IL BUSINESS SACCARIFERO

Coprob lancia la bieticoltura 4.0
«Sinergie coi brand e raccolti bio:
vinciamo la sfida dello zucchero»

Paola Benedetta Manca
BOLOGNA

LA SOLIDARIETÀ. La mutualità. Il rispetto dell’ambiente. L’eliminazione degli sprechi. Ma anche l’innovazione e la tecnologia. Sono i principi alla base del core business di Coprob, la cooperativa leader del settore bieticolo saccarifero italiano che produce il marchio ‘Italia Zuccheri’, il primo zucchero al 100% italiano. Coprob riunisce oltre 7.000 aziende bieticole. All’orizzonte, per il gruppo, c’è una grande rivoluzione tecnologica e l’abbraccio con il mondo del bio. «Stiamo mettendo in campo un progetto molto ambizioso di sistema agricolo – anticipa il presidente della cooperativa, Claudio Gallerani –, perché insieme alle 7.000 imprese e ai 5.500 soci di Coprob c’è tutto il mondo della tecnica che, al nostro fianco, sta sviluppando una nuova bieticoltura che abbiamo chiamato ‘bieticoltura 4.0 di precisione’ e che sarà sia convenzionale che bio».

Presidente, in cosa consisterà questa rivoluzione della bieticoltura?

«È un momento, dal punto di vista bieticolo, di grande entusiasmo per la forte innovazione che sta avvenendo, grazie alle nuove tecnologie e soprattutto al bio».

Il bio sarà la vostra nuova vocazione?

«Stiamo puntando tantissimo sullo zucchero bio, da quest’anno abbiamo 140 ettari di coltivazione in prova e, dai primi campioni, è evidente che i risultati sono eccezionali. L’appuntamento per il raccolto è il 31 luglio, siamo già pronti a vedere concretamente i dati. È una prova su larga scala per lanciare poi il prodotto industriale vero e proprio nel 2019, un anno che sarà decisivo».

Cosa succederà nel 2019?

«Dal primo gennaio ci sarà un impianto industriale completamente dedicato alla produzione bio. È quello che ci chiedono il mercato e le imprese agricole. In più, nel 2019, il nostro nuovo zucchero ‘Nostrano’ sarà lanciato sul mercato. È uno zucchero grezzo di bietola, il primo al mondo».

Qual è il vostro obiettivo futuro?

«Mediamente coltiviamo trentamila ettari e produciamo 280mila tonnellate di zucchero. Vogliamo puntare a produrne 300mila. Un traguardo raggiungibile grazie all’aumento della produttività della barbabietola, dovuto anche alle nuove conoscenze, ai nuovi mezzi che abbiamo a disposizione e che stanno veramente portando forza e innovazione nel settore. La sfida maggiore è rappresentata dalla la ‘precision farming’, l’agricoltura di precisione, quindi sempre più mirata, di maggiore qualità e tracciabilità del prodotto ».

Quanto contano i sodalizi tra realtà produttive, nel vostro campo?

«L’unione delle forze è fondamentale. Oggi l’agricoltura e la nostra bieticoltura si muovono sempre più in sintonia con il sistema agro-alimentare. Noi, ad esempio, stiamo lavorando in partnership con Bonifiche ferarresi che è il referente della precision farming e con il mondo dei consorzi agrari, molto interessati allo sviluppo del bio. Però stiamo colaborando anche con l’ultima parte della catena, quella dell’agroalimentare italiano. Ad esempio con Ferrero e Barilla, perchè facciamo un’agricoltura di sistema».

In cosa consiste la sinergia con Barilla?

«La barbabietola non può essere coltivata tutti gli anni, ma ogni quattro. Mettendo a coltura il grano duro dopo la barbabietola, abbiamo scoperto che otteniamo un prodotto di grande qualità che Barilla ha testato nei suoi laboratori. Inoltre ha un minor impatto ambientale, perchè servono meno concimi e fertilizzanti ».

Quanto è importante preservare l’ambiente e ridurre gli sprechi?

«Per noi tantissimo. Per questo motivo stiamo lavorando anche alla valorizzazione dei sottoprodotti, perché la barbabietola è un po’ come il maiale: non si butta via niente. Per cui, anche la polpa esausta, ad esempio, una volta che è stato estratto lo zucchero viene utilizzata come base per i mangimi. E può essere utilizzata anche per le bioenergie e la produzione di boimetano. In questo modo si mette in campo un’economia circolare che parte dal campo e ritorna al campo, come sostanza organica. Si chiude un ciclo: è fondamentale nell’agricoltura moderna».

Qual è la mission irrinunciabile della vostra attività?

«Quella di portare i prodotti dal campo alle tavole degli italiani. È la chiave delle cosiddette filiere orizzontali che mettono insieme tutti gli attori. Per questo stiamo lavorando con la grande distribuzione: abbiamo già collaborazioni importanti con Coop Italia, Conad ed Esselunga. Questo è fondamentale per la valorizzazione delle economie del territorio, nell’ottica di garantire al consumatore un prodotto di qualità e a prezzo equo».

Biogas Gli scarti di produzione alimentano il progetto Stella

BOLOGNA

PRODUCE più di metà dello zucchero italiano, ben 284mila tonnellate di ‘oro bianco’, riunisce 5.700 soci e 1.300 conferenti, concentrati soprattutto tra Emilia-Romagna e Veneto, e ha un utile netto di circa 3 milioni di euro. Sono numeri di tutto rispetto, quelli di Coprob, la più grande cooperativa di bieticoltori italiana, fondata nel 1962 da uno dei padri del movimento cooperativo: il senatore Giovanni Bersani. Il grande salto nel 2003, con la nascita del marchio Italia Zuccheri, il primo in Italia a essere certificato 100% italiano.

MENO di un anno fa, invece, l’ultimo nato: ‘Nostrano’, il primo zucchero grezzo italiano ricavato dalla barbabietola e non, come da tradizione, dalla canna. Oggi Coprob è una cooperativa leader del settore bieticolo saccarifero italiano, con i suoi due zuccherifici di Minerbio (Bologna) e Pontelongo (Padova).

HA 270 DIPENDENTI, 300 stagionali e 800 aziende clienti. Per restare all’avanguardia, Coprob non lesina investimenti: oltre 7,5 milioni di euro, che hanno riguardato, in particolare, l’acquisto di impianti e macchinari. Per quanto riguarda la diversificazione, Coprob ha avviato il ‘Progetto Stella’, con cui ha realizzato alcuni impianti per la produzione di biogas alimentati dagli scarti della produzione.

Di | 2018-07-23T14:17:17+00:00 23/07/2018|Focus Agroalimentare|