Il Monte tra lo Stato e Generali
Nuova governance sulla Rocca
Il presidente scelto dal Tesoro

Francesco Meucci

SIENA

LA DATA PRECISA ancora non c’è, ma il ritorno in Borsa del gruppo Monte dei Paschi è questione di giorni. Tra l’ultima settimana di settembre e la prima di ottobre è la finestra temporale individuata per la nuova quotazione del titolo. Molto dipenderà dalle trattative – in stato avanzato – con la Consob per il documento di registrazione; ma il via libera viene dato per scontato anche perché propedeutico al ristoro degli obbligazionisti retail stabilito dal piano di salvataggio concordato con le autorità europee. Una volta chiuso questo step si conoscerà il nuovo assetto del capitale sociale della banca, con lo Stato che potrebbe arrivare fino al 70%: all’attuale 53,2% frutto della ricapitalizzazione preventiva già effettuata (3,9 miliardi), si aggiungerebbe un altro 15-17 se tutti i possessori di bond aderissero all’offerta (in questo caso è già pronto un assegno da 1,5 miliardi).

«LE AZIONI dovrebbero essere attraenti perché sono legate ad una banca che ora è molto solida in termini di requisiti di capitale ed è stata resa più efficiente dal piano di ristrutturazione attuato dal management», ha detto il ministro Pier Carlo Padoan replicando a chi avanzava timori su un possibile deprezzamento del titolo a piazza Affari. Certo, in un anno la banca senese ha davvero cambiato pelle. Basterà dire che a settembre dello scorso anno al timone c’era ancora Fabrizio Viola alle prese con l’ennesimo aumento di capitale, il cui fallimento avrebbe spalancatole porte al salvataggio di Stato. A capo della banca oggi c’è Marco Morelli, l’ad chiamato da Padoan per salvare l’istituto quando era sull’orlo del precipizio. Difficile – ma non impossibile – che Morelli perda il posto, anche perché è stato lui a condurre le non semplici trattative con Bce e Dg Comp sul salvataggio. Cambiare vertice in questo momento significherebbe mandare un messaggio equivoco alle autorità europee. A meno che non siano proprio queste a chiedere allo Stato italiano un cambiamento. La banca, comunque, dovrà proseguire con il cambio di governance, a partire dal cda. Non foss’altro per ossequio alla nuova compagine sociale. Lo Stato resterà almeno per un paio d’anni l’azionista di maggioranza. Un socio forte come mai nessuno al Monte. Solo la Fondazione negli anni d’oro era arrivata sopra il 53,5%. L’altro socio di peso è Generali, nelle cui mani c’è il 4,3% frutto della conversione di 400 milioni di obbligazioni. Trieste vorrà far pesare il suo investimento, rivendicando almeno un membro del nuovo cda e rafforzando l’asse con Axa (altro socio di Mps) per costituire una lista con fondi interessati a giocare la partita della governance.

LA VERA figura in discussione diventa quella del presidente, Alessandro Falciai. Anche lui, come Morelli, è stato chiamato un anno fa al posto del dimissionario Alessandro Profumo. Fu scelto perché fra i pochi imprenditori ad aver investito risorse proprie in un momento difficile della banca. La sua partecipazione si è progressivamente ridotta e ciò non giocherebbe a favore di una sua riconferma. Ma è chiaro che la partita del nuovo presidente è nelle mani di Padoan e Gentiloni. I quali se ne occuperanno alla vigilia dell’assemblea dei soci. E se non sono mancate autocandidature e indiscrezioni è perché la poltrona più alta della Rocca fa gola. Qualcosa di più si capirà verso la fine di ottobre, quando verranno presentati i patti di sindacato e le liste per il cda. Mentre l’assemblea dei soci dovrebbe tenersi a fine novembre – dopo la conclusione delle operazioni di ristoro che garantiranno allo Stato una maggioranza superiore al 60 per cento necessaria all’approvazione delle modifiche statutaria – con all’ordine del giorno anche il nuovo statuto per prendere atto del mutato assetto. Resta da dire della banca. Che in questi lunghi mesi di incertezze ha continuato a lavorare per consolidare il trend positivo, confermato dal progressivo ritorno di depositi e clienti. Non è un caso se alla vigilia di appuntamenti decisivi per la governance, l’ad Morelli parta per un roadshow con i grandi investitori in vista del ritorno in Borsa ma anche per un tour fra i dipendenti ai quali trasmettere nuove certezze.


Il ritorno in Borsa Dopo nove mesi di stop, il titolo nel listino

MILANO

CONCLUSO il salvataggio di Stato Mps è pronta per rientrare in Piazza Affari. In questi primi giorni di settembre i vertici della banca senese stanno definendo con la Consob il percorso di riammissione agli scambi. Le azioni sono infatti state sospese dalle negoziazioni nel dicembre scorso, dopo il fallimento del salvataggio privato. Quella di Consob è stata una scelta di buon senso perché l’eccezionalità del momento e le profonde incertezze sul futuro rischiavano di determinare fortissime oscillazioni del titolo, danneggiando gli azionisti. La commissione guidata da Giuseppe Vegas ha scelto di muoversi coi piedi di piombo anche dopo l’accordo con l’Europa e di attendere settembre per riammettere la banca ormai nazionalizzata alla borsa. Se, come previsto, il prospetto fosse approvato entro sabato 23, la quotazione potrebbe avvenire tra l’ultima settimana del mese e la prima di ottobre. Il passaggio sarà decisivo anche per la tappe successive che attendono Mps.

A OTTOBRE infatti il Tesoro (nuovo azionista di maggioranza al 52,2%) dovrebbe avviare il ristoro per gli ex obbligazionisti subordinati retail. In sostanza via XX Settembre offrirà obbligazioni senior in cambio delle azioni oggi in mano ai bondholder, ottenendo il doppio scopo di risarcire i risparmiatori e incrementare la partecipazione nella banca. Perché, se è vero che oggi lo Stato ha già la maggioranza relativa del Monte, la quota detenuta non è sufficiente per raggiungere il quorum delle assemblee straordinarie. È questa la ragione per cui i soci saranno convocati solo a novembre per cambiare lo statuto. Quest’ultimo passaggio servirà per allineare la governance della banca ai nuovi assetti proprietari ed eliminare anacronismi come i meccanismi di cooptazione del cda. Solo a quel punto la normalizzazione della banca più antica del mondo potrà dirsi completata. Non si escludono però altre novità entro la prossima primavera. Se infatti il board è destinato a un fisiologico ricambio, non è ancora dato sapere cosa accadrà al top management, a partire dall’ad Marco Morelli. Rumor circolati nei giorni scorsi ventilano un ricambio al timone della banca, specie alla luce del peso assunto da Generali.

Camilla Cresci