IL COLOSSO REGGIANO

Coopservice allarga il suo business
«Un miliardo di fatturato nel 2020
e nuova società con Cpl Concordia»

Giuseppe Catapano

REGGIO EMILIA

È GIÀ UNA delle più grandi cooperative italiane di servizi integrati. Ma Coopservice, colosso reggiano da 19mila dipendenti e 800 milioni di euro di fatturato, guarda avanti con l’obiettivo di conquistare quote di mercato. Domani sarà presentato il nuovo piano strategico, con obiettivi ambiziosi. Il primo, numerico, dà la dimensione delle ambizioni del gruppo: il traguardo da superare è la quota di un miliardo di giro d’affari nel 2020. Tra i progetti, spicca la creazione di una nuova società con Cpl Concordia nel settore dell’energy e facilty management (manutenzione di edifici e impianti, ottimizzazione energetica): due realtà che si uniscono, entrambe emiliane, per essere ancora più protagoniste in Italia e all’estero.

È LA NUOVA FRONTIERA della cooperazione. Quella dei grandi numeri e delle grandi aziende, quella delle coop che controllano società di capitali come fa Coopservice, «ma senza mai perdere di vista le radici e la nostra vocazione» precisa il presidente del gruppo reggiano, Roberto Olivi. Il matrimonio con Cpl Concordia sarà celebrato entro la fine del 2018. «Il nostro obiettivo è far nascere una società con partecipazione paritetica – continua Olivi – in cui noi e Cpl saremo presenti al 50%. Stiamo mettendo in piedi il progetto, che ha richiesto e sta richiedendo un notevole lavoro, si tratta di un’operazione importante. Tutto nasce da un obiettivo comune: creare una società che si affermi nell’energy e facilty management diventando leader in un mercato dalle grandi opportunità». Una società che arrivi nel giro di qualche anno a fatturare 400 milioni di euro. Finora le mosse strategiche di Coopservice si sono rivelate vincenti. «L’acquisizione della società Gesta a fine 2014 – sottolinea Olivi – è stata una scelta giusta, ci ha consentito di diventare un player importante in un settore ad alto tasso tecnologico e di innovazione». Intanto, l’estero diventa sempre più strategico per il gruppo reggiano, che è costituito da società controllate e partecipate attive in diverse aree di business, dalle pulizie sanitarie, civili e industriali alla logistica, passando per vigilanza e lavoro in somministrazione, «settori rilevanti, sui quali si continuerà ad investire».

VALE per le singole aziende (un esempio è Servizi Italia, controllata quotata in Borsa che si occupa di pulizie sanitarie), ma anche complessivamente, come testimonia la nascita di Coopservice International. «Questa realtà – spiega Olivi – raggruppa le aziende controllate e partecipate all’estero, in Serbia, Croazia e Malta, che danno lavoro a 1.500 persone, con posizione di leadership nei rispettivi mercati. Controlliamo la più grande lavanderia industriale della Serbia, inaugurata di recente dal ministro dell’Economia». Il prossimo passo «sarà un’acquisizione in Spagna». Altri progetti riguardano il rapporto con l’Università, che diventerà sempre più stretto «per valorizzare competenze interne e potenziare la formazione professionale», e il welfare aziendale che sarà sviluppato ulteriormente: il piano è nato dopo un sondaggio sui bisogni dei soci, l’istituzione di un fondo di solidarietà è stata tra le azioni più significative. È Coopservice che pensa in grande. Più di quanto fatto finora.

 

Carta e tissue  Investimenti e impianti green, la via americana di Sofidel

LUCCA

INCASSATA LA GRATITUDINE dell’allora presidente Obama, che nel 2016 ne elogiò la propensione agli investimenti negli Usa, Sofidel, sesto gruppo mondiale e secondo europeo per produzione di tissue, prosegue la campagna americana. Il gruppo guidato da Luigi Lazzareschi, con cuore e testa nel distretto della carta lucchese, si appresta a completare lo stabilimento in Ohio, già parzialmente attivo, e ha posto in Oklahoma la prima pietra di un impianto integrato che comprende sia la fase di cartiera sia quella di trasformazione, che porta al prodotto finito, carta igienica e carta da cucina. Accade a Inola, a circa 50 km da Tulsa e si tratta, come quello in Ohio, di un impianto greenfield, ovvero costruito là dove c’era una prateria, senza conversione di stabilimenti esistenti. Sofidel, celebre sui mercati per il brand Regina, ha stabilimenti produttivi in 11 Paesi europei e in Turchia, ha da poco triplicato la capacità produttiva degli impianti di Bunel in Spagna e di Chiechanow in Polonia, ma sono gli Usa la frontiera verso la quale sono rivolti gli investimenti più ingenti. Dal 2012 ha rilevato e rilanciato impianti in Nevada, Florida e Wisconsin.

POI HA APERTO in Mississippi e trasferito in quartier generale americano a Philadelphia. Quindi, partecipando al programma Select Usa per l’incentivo agli investimenti stranieri, ha varato gli impianti in Ohio a Circleville, e Oklahoma, punti strategici per la distribuzione dei prodotti in tissue in varie zone degli States con investimenti che, nel secondo caso, raggiungono i 360 milioni di dollari entro il 2020. Lo stabilimento in Oklahoma combinerà l’attenzione per la sostenibilità all’innovazione tecnologica, assicurata dalla collaborazione con le aziende cartotecniche del distretto lucchese, a cominciare da Fabio Perini, che combinano soluzioni innovative al minor consumo di acqua ed energia e al recupero di materiali. In particolare Sofidel annuncia di aver ridotto del 20,6% (dal 2009 al 2017) le emissioni di anidride carbonica, di aver ridotto a 7,1% litri il consumo di acqua per kg di carta prodotta e di approvvigionarsi di cellulosa garantita da certificazioni forestali.

PROPRIO DAL TEMA cellulosa giunge una fonte di preoccupazione per l’intero settore. Da fine 2016 a oggi il costo è incrementato di quasi il40% per le fibre corte (eucalipto) e di oltre il 60% per le lunghe (abete), lievitazione provocata anche dal massiccio acquisto della sostanza che i cinesi hanno fatto dai produttori scandinavi e canadesi. L’aumento dei costi della materia prima rappresenta un capestro, in un settore dove si produce per il consumo di massa e i margini sono limitatissimi, anche a causa della stretta della grande distribuzione, che punta a decidere prezzi e quantità. Per limitare al massimo i costi industriali fra cui quelli di trasporto, il distretto lucchese ha scelto la via degli impianti all’estero. E in questo Sofidel, con la missione americana, rappresenta un’avanguardia mondiale.

Piero Ceccatelli

Di | 2018-05-14T13:14:03+00:00 23/04/2018|Imprese|