IL FUTURO DEL TESSUTO PRODUTTIVO

Imprese, il dominio sui big data fattore decisivo di innovazione
Ma i professionisti vanno formati

di LUCIO POMA’

LA DECLINAZIONE dei big data comprende un universo interpretativo vasto quanto i dati che si devono elaborare. Le potenzialità offerte sono infinite ma, per questo, regnano dubbi e incertezze sul come approcciarsi a questa nuova sfida. Vi sono problematiche aperte riguardo alla corretta conservazione dei dati e al loro utilizzo, reso ancor più complesso dalla recente normativa sulla privacy. Questioni relative all’utilizzo di intelligenza artificiale: dalla capacità di calcolo, alle enormi banche dati necessarie per ‘allenare’ gli algoritmi. Senza dimenticare i casi legati all’assetto dimensionale e alla effettiva profittabilità dei big data, dal momento che per svilupparli adeguatamente sono richiesti intensi investimenti per un lungo arco temporale. Capire come le imprese dell’Emilia Romagna si stiano attrezzando per affrontare i big data, quali siano gli ostacoli e quali le policy per agevolarne lo sviluppo, è stato l’obbiettivo della ricerca commissionata da Aster e realizzata da Nomisma, presentata pochi giorni fa in occasione di R2B. Lo studio si è avvalso di interviste rivolte alle più importati imprese regionali che utilizzano i big data e di quelle che ne forniscono i relativi servizi. Entrando nel merito della ricerca stupisce la varietà settoriale dell’imprese che utilizzano i big data: packaging, servizi assicurativi e bancari, metalmeccanico, impiantistica, farmaceutica, arredamento, ristorazione, commercio all’ingrosso e e-commerce, alimentare, a dimostrazione della trasversalità d’uso di questa tecnologia. Le imprese che offrono i servizi big data sono invece più raggruppate, si occupano di gestione dei dati, elaborazione, semantica, digital business, software personalizzati e sistemi smart factory.

GLI OBIETTIVI strategici che le imprese desiderano raggiungere mediante i big data sono in parte diversi tra le imprese Itc (che offrono i servizi di big data) e le imprese di produzione e servizi che li domandano. Per le prime si tratta principalmente di aumentare fatturato e produttività mediante un efficientamento dei processi esistenti. Per le imprese di produzione e servizi l’aumento del fatturato è importante quanto lo sviluppo di nuovi processi, prodotti o servizi (entrambi al 78% delle preferenze), seguiti da marketing e rapporti con i clienti (71%). I big data sono percepiti come strumento di innovazione radicale di nuovi prodotti, oltre che per migliorare organizzazione e vendite. Il periodo di incubazione dei progetti è mediamente lungo; molti di essi necessitano di almeno tre anni per comprendere le effettive ricadute economiche. Per la gestione dei progetti, nel 46% dei casi vieni creato un team di lavoro tra i diversi dipartimenti, alternativamente viene realizzato un apposito dipartimento di data analytics (38% dei casi). Solo le imprese che vantano un importante assetto dimensionale possono dotarsi di un’unità operativa e di ricerca dedicata ai big data.

LA VALENZA STRATEGICA dei big data per le imprese di produzione e servizi è sottolineata dal fatto che, nell’82% dei casi, le imprese, per via dei secrets of manufacturing, preferiscono sviluppare internamente i propri progetti. I rapporti con le Università sono più densi nel caso delle imprese Itc (89%) rispetto a quelle di produzione e servizi (46%). Tutte le imprese di produzione e servizi hanno dichiarato di muoversi con prudenza; le incognite marciano di pari passo con le opportunità. Se da un lato i big data aprono nuovi mercati e servizi, dall’altro rendono alcuni prodotti o servizi precedentemente offerti, inutili o poco richiesti. Le imprese dovranno bilanciare l’entrata del ‘nuovo’ con la perdita dei ‘vecchi’ flussi di produzione e fatturato. Bisogna agire con rapidità, altrimenti se la concorrenza si muove in anticipo il rischio è di perdere sia i vecchi sia i nuovi mercati. Si tratta di una partita concorrenziale in continuo movimento dove imprese di settori e dimensioni differenti sono in tensione altalenante tra le pressioni competitive che le spingono verso i big data e l’incertezza del comprendere la giusta maniera e modalità di approcciarsi a questa tematica.

IL NUOVO PETROLIO sono le risorse umane. Si usa dire che i dati sono il nuovo petrolio. Questa ricerca ha dimostrato come le risorse umane dedicate ai big data lo siano ancora di più. La competizione sui big data sarà subordinata al possesso di immensi data warehouse di informazioni personali combinate a potenti macchine con enormi capacità di calcolo. Tuttavia sul versante dell’innovazione declinata come intelligenza artificiale, saranno le competenze distintive delle risorse umane a deciderne la vittoria. Tutte le imprese, di produzione, servizi e Itc, pur dichiarandosi pienamente soddisfatte della preparazione dei laureati, lamentano l’assoluta scarsità numerica degli stessi. Gli ingegneri informatici, i matematici i fisici, che si laureano nei 4 atenei regionali sono numericamente insufficienti rispetto alle attuali esigenze delle imprese. Da qualche anno le imprese più attente sono consapevoli dell’importanza strategica di assicurarsi adeguate risorse umane, possibilmente le migliori sul mercato, facendone lievitare il valore. Regione e Università stanno ragionando sui percorsi da intraprendere per accrescere il numero dei laureati in queste discipline. Le policy intraprese in questa direzione saranno determinanti per la crescita delle imprese nel settore.

Di |2018-10-02T09:24:28+00:0011/06/2018|Dossier Economia & Finanza|