IL FUTURO DELLA MEDICINA

Scienze della vita, l’oro della Toscana
Il sistema della ricerca vale 6 miliardi
«Brevetti regionali per tutelare le idee»

Pino Di Blasio
SIENA

C’È UN SOLO SETTORE manifatturiero che vede l’Italia davanti alla Germania, al primo posto in Europa e al quinto nel mondo. Che registra crescita dell’export a doppia cifra, che produce ricchezza e occupazione. È il comparto delle Scienze della vita, che non è solo industria farmaceutica, ma tutto quello che riguarda la ricerca, la produzione e lo sviluppo della sanità e del benessere. Solo per restare in Toscana, come ha fatto notare il presidente della Regione, Enrico Rossi, a margine del convegno ‘Generiamo il futuro’ – due giorni di dibattiti e focus voluti dalla Fondazione Toscana Life Sciences e dalla stessa Regione – «le Scienze della vita valgono circa il 7% del pil regionale, 6 miliardi su 93 complessivi, e contano circa 12mila addetti. Siamo un’eccellenza in Italia a livello di ricerca, investimenti, crescita occupazionale, la terza realtà nazionale, dopo Lombardia e Lazio. E tutto questo grazie ai soggetti che sono parte di questo sistema, dall’università che forma personale di altissima qualità, al mondo imprenditoriale».

IL RUOLO delle grandi aziende farmaceutiche presenti in Toscana non è assolutamente secondario, detengono la leadership assoluta in alcuni ambiti: è il caso di Siena per i vaccini con Gsk e altre aziende, di Firenze per l’insulina con Lilly Italia. Si parte dai numeri per generare un nuovo futuro. Perché niente resta immutabile al mondo, perché le leadership cambiano e i primati vengono battuti. Siccome l’Italia ha vanificato le eccellenze in altri settori produttivi, dalla chimica all’informatica, per tacere della siderurgia, meglio non cullarsi sugli allori e rafforzare il settore. Perché in ballo ci sono anche i residui dei 5,4 miliardi di euro di fondi europei basati sui Piano operativi regionali. La Toscana ha un plafond di 792 milioni di euro per il settennato 2014-2020, ha in programma di spendere i milioni che mancano. E può anche ottenere, come ha fatto capire Martin Bugelli, che ha parlato a nome della Commissione europea, oltre 40 milioni di premi per le regioni virtuose, più altri fondi che le altre regioni non spendono.

«ALL’INSIEME di questo sistema di ricerca – ha aggiunto sempre il presidente Rossi – la Regione come ente ha dato un sostegno significativo: tra il 2010 e il 2017 abbiamo speso in ricerca sanitaria 140 milioni. A questi si aggiungono fondi europei dati a imprese e ricercatori del settore delle scienze della vita per oltre 30 milioni. Mi piacerebbe che si potesse chiudere la legislatura con il varo, a livello regionale, di un sistema di brevettazioni, perché abbiamo la sensazione che tanta ricerca che viene svolta in queste settore si disperde perché non viene sufficientemente tutelata». Al governo, Rossi ha chiesto «attenzione all’Europa, perché non esiste un sistema della ricerca che possa prescindere da una dimensione almeno continentale». E ha invitato Palazzo Chigi ad adottare nei tempi più stretti possibili i prodotti innovativi che vengono dal mondo farmaceutico. «Appena l’ente europeo preposto, l’Ema, autorizza il farmaco, bisognerebbe che subito l’Italia lo adottasse – incalza Rossi –. Questo permetterebbe di curare subito i pazienti col farmaco nuovo, ma darebbe anche un immediato riscontro economico all’impresa che per lanciare quel prodotto ha compiuto investimenti ingenti».

LA SPERIMENTAZIONE clinica e la logistica sono i due fronti su cui il distretto delle Scienze della vita punta per consolidare i primati. Come hanno fatto notare i relatori, per sperimentare un farmaco le aziende spendono miliardi di euro per cercare pazienti e per completare tutti gli step con Ema e Fda che fanno da censori finali. Un sistema sanitario capace di captare una fetta di quei miliardi farebbe il bene del settore, dell’occupazione e del territorio. Per la logistica il progetto toscano punta a creare un hub nell’area del porto di Livorno per sfruttare il momento d’oro dell’export farmaceutico. Il 90% dell’insulina prodotta dalla Lilly a Sesto Fiorentino, così come una percentuale altrettanto alta dei vaccini di Gsk, fanno rotta verso il porto di Rotterdam per essere spediti in tutto il mondo. Perché non sfruttare Livorno, senza mettere in marcia processioni infinite di furgoncini e camion? Anche così si fa sistema e il distretto diventa ancora più forte.

Toscana Life Sciences Landi: «Siamo un modello per l’Europa»

L’ULTIMA startup che ha bussato alle porte dell’acceleratore di imprese nel distretto delle Scienze della vita è una società scozzese. «Probabilmente è frutto della Brexit – spiega l’ad di Toscana Life Sciences, Fabrizio Landi (nella foto) -, in ogni caso ci hanno chiesto spazi per continuare le loro ricerche. Sono di Edimburgo, dovremo trovare un posto per loro». Di storie così, nei locali di vetro, acciaio e legno accanto alla Gsk a Siena, Tls è piena. A cominciare da Vismederi, società creata da Emanuele Montomoli, ex scienziato della multinazionale, e oggi imprenditore di se stesso. In poco più di 10 anni, la società nata dalle ceneri di Siena Biotech, inutilmente finanziata per milioni dalla Fondazione Mps, è diventata grande: ha attratto oltre 150 milioni di investimenti, dà lavoro a 350 addetti e al suo interno ha 43 imprese, startup e centri ricerca.

«TEMPO fa una persona mi disse di avere un’idea rivoluzionaria – ha raccontato sempre Fabrizio Landi –: usare robot per la produzione di farmaci. Il suo problema era che non gli credeva nessuno. Nella sua azienda lo prendevano per folle. Noi lo abbiamo ospitato. E oggi Pharma Integration, il nome della società, ha 25 milioni di euro di ordini e 50 dipendenti». Numeri che hanno fatto dire a Giovanni Leonardi, della Direzione generale del Ministero della Salute, che «il distretto toscano delle scienze della vita, con Siena e Toscana Life Sciences al centro, è il modello di riferimento, al pari dei distretti top in Europa». Una bella carta di credito per avere più fondi comunitari.

Di |2018-10-02T09:24:17+00:0017/09/2018|Finanza|