la batteria e lo rimanda in aria. Optimus, così si chiama il drone, non è un giocattolo, ma un prodotto industriale, pensato per risolvere con eleganza alcuni problemi fondamentali del settore minerario e petrolifero, che infatti l’ha subito adottato. Airobotics, l’azienda che lo ha inventato, è la prima società al mondo ad aver ottenuto la licenza, all’inizio di quest’anno, per operare un drone completamente autonomo, capace di decollare, atterrare e ricaricarsi senza l’intervento umano.

FONDATA NEL 2014 da Ran Krauss, Airobotics ha già 150 dipendenti, ha raccolto oltre 30 milioni di dollari di finanziamenti e conta di arrivare all’utile entro quest’anno. La grande differenza rispetto ai suoi competitor sta nella base, il grande scatolone di metallo che si apre e si chiude, dove il drone alloggia quando non vola e dove può ritornare ogni mezz’ora durante le sue missioni per cambiare la batteria, prolungando la sua autonomia. Non solo: l’intelligenza artificiale del drone lo fa atterrare nella base con precisione, dato per niente scontato, come sa bene chiunque abbia mai guidato un drone. Il software, basato su cloud, che regola tutto il sistema, è il terzo pilastro e forse il più importante. Airobotics è nata e cresciuta in Israele, non solo per la grande esperienza del Paese nel settore militare e aeronautico, ma anche perché nel mondo dell’intelligenza artificiale è più facile reclutare qui che nella Silicon Valley. Airobotics, infatti, ha deciso di partire da zero nella costruzione del suo sistema, senza utilizzare tecnologie già applicate: dalla progettazione al lancio, sia per i droni sia per la loro base e per tutto ciò che accompagna il loro funzionamento autonomo. Oltre a decollare autonomamente e seguire un percorso senza la necessità di controlli, Optimus è anche privo di qualsiasi assistenza umana una volta atterrato nella sua stazione: un braccio robotizzato si occupa di cambiare le macchine fotografiche, le batterie, i sensori e di rimetterlo in assetto di decollo. Il tutto a grande velocità, per poter ripartire subito.

«L’INDUSTRIA MINERARIA è stata la prima a capire l’importanza della nostra invenzione, ma in futuro è prevedibile che si apriranno altri spazi di utilizzo, come ad esempio nelle operazioni di soccorso, in casi d’incendio o di fughe di gas», spiega Efrat Fenigson, vicepresidente e responsabile marketing di Airobotics. Al momento attuale Optimus è utilizzato soprattutto da società operanti in Australia e in Cile, per misurare i volumi dei materiali estratti, mappare il territorio, segnalare anomalie, ma con diversi sensori è perfettamente in grado di misurare temperature, analizzare l’aria attorno a uno stabilimento chimico o intervenire in casi di emergenza per visualizzare, ad esempio, i danni di un’esplosione. I droni digitalizzano tutti i dati raccolti e li trasferiscono su una cloud, offrendo alle aziende l’accesso a un database estremamente ricco, mai visto prima. «Sul piano della sicurezza, vediamo Optimus in grado di aiutare le unità di soccorso e salvataggio a salvare vite umane», spiega Fenigson, che immagina le basi di partenza installate sui tetti delle città, «da dove si potrebbe inviare il drone più vicino direttamente sul luogo dell’incidente ». Un’automazione della sicurezza che sembra fantascienza, ma potrebbe diventare standard nelle megalopoli di domani, dove l’intervento rapido delle forze dell’ordine sarà sempre più complesso.

Sicurezza Droni-bagnino sorvegliano le spiagge

GALLIPOLI (Lecce)

UN BAGNANTE tra le onde del mare è in difficoltà. Dalla spiaggia decolla prontamente un piccolo drone che trasporta un salvagente e lo lancia in prossimità della persona che chiede aiuto. A quel punto il bagnino dalla riva è in grado di tirare velocemente verso la spiaggia il bagnante aggrappato al salvagente a cui è collegata una fune. È questo lo scenario a cui, sempre più spesso, potremmo assistere sulle nostre coste, soprattutto in questo periodo di vacanze estive. Dopo le prime sperimentazioni, infatti, l’uso dei droni per il soccorso in mare si sta diffondendo molto rapidamente, tanto che anche la Capitaneria di Porto ne ha auspicato l’adozione da parte dei Comuni costieri e degli stabilimenti balneari.

I NUOVI PROGETTI italiani di droni-bagnino saranno presentati al Sea Drone Tech Summit 2018, il primo congresso in Italia dedicato ai droni e ai robot per impiego marino e subacqueo, promosso dall’associazione Ifimedia ed organizzato dalla società Mediarkè e che si svolgerà il 16 e 17 novembre a Gallipoli (Lecce). «L’uso di queste tecnologie – commenta Luciano Castro, l’organizzatore dell’iniziativa – consente di accelerare i tempi dell’intervento e, in caso di condizioni meteomarine particolarmente avverse, di limitare il rischio per il personale di soccorso»

Di | 2018-07-31T10:09:59+00:00 31/07/2018|Imprese|