IL FUTURO DEGLI INVESTIMENTI

La Bce stringe la borsa
Selezione darwiniana
sui bond delle aziende

Alessia Gozzi

MILANO

IL BAZOOKA della Bce si sta per spegnere. Lentamente, certo, senza strappi. L’ipotesi più accreditata è che il programma di quantitative easing venga ritirato gradualmente nell’arco di tre mesi, fino alla fine del 2018, senza un blocco improvviso degli acquisti di obbligazioni. Anche gli esponenti più falchi del Consiglio direttivo dell’Eurotower sarebbero favorevoli a un graduale rallentamento degli acquisti di asset, dopo la prevista scadenza a settembre. Poi toccherà ai tassima, secondo gli analisti, il costo del denaro non aumenterà prima del secondo trimestre del 2019. La politica accomodante di Bce e Bank of Japan faranno da contraltare a quelle della Fed che continuerà ad aumentare lentamente i tassi. Il tutto in un contesto economico mondiale favorevole. D’altra parte, l’euro forte schiaccia l’inflazione, consiglia alla Bce di usare prudenza e continua a rendere poco redditizio l’investimento in obbligazioni.

IN QUESTO QUADRO – secondo Karen Ward, Chief Market Strategist per Gran Bretagna ed Europa di J.P.  Morgan Asset Management – «potrebbe valere la pena istituire posizioni in asset meno vulnerabili all’inflazione e a rendimenti più elevati, come i titoli finanziari e i settori value, a scapito dei growth. Dopo un periodo di volatilità eccezionalmente bassa, quest’anno potrebbe essere opportuno adottare un approccio più flessibile». Il 2018 potrebbe, infatti, essere un anno di selezione darwiniana delle aziende. «È probabile – spiega Guy de Blonay, gestore del fondo Jupiter Global Financials Fund (Sicav) – che i mercati si concentrino sempre più sui fondamentali delle imprese, che valutano quali aziende sono in grado di sopravvivere meglio nel momento in cui il costo dei prestiti aumenta». Tradotto: saranno tagliate fuori quelle aziende che sono sopravvissute per tanto tempo grazie all’accesso al credito a buon mercato. Nello specifico, Sicav ha costruito «un’esposizione via via maggiore, rispetto all’inizio dell’anno, verso aziende che operano nei mercati emergenti e nel settore delle tecnologie finanziarie, ma anche verso le banche Usa ed europee». Il debito pubblico italiano continuerà a ricevere un aiutino da parte di Mario Draghi, ma sarà meno sostanzioso rispetto al passato, circa 5 miliardi in meno al mese di titoli di Stato acquistati dalla Bce. Il tema del rialzo dello spread torna a preoccupare, anche in vista delle prossime elezioni politiche. Dei tassi bassi ha beneficiato il bilancio pubblico ma anche i mutui che, nel 2017, sono aumentati per numero e importi richiesti. «Le prospettive sui tassi dei mutui per il 2018 si mantengono positive per chi sia interessato all’acquisto di un mutuo o a una surroga per passare a un tasso più conveniente», sostiene Roberto Anedda, direttore Marketing di MutuiOnline. «Il costo del denaro, come ha più volte detto Draghi, resterà basso ancora per lungo tempo, e con tutta probabilità anche i tassi dei mutui», sottolinea Anedda. Del resto, le banche «confermano il loro interesse ad erogare mutui, con offerte di tassi fissi di poco superiori all’1,50% e tassi variabili ampiamente sotto l’1%». Le migliori offerte di mutuo «restano tuttora vicine ai minimi storici assoluti e potranno probabilmente rimanere stabili intorno a tali livelli per tutto il 2018».

È VERO che un’impennata dell’inflazione potrebbe scombussolare l’approccio lento e costante al rialzo dei tassi d’interesse, ma secondo la gran parte degli analisti ci sono pochi motivi per pensare che questo possa accadere. Anche se la chiusura col segno meno delle borse mondiali venerdì, a partire da Wall Street, fa temere che l’orso si riaffacci sui mercati. A pesare sono state anche le parole della presidente uscente della Fed, Yanet Yellen, che – alla luce dell’occupazione americana migliore del previsto – ha ipotizzato nel 2018 quattro aumenti dei tassi invece che tre. Intanto, chi si prepara a speculare non manca: a partire da Bridgewater, che scommette pesante contro Piazza Affari mentre si avvicinano le elezioni del 4 marzo. Il fondo del miliardario Ray Dalio, il più grande hedge fund al mondo, dallo scorso ottobre ha triplicato le sue posizioni al ribasso sulle società italiane, portandole da 1,1 a 3 miliardi di dollari (circa 2,4 miliardi di euro). In realtà, la storia insegna che ormai i mercati aldilà di una volatilità nell’immediato si curano sempre meno della politica.

 

Intesa Sanpaolo Vince ancora il premio per l’app bancaria migliore

MILANO

PREMIO BIS per Intesa Sanpaolo Mobile. L’applicazione dell’istituto bancario è stata nominata come «Miglior App Finanza 2018» dall’istituto di ricerca Osservatorio Finanziario per il secondo anno consecutivo. Servizi extra-bancari, pagamenti e utilities sono i tre elementi che, nel contesto complessivo dell’offerta mobile, hanno consentito di decretare il vincitore tra le app dei 24 gruppi bancari analizzate in questo contest. Completamente ridisegnata, Intesa Sanpaolo Mobile si è distinta per l’ampiezza delle funzionalità, grazie alle quali lo smartphone diventa sempre più un portafoglio virtuale.

OLTRE a consultare i movimenti e a disporre bonifici e giroconti, pagare i bollettini, ricaricare cellulare e prepagate, Intesa Sanpaolo Mobile integra PayGo, basato sulla tecnologia di pagamento senza contatto: è possibile “virtualizzare” all’interno del proprio cellulare tutte le carte di pagamento emesse dalla banca.

 


La tecnologia entra nella polizza
«Uno scudo contro i rischi informatici
Assicuriamo la difesa delle aziende»

MILANO

UNO scudo digitale. Ma anche un ‘salvagente’, uno strumento in in grado di garantire al tempo stesso protezione e copertura del rischio. Si chiama cyber insurance, ovvero l’assicurazione in area cyber security per tutelare le aziende dagli incidenti informatici. G Data, la multinazionale produttrice di software per la sicurezza informatica, presente anche in Italia, ha sviluppato con Reale Mutua e il broker padovano Margas una soluzione insurtech, ovvero un’assicurazione per la responsabilità civile associata all’uso delle tecnologie G Data. La nuova Rc si chiama ‘Privacy & Cyber Risk’. «Siamo i primi – esordisce Giulio Vada, country managerdi G Data Italia e coordinatore di Assintel Confcommercio Emilia Romagna – a offrire quello che al momento è un unicum sul mercato delle piccole e medie imprese nazionali».

LA PREMESSA: uno studio sull’impatto economico degli incidenti informatici in Italia rivela un importo di poco inferiore ai 100mila euro per le Pmi e di poco inferiore al milione per le grandi aziende nel 2017. Un valore destinato a crescere, «anche alla luce del nuovo provvedimento del Garante che, anticipando il regolamento europeo, impone agli operatori economici e alle pubbliche amministrazioni di comunicare tempestivamente le violazioni o gli incidenti informatici subiti. Costi a cui si aggiungeranno le nuove pesanti sanzioni introdotte dal Gdpr (il regolamento generale sulla protezione dei dati, ndr)». L’idea di G Data e Reale Mutua è stata portata avanti proprio in vista dell’entrata in vigore del nuovo regolamento. «Consapevoli che la progressiva digitalizzazione dell’attività aziendale contribuisca ad aumentare l’esposizione dei dati ai rischi informatici e le aziende a danni inaspettati – continua Vada – abbiamo lavorato a una soluzione che unisce le tecnologie di sicurezza alla polizza assicurativa. Le Pmi avranno così modo di prepararsi efficacemente al Gdpr e di intraprendere più serenamente il percorso virtuoso che li porterà alla piena compliance normativa». Per G Data, infatti, la cyber insurance dovrebbe entrare a far parte della preparazione al regolamento e essere prevista come strumento di risk management aziendale.

AL RISCHIO di furto di dati sensibili, concorre anche l’eventuale vulnerabilità dell’infrastruttura di operatori a cui le aziende hanno commissionato servizi che richiedono la condivisione dei propri dati riservati: in caso di incidente, le conseguenze ricadono quasi interamente sul titolare del trattamento – quindi l’azienda – «spesso impreparato ad affrontare tali danni. Le imprese non dovrebbero preoccuparsi solo dei rischi legati alla propria sicurezza, ma anche dell’intrinseca debolezza dei processi legati al trattamento e all’elaborazione dei dati rispetto alle esigenze normative». ‘Privacy & Cyber Risk’ si pone come strumento in grado di risolvere questi problemi. «Una polizza ben strutturata e direttamente collegata a una soluzione di sicurezza di nuova generazione, in grado di prevenire attivamente le minacce informatiche, può rivelarsi un’arma vincente per le aziende» l’analisi di Andrea Bertalot, vicedirettore generale di Reale Mutua. «Abbiamo messo a disposizione la nostra ventennale esperienza nel settore» le parole di Cesare Burei, Ceo di Margas. Secondo Gartner, entro il 2022 l’importanza del rating sulla sicurezza It di un’azienda assumerà lo stesso livello di un rating finanziario: G Data, Reale Mutua e Margas sono proiettate al futuro.

Di |2018-10-02T09:24:49+00:0007/02/2018|Dossier Industria 4.0|