Benefit, welfare e gestione del tempo
«Nuovo patto imprese-dipendenti
per migliorare la competitività»

Giuliano Molossi
MILANO

SI PUÒ conciliare il lavoro e la famiglia? Si può essere una brava madre di tre bambini e avere soddisfazioni sul lavoro? Un’azienda è più competitiva se riesce a dare ai suoi dipendenti gli strumenti per conciliare nel modo migliore le incombenze familiari e quelle lavorative? A queste e a molte altre domande sul tema del ‘work life balance’ delle imprese ha cercato di dare una risposta la Fabbrica per l’Eccellenza, la learning community della Compagnia delle Opere, l’associazione imprenditoriale cattolica fondata a Milano oltre trent’anni fa. Fabbrica per l’Eccellenza ha presentato l’indice Cfr (Corporate family responsibility) per misurare la responsabilità familiare d’impresa. A Dionigi Gianola, 42 anni, quattro figli, direttore di Compagnia delle Opere, abbiamo chiesto di raccontarci il significato di questa iniziativa e i risultati ottenuti.

Dottor Gianola, cos’è Fabbrica per l’eccellenza e che cosa fa per la crescita delle imprese?

«È un progetto partito circa un anno fa ed è rivolto agli imprenditori delle medie imprese italiane e cioè quelle con almeno 20 milioni di fatturato. Siamo convinti che la ripartenza dello sviluppo economico nel nostro Paese passi attraverso la crescita di queste aziende. Il nostro progetto nasce per supportare gli imprenditori nei loro processi decisionali attraverso varie tappe nel corso dell’anno. Diamo loro la possibilità di condividere le esperienze, di fare attività di scouting, di avviare percorsi virtuosi di crescita. E si tratta di aziende complementari ma anche di aziende concorrenti. Chi partecipa alla Fabbrica non viene ad ascoltare dei guru che gli spiegano cosa deve fare, ma viene per mettersi in gioco e riscoprire il valore di una vita associativa autentica ».

Fabbrica per l’eccellenza ha presentato l’indice Cfr che misura il bilanciamento fra mondo del lavoro e tempo per la famiglia nelle aziende italiane. Qual è l’obiettivo di questo indice?

«Abbiamo volto lanciare il Cfr perché ad oggi non esistono studi analitici dedicati a queste misurazioni. Abbiamo voluto fornire un indice di valutazione quantitativa perché questo può offrire nuovi strumenti per l’analisi della competitività e delle performance».

Un buon bilanciamento famiglia- lavoro ha un impatto sui risultati aziendali?

«Certamente, ne abbiamo la prova ».

Quali sono gli elementi che vengono presi in considerazione per valutare se un’azienda è virtuosa oppure no?

«Ad esempio i benefit che l’imprenditore mette a disposizione dei dipendenti, la gestione del tempo, ossia la sua disponibilità a concedere opportunità di part time verticali o orizzontali a chi ha necessità famigliari, e la gestione degli spazi, cioè gli asili nido all’interno dell’azienda o la possibilità di telelavoro o di smart working. Diciamo che questi sono aspetti strutturali. Ci sono poi aspetti di carattere culturale, ad esempio il supporto che viene dato a chi in azienda ha esigenze familiari, o verificare le possibili conseguenze sulla carriera di una donna che deve assentarsi per la maternità ».

E’ difficile conciliare lavoro e famiglia nelle aziende italiane?

«Si può e si deve fare. Oggi più che mai famiglia e impresa devono essere viste come un binomio imprescindibile anche da parte delle politiche governative. Oltre l’80 per cento delle medie aziende italiane sono governate da famiglie».

L’innovazione tecnologica ha influito sull’equilibrio famiglia- lavoro?

«In maniera molto positiva se pensiamo ad esempio allo smart working, alla possibilità di far lavorare i propri dipendenti anche da casa, con vantaggi sia per il lavoratore sia per l’imprenditore».

Quali sono i benefit più apprezzati?

«Le aziende che sono arrivate ai primi posti nella classifica dell’indice Cfr dedicano particolare attenzione alla gestione del tempo e degli spazi per i propri collaboratori, e quindi possibilità di part time, di orari flessibili e di telelavoro. In linea generale, invece, gran parte delle aziende che abbiamo preso in esame sono deficitarie per gli asili nido, strutture a supporto delle famiglie, assistenza di persone malate, bonus bebè: questo è un aspetto sul quale c’è molto da lavorare».

In un quadro europeo sul tema del bilanciamento famiglia- lavoro l’Italia è in una posizione medio bassa (diciottesima su 28) in una classifica dominata dai Paesi Bassi e in genere dai paesi nordici. Cos’è che fanno in quei Paesi più di noi?

«L’attenzione all’equilibrio dei tempi fra lavoro e famiglia nei paesi nordici è il riflesso di un più ampio atteggiamento culturale nei confronti del welfare familiare. Il cosiddetto modello nordico fa leva su alcuni valori fondamentali come ad esempio l’attenzione all’ambiente, il rispetto delle diversità, la tutela del tempo familiare. C’è una sensibilità diversa, frutto di un’ambiente e di una cultura diversa. Un esempio: in Svezia la maternità è di 18 mesi e marito e moglie possono decidere chi sta a casa a badare ai figli e chi va a lavorare. Una flessibilità di questo tipo in Italia oggi non c’è».