IL CUORE DELL’AZIENDA

La lotta delle banche nelle Marche
«Volevamo la Popolare di Ancona
CariFano è stata un indennizzo»

FABRIANO

È STATO al centro, Francesco Merloni, di una causa molto aspra, assieme ad altri esponenti di spicco marchigiani, per il controllo della Banca Popolare di Ancona. Controparte la Popolare di Bergamo, oggi Ubi Banca. Una vicenda che si è conclusa con un risarcimento a dir poco inconsueto: come indennizzo il senatore – ma non solo lui, tutto il gruppo di ricorrenti – ha ricevuto in cambio una banca, e cioè la Cassa di Risparmio di Fano, 300 dipendenti e 40 sportelli nelle Marche e due in Umbria. L’istituto di credito venne poi ceduto, nel 2012, al Credito Valtellinese: per Merloni e i diversi industriali marchigiani che lo accompagnarono in questa avventura, le plusvalenze furono consistenti. Prova che, anche in mezzo alle turbolenze finanziarie, si potevano fare buoni affari vendendo banche.

«IN VERITÀ – ricorda il senatore – noi volevamo riprenderci la Banca Popolare di Ancona. Ma durante la lunga causa sono state cambiate le carte in tavola e modificatele regole, per cui alla fine abbiamo ottenuto come risarcimento la Cassa di Risparmio di Fano. Banca che abbiamo controllato per qualche anno dopodiché abbiamo ceduto totalmente al Credito Valtellinese». Difficile non sottolineare il momento complicato che sta vivendo il CreVal, alle prese con un aumento di capitale da 700 milioni di euro. Con le cospicue plusvalenze ottenute dalla cessione è stato poi costituita la Fondazione Marche per aiutare e favorire la creazioni di startup. Francesco Merloni è anche presidente della Fondazione Aristide Merloni che vede alla presidenza del comitato scientifico l’ex presidente del consiglio Enrico Letta. Un comitato che pubblica, tra le altre cose, tutti gli anni una precisa fotografia dell’impianto industriale della Regione.

Maurizio Gennari

 

Di |2018-03-06T18:08:11+00:0006/03/2018|Primo piano|