Prima filiali, poi poli produttivi
La strategia di un gruppo
che vince nei mercati mondiali

MILANO

«LASCIAMO perdere la parola Confindustria». C’è tutto Giorgio Squinzi in questa frase lapidaria, pronunciata a margine di un’intervista sul calcio. Non sono stati anni facili, per l’industria italiana, quelli del mandato di Squinzi da presidente dell’Associazione: tre presidenti del consiglio, Monti, Letta, Renzi; una crisi politica, finanziaria e di produttività che ha vissuto dal 2012 al 2016 la sua fase più acuta. Diverso invece il bilancio aziendale, il rendiconto dell’ultimo decennio del gruppo Mapei. L’ultima acquisizione è di febbraio 2017, la Productos Bronco SA, è entrata nella holding con il nome Mapei Colombia SAS. Ela filosofia internazionale di un gruppo con 80 anni di vita è stata efficacemente riassunta a Singapore, quest’estate, da Veronica Squinzi, figlia del presidente e global development director: «La presenza del gruppo nel Sud-Est asiatico – ha spiegato, ricevendo il premio della Camera di Commercio nella città Stato – è cominciata alla fine degli anni ’80, quando decidemmo di entrare in questo mercato complicato con un’attività commerciale a Singapore, poi trasformata in un’attività produttiva. Oggi Mapei è presente anche in Malesia, Indonesia, Vietnam, Corea del Sud, oltre che in Cina e India. Una presenza capillare per sfruttare le opportunità offerte da un mercato che rappresenta l’8% del fatturato complessivo».

PRIMA PIANTARE una bandierina in un nuovo Paese, aprendo una filiale commerciale. Poi trasformare quell’avamposto in un’attività produttiva. È questa la strategia, quasi da Risiko, che ha permesso al gruppo di avere 73 stabilimenti e 81 consociate in 54 Paesi del mondo. Prossima tappa, ad Oriente, la Thailandia. Con un occhio attento alla Cina, «impero economico» nel quale la presenza Mapei non è ancora consolidata, a causa di una concorrenza agguerrita. Sul fronte sociale, la persona chiave è Adriana Spazzoli, lady Mapei, sposata con Giorgio Squinzi dal 1970. È la presidente di Sodalitas, una rete con più di 100 aziende aderenti, con 150 ex manager come volontari, e l’obiettivo di riaprire un orizzonte migliore al milione e 400 mila giovani italiani «scoraggiati», senza lavoro, molti dei quali iscritti nella categoria Neet. Sodalitas si preoccupa di lanciare progetti sulla formazione dei ragazzi e sulla scuola, per spingere i ragazzi a mettersi in gioco e prepararsi a sfide più grandi. Gioco è una parola ricorrente nell’universo Mapei. Soprattutto per lo sport, per il miracolo Sassuolo in serie A, reduce da un’esperienza anche in Europa League. Giorgio Squinzi non ama la definizione di «mecenate», nemmeno per la squadra di calcio e per lo stadio ribattezzato con il nome del gruppo. «Il mecenatismo è finito – è la sua tesi sul nuovo mondo del pallone – e i cinesi sono arrivati per fare business. Vedremo se ci riusciranno». Lui, con i campioni in neroverde (i colori del Sassuolo) ci sta riuscendo, grazie a un’attenta programmazione. E senza fare follie.

Pino Di Blasio