IL COMPARTO FLOROVIVAISTICO

Bonus verde fino a 5mila euro
Coldiretti chiede il bis nel 2019
«Curare la terra ora conviene»

Claudia Marin
ROMA

E’PARTITO, DI FATTO, solo da alcune settimane, dopo la definizione di tutte le istruzioni operative, ma vale dall’inizio dell’anno. Parliamo dell’ultima invenzione in materia di agevolazioni fiscali sulla casa: il cosiddetto ‘bonus verde’ o ‘bonus giardini’. Previsto dalla legge di bilancio 2018, l’incentivo favorisce la creazione e la riqualificazione delle aree verdi private e condominiali. Vediamo come funziona. Si tratta di un’agevolazione fiscale che vale per tutto l’anno in corso e può essere utilizzata fino a un massimo di spesa di 5mila euro per ogni unità immobiliare (case indipendenti, case a schiera, ville, villini, palazzi di pregio). Consiste in uno sconto Irpef, da impiegare nella dichiarazione dei redditi del prossimo anno, pari al 36%, fino al tetto di spesa accennato. La detrazione dovrà essere spalmata su 10 anni. Dunque, se entro la fine del 2018 si sostengono costi per sistemare il giardino o il terrazzo per un ammontare di 4mila euro, si possono detrarre dalle tasse 1.444 euro in 10 anni, il 36% di 4.000 euro: 144 euro ogni anno. La detrazione spetterà non solo per le singole unità, ma anche per i condomini per le spese condominiali sostenute per interventi eseguiti sulle parti comuni (giardini, spazi verdi, impianti di irrigazione condominiali, messa a dimora di siepi, piante). In questo caso lo sconto spetterà al singolo condomino nel limite della quota a lui imputabile. Ma, non essendo sulla persona ma sulla casa, qualora si abbiano più immobili, vale per ogni immobile.

NEL DETTAGLIO, le spese ammissibili riguardano: sistemazione del verde, per giardini, terrazzi, balconi anche condominiali; recupero del verde di giardini di interesse storico; fornitura di piante o arbusti; riqualificazione di prati; lavori e interventi per la trasformazione di un’area incolta in aiuole e piccoli prati; rifacimento di impianti di irrigazione; sostituzione di una siepe; grandi potature. Come per tutte le altre agevolazioni, le spese sostenute devono essere documentate: dunque, tracciabili e saldate con bonifico «parlante»: insomma, con tutte le specificazioni informative del caso. Oltre ai riferimenti di legge e ai dati anagrafici e fiscali del contribuente, la causale deve indicare gli estremi della fattura che si sta pagando, emessa dalla ditta che ha effettuato i lavori. Prima dell’inizio degli interventi, però, va inviato all’agenzia delle Entrate la comunicazione di avvio dei lavori. In attesa di vedere quale sarà l’accoglienza che i contribuenti riserveranno al ‘bonus verde’, di sicuro l’incentivo è stato accolto con favore dai maggiori rappresentanti delle federazioni dell’agricoltura e della florovivaistica.

LE ASSOCIAZIONI ambientaliste hanno manifestato ampiamente il loro plauso perché la misura, secondo più di un addetto ai lavori, può stimolare la possibilità di curare, adeguare, sistemare, riqualificare gli spazi verdi con vantaggi fiscali per i cittadini. Se il bonus funzionerà avremo più ossigeno, più piante per gli uccelli, più fiori per le api e in generale un polmone verde più efficace per combattere l’inquinamento delle città, ma anche per rendere più belle le nostre abitazioni. Nei giorni scorsi Coldiretti ha ribadito la speranza che il bonus «venga confermato anche per il 2019», riconoscendo che si tratta di «uno strumento utile per il comparto vivaistico e per chi opera nella manutenzione del verde». «Il ‘bonus verde’ va nella giusta direzione, perché privilegia le aziende che lavorano secondo standard eticamente rispettosi – ha detto Giuseppe Goi, produttore e manutentore con un’azienda di 20 ettari con latifoglie a Canneto sull’Oglio (Mantova), una delle capitali della vivaistica italiana, aderente a Coldiretti–-. Questo ha comportato una selezione tra gli operatori».

L’ultima moda I professionisti di città vanno a mietere il grano

ROMA

ANDIAMO a mietere il grano. In coincidenza con l’avvio della raccolta del grano, l’estate quest’anno si apre con un insolito fervore di eventi cerealicoli ideati e voluti da insospettabili profesisonisti. A Magliano, nella Maremma che guarda al mare, «due anni fa abbiamo fatto mettere il grano su oltre sei ettari – raccontano Susanna Gara, ingegnere a Roma, e il compagno Stefano Mussi che finalmente mette a valore studi di agronomia – perché si tratta di una coltura non troppo impegnativa che, con l’aiuto dei macchinari dei vicini, ci permette di godere di un bel paesaggio e avere poi farina genuina, sicuramente non addizionata. La macina granaglie è in casa e per il grano tenero e quello duro – raccontano ancora – abbiamo selezionato un molino a Rieti e Subiaco. Nel week end, in fuga dalla Capitale, pratichiamo così un costante ritorno alla natura, ricco di relazioni sociali e produttive nella convinzione che è ora di dire basta al senza glutine».

A RAGUSA, un medico ortopedico ha deciso di restaurare il mulino storico ad acqua di famiglia per avviare il progetto ‘La Timpa tempo e natura’ di recupero di varietà cerealicole degli Iblei come il Grano Russello e la Senatore Cappelli per produrre farine e pani ad alta digeribilità e lunga conservazione che arrivano anche sulle tavole dei ristoranti stellati della zona. Nei campi interamente biologici, l’azienda agricola Il Gelso punta sulla varietà di grano Saragolla, chicco giallo dell’antichissima varietà del khorasan, da cui oggi è ricavato il Kamut, nutriente, salutare e altamente digeribile. Mentre il primo luglio a San Floro (Catanzaro) protagonisti della festa della Trebbiatura saranno l’epidemiologo Franco Berrino e il giovane Stefano Caccavari che ha dato vita alla startup Mulinum che recupera l’antica filiera dei grani integrali con fondi raccolti attraverso un crowdfunding su Facebook.


Tassinari, vivaisti da quasi 50 anni
«Cura nei dettagli e tecnologia: il segreto per conquistare i clienti»

Francesco Moroni
FORLÌ

«PIÙ DI 47 ANNI nell’orto di famiglia». La società agricola ‘Ortoggi vivai Tassinari’ nasce a Forlì nel 1971, quando Angelo Tassinari avviò la propria produzione di piantine da orto in una piccola serra, con l’aiuto di un amico e dei figli Loris e Roberto. È quest’ultimo a prendere in mano la società nel 2004, insieme alla moglie Loredana e alle figlie Laura e Roberta, che raccontano la propria esperienza.

Laura e Roberta, cosa significa portare avanti l’azienda di famiglia?

«Tanta passione per la terra e i suoi prodotti, tramandata attraverso tre generazioni. Facciamo questo lavoro da 47 anni e vogliamo cercare di offrire sempre le maggiori varietà di piantine da orto e non solol, tenendo in considerazione l’habitat, il clima, l’epoca di semina, le concimazioni e la raccolta scalare. È la qualità il nostro obiettivo principale».

Come si raggiunge il miglior prodotto possibile?

«Prestando sempre la massima attenzione e puntando su sistemi e macchinari all’avanguardia. Lavoriamo con semi ibridi F1 senza organismi geneticamente modificati (Ogm) forniti dalle migliori ditte sementiere, che vengono seminati con seminatrici, cubettatrici e trapiantatrici computerizzate, per ottenere piantine robuste e uniformi. Anche le innaffiature sono automatizzate con barre d’irrigazione, così come le serre che si aprono e chiudono automaticamente in base alla temperatura migliore».

Il lavoro degli operai è fondamentale?

«Senza dubbio. Non essendo una fabbrica, ma un’azienda di piccole dimensioni, il rapporto di fiducia è la prima cosa. Abbiamo circa una ventina di operai e sono quasi tutti stranieri, un po’ tutte le etnie. Qua ogni giorno si fa qualcosa di diverso e i nostri operai sono molto dediti al lavoro, alcuni di loro sono con noi da ormai 10-15 anni, tanto che con loro si è creato un rapporto familiare».

E per quello che riguarda le vendite?

«Consegniamo i nostri prodotti in Emilia e in Romagna, ma anche nelle Marche, Lombardia, Veneto ed Abruzzo. Produciamo sia piantine che il prodotto finito in sé, cioè il frutto già pronto da consegnare in cooperativa, e vendiamo piantine in pack ed in vaso all’ingrosso (negozi e agricoltori, ndr) e al dettaglio presso la nostra azienda».

Quali prodotti vanno per la maggiore?

««I più venduti all’ingrosso sono sicuramente lattughe, pomodori, peperoni, melanzane, zucchine e cetrioli, mentre al dettaglio vanno molto anche fiori e erbe aromatiche come prezzemolo e basilico».

C’è anche un comparto ‘bio’?

««Sì. Abbiamo puntato fin da subito sul biologico, già dagli anni ’80, capendone la valenza e l’importanza. Abbiamo ideato anche un logo diverso da quello tradizionale (Orto Verde Bio), affinché fosse ben riconoscibile».».

Un’offerta completa per un bacino di clienti ampio…

«Ci piace fornire un servizio di consulenza completa, seguendo e consigliando tutti i nostri clienti. Il canale migliore per allargare il bacino e mantenere forti i rapporti è sicuramente il ‘passaparola’: chi ci conosce la prima volta torna sempre. Vengono volentieri perché c’è comunicazione. All’ingrosso, poi, forniamo sempre carrelli, cataloghi illustrativi, brochure di nostra produzione e cerchiamo di soddisfare ogni acquirente in base alle proprie esigenze dando un servizio completo a 360 gradi, per mettere al centro i clienti e un prodotto di qualità».

Di | 2018-06-26T10:54:19+00:00 26/06/2018|Focus Agroalimentare|