Il dossier ex Lucchini

Piombino aspetta
il rilancio di Cevital su acciaierie e porto

CE LA FARÀ Issad Rebrab a far ripartire le Acciaierie di Piombino? L’altoforno è fermo dall’aprile 2014 e il piano di riconversione con forno elettrico e nuovi treni di laminazione stenta a decollare. E’ vero che la nuova società Aferpi ha riassunto tutti i 2200 dipendenti ex Lucchini (con contratto di solidarietà) e una parte dello stabilimento continua – a singhiozzo – a funzionare con l’arrivo di semilavorato (blumi e billette). E’ anche vero che Rebrab ha firmato l’ordine di acquisto del forno elettrico e nuovo treno di laminazione per le rotaie, dalla tedesca Sms Demag, ma i lavori di smantellamento dei vecchi impianti segnano il passo e soprattutto mancano i dettagli del piano finanziario per la riconversione.

IL PRESIDENTE di Cevital, la più grande realtà imprenditoriale algerina con 18mila dipendenti, ha difficoltà ad utilizzare le proprie risorse finanziarie perché il governo del suo Paese ha posto dei freni all’esportazione di capitali. Ma intanto i mesi passano e a Piombino sale la preoccupazione. Il progetto presentato dal magnate algerino, uno dei dieci uomini più ricchi d’Africa secondo le classifiche di Forbes, prevede anche un polo agroalimentare e logistica sfruttando le potenzialità del nuovo porto di Piombino. E di questo piano a Piombino non è stato ancora fatto nulla. I sindacati, che hanno incassato le assunzioni di tutto il personale (l’ultima tranche di oltre 700 operai il primo novembre 2016), ora cominciano a temere per il futuro dell’azienda e chiedono chiarezza. In programma c’è uno sciopero il 20 gennaio per avere risposte sugli investimenti in sospeso. Risposte che chiede anche il governo con il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda che ha incontrato il presidente Rebrab prima di Natale e ora ha scritto una lettera formale per avere le conferme ufficiali degli impegni ribaditi anche nell’ultima occasione dall’imprenditore algerino.

A SORPRESA la risposta arriva: Rebrab dichiara al Sole24ore di aver risolto quasi tutti i problemi attraverso l’accordo con due grandi società di assicurazione del credito. «La tedesca Hermes e la svizzera Serv – afferma Rebrab – hanno già garantito il 70% dei primi 200 milioni. Ci aspettiamo dalla Sace (finanziaria controllata dalla Cassa depositi e prestiti) un impegno per il restante 30 per cento». E per il capitale circolante sostiene di avere garanzie dalla banca Unicredit.

Rebrab va oltre e parla anche di investimenti al porto per la logistica di 200 milioni e di un hub a Piombino per la soia e altri prodotti del settore agroalimentare. Siamo di fronte quindi ad un nuovo rilancio dell’imprenditore algerino che in verità in patria ha fatto molto bene ed è attivo con i suoi commerci in varie parti del mondo.

PIOMBINO però a questo punto vuole segnali concreti. La variante urbanistica adottata dal Comune per assecondare lo sviluppo della nuova acciaieria Aferpi con occupazione di nuovi spazi, comincia ad essere mal digerita non solo dall’opposizione, ma anche da vari comitati cittadini. I lavoratori sanno che se non si raggiungerà il 40% di produzione annuale, è a rischio il contatto di solidarietà. E che se non si cominciano subito i lavori per il nuovo forno elettrico, gli ammortizzatori sociali scadranno prima che possa entrare in produzione. Dopo tante promesse ormai qui si crede solo ai fatti. Ci si aspetta un piano finanziario dettagliato presentato al Governo con un cronoprogramma dei lavori altrettanto definito e subito, nel giro di un mese o due, l’inizio dei cantieri. Altrimenti, si sostiene da più parti, bisognerà trovare un altro interlocutore.

 


 

La promessa «Manterrò tutti gli impegni»

«Capisco i dubbi, i timori, l’impazienza. Ma voglio rassicurare tutti: confermiamo tutti i nostri impegni per la reindustrializzazione di Piombino e stiamo rispettando i tempi previsti». Issad Rebrab, il 72enne presidente di Cevital, ha cercato di spazzare via tutte le paure sulla rinascita della ex Lucchini. «Nel 2015 abbiamo trovato una realtà in stato comatoso – ha ricordato – e fortemente indebitata, sulla quale abbiamo investito per ora 102 milioni. La ripresa richiede tempo. Bisogna riconquistare la clientela, ricostruire la rete commerciale, ridare una prospettiva. Inoltre siamo costretti a comprare i semilavorati perché l’area a caldo non c’è più». Proprio l’anticipo creditizio sugli acquisti è uno dei punti dolenti secondo l’algerino. Che ha bussato al Governo.

Di |2018-10-02T09:25:33+00:0017/01/2017|Focus Oil & Steel|