IL CENTRO DI COORDINAMENTO RAEE

Rifiuti elettrici, Italia maglia nera
«Guerra alle discariche abusive
Attenti a chi vi vuota la cantina»

Alessandro Farruggia
ROMA

RECUPERARE le apparecchiature elettriche ed elettroniche usate è buono per l’ambiente e buono per l’economia, oltre ad essere dal 2008 un obbligo di legge. Con circa 5 chili per abitante di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (in sigla RAEE) raccolti ogni anno, l’Italia rimane fanalino di coda in Europa, dove Francia, Regno Unito, Irlanda, Austria e Belgio si posizionano oltre gli 8kg e Svizzera e Norvegia arrivano a 15. Secondo i dati del Centro di Coordinamento RAEE nel 2017 sono state raccolte 382 mila 544 tonnellate (per il 77.8% rifiuti domestici) a fronte delle 935 mila tonnellate immesse (che diventano 2 milioni e 800 mila nel triennio). Siamo al 4,11% in meno rispetto al target europeo per il triennio 2016-2018 e lontanissimi da quello che entrerà in vigore dal 2019, fissato al 65%.

«CONSIDERANDO che la Comunità Europea ha fissato il target pari al 65% dell’immesso sul mercato per il 2019– spiega Giorgio Arienti, direttore generale di Ecodom e presidente del Centro di coordinamento RAEE – è importante che lo Stato italiano inizi a cercare attivamente i flussi di RAEE nascosti, gestiti al di fuori del controllo dei sistemi collettivi di raccolta. Sono necessarie attività investigative sui flussi illegali di RAEE, cui faccia seguito l’applicazione di sanzioni amministrative e penali commisurate all’entità sia dei profitti illeciti sia dei danni ambientali e sociali provocati». In Italia la raccolta avviene con due modalità. O tramite il sistema comuni/municipalizzate o attraverso i negozianti. Ma la legge non obbliga entrambi i canali a consegnare i RAEE ai consorzi, lasciando invece la possibilità di consegnarli a chiunque abbia una autorizzazione al trattamento di questo rifiuto. «Questo – osserva Arienti – ha aperto la strada a una serie di operatori che intercettano i RAEE e li trattano, diciamo, non a regola d’arte, potendo così fare prezzi concorrenziali, ma facendo poi letteralmente scomparire una parte dei RAEE raccolti. E poi ci sono gli operatori sommersi, che magari svuotano la cantina gratis e portano via il frigo o la lavatrice rotti, ai quali al massimo smontano il motore per poi gettare via in una discarica abusiva il resto. Anche per questo la percentuale italiana è bassa».

QUALCHE colpa, diciamolo francamente, ce l’hanno anche i consumatori. La raccolta resta inferiore alle medie europee anche perché una parte dei proprietari di apparecchiature elettriche ed elettroniche (spesso non consapevoli perché non adeguatamente informati, talvolta colpevolmente menefreghisti) non consegna i RAEE da smaltire e, soprattutto per i piccoli elettrodomestici e le piccole attrezzature elettroniche e li getta disinvoltamente
nell’indifferenziata. Serve quindi un giro di vite, servono più controlli, ma questo da solo non basta. «È anche indispensabile – conclude Arienti – che nel 2018 venga approvato il decreto sulla qualità del trattamento dei RAEE», che da solo scremerebbe dagli operatori meno professionali, e poi occorre che «l’iter di recepimento delle Direttive Comunitarie del pacchetto di Economia Circolare diventi l’occasione per semplificare e rendere più praticabile la normativa italiana sui rifiuti».

L’URGENZA è massima, anche perché dal 15 agosto 2018 entra in vigore il decreto 49 del 2014 che amplia grandemente i prodotti soggetti alla normativa RAEE – includendo una vasta tipologia di rifiuti, dalle bici elettriche ai cavi usb, alle carte di credito con microchip alle stufe a pellet, ai montascale – portandolo dalle attuali 900mila tonnellate ai circa due milioni. Se sarà gestito in maniera appropriata questa del decreto 49 (unita al target europeo che, dal 2019, sale al 65%) sarà una opportunità per ridurre l’inquinamento, recuperare materiali preziosi e aumentare l’occupazione (stime di operatori del settore parlano di almeno 13mila addetti in più nella filiera). Altrimenti, nonostante il buon lavoro dei consorzi, rimarremo fanalino di coda in Europa. E il Paese sarà meno pulito.

Università Summer school a Siena sullo sviluppo sostenibile

SIENA

UN’AGENDA per ripensare il mondo sulla strada da percorrere nell’arco dei prossimi 12-15 anni: «Agenda 2030» per lo Sviluppo Sostenibile è un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’Onu. La strada è quella della sostenibilità, economica, ambientale, sociale. E a Siena, presso il Santa Chiara Lab, struttura dell’Università degli Studi, spunta un corso estivo che invita a muovere i passi sulla strada verso Agenda 2030. Si svolgerà dal 10 al 21 settembre 2018 la ‘Siena Summer School on Sustainable Development’, due settimane di lezioni interamente in italiano.

LA SCUOLA è organizzata dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), in collaborazione con Fondazione Enel, Leonardo, la Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile (Rus), Sustainable Development Solutions Network Italia, Sustainable Development Solutions Network Mediterraneo ed il Centro Santa Chiara Lab dell’Università di Siena. Il taguardo è diffondere la conoscenza degli obiettivi di sviluppo sostenibile al fine di sensibilizzare comunità, imprese e singoli individui sui temi della sostenibilità: fanno parte di Agenda 2030 la lotta alla povertà, l’eliminazione della fame e il contrasto al cambiamento climatico, per citare solo alcuni punti su cui si gioca il futuro di questo mondo.

LA SUMMER SCHOOL, della durata di due settimane, si articolerà in lezioni teoriche, seminari e lavori di gruppo, con la partecipazione attiva sia di accademici sia di rappresentanti di istituzioni, imprese e organizzazioni internazionali: andando a formare personale di alta qualifica. Al termine del percorso formativo verrà creato un network di Alumni che, oltre a condividere le necessarie rigorose conoscenze alla base dello sviluppo sostenibile, costituisca il nucleo di una rete a sostegno dell’implementazione dell’Agenda 2030 che operi nel tempo, anche avvalendosi di metodologie didattiche e di relazione basate sui social media e altri strumenti digitali. Le iscrizioni si chiudono il 13 luglio prossimo.

Di | 2018-06-26T12:42:19+00:00 26/06/2018|Dossier Sostenibilità|