Orogel, il tesoro viene dal freddo
«Il segreto del successo?
L’innovazione servita a tavola»

Elide Giordani

CESENA

LA VIVACITÀ innovativa di Orogel, la grande azienda dei surgelati con sede centrale a Cesena, sembra non avere fine. E quando si parla di cibo l’innovazione sorprende felicemente. Chi non gusterebbe, ad esempio, un sanissimo brodo vegetale in gocciole surgelate o un singolare cous cous di cavolfiore? Se non fosse la gola a muovere l’interesse per questi cibi, pronti o semipronti, che mettono in cima la salute, sarebbe di certo la curiosità. «Il nostro brodo in gocce surgelate – spiega l’amministratore delegato di Orogel, Bruno Piraccini – è una novità assoluta per il mercato, si tratta di un prodotto composto all’80% di verdure e di un 20% di acqua. Confezionato in buste da 200 grammi, dà la possibilità di ottenere diversi litri di brodo vegetale della concentrazione che ognuno desidera. Ma è un prodotto assai versatile poiché la sua concentrazione, ma anche la sua preparazione in gocce, consente di insaporire risotti, paste, arrosti o tutto ciò che la fantasia culinaria può stimolare». E se la gioca alla grande nella competizione con altri tipi di brodo, quelli in tetrapak, quelli granulari o i classici dadi che, com’è noto, contengono sostanze come il sale e il glutammato (più addensanti, coloranti, aromi) che non sempre vanno d’accordo con una sana alimentazione. «Virtù di brodo» è in distribuzione nella Gdo.

VIENE INVECE dagli Stati Uniti – ma non è sconosciuto alla cucina italiana che asseconda vegetariani e vegani o semplicemente consumatori che vogliono imbandire la tavola di vegetali – lo stimolo alla produzione del cosiddetto cous cous di cavolfiore, le cui cimette, debitamente lavorate e surgelate, hanno la stessa consistenza granulosa del celeberrimo piatto nord africano che molte cucine di altre latitudini hanno adottato con entusiasmo. «Un grande distributore americano che consegna i nostri prodotti alle attività di ristorazione ispirate alla cucina italiana, ce ne ha chiesti mille quintali – racconta Piraccini –. Noi lavoriamo circa 60mila quintali di cavolfiore l’anno e non ci è stato difficile accontentarlo». È possibile che questo prodotto venga diffuso anche sul mercato italiano, anche se Orogel produce anche il cous cous tradizionale con aggiunta di verdure. I prodotti che la società cesenate mette sul mercato sono decine e ad alto contenuto innovativo. Dietro a tutto questo c’è un’azienda in continua progressione che nasce da una storica cooperativa e si avvale quasi esclusivamente del prodotto conferito dai propri soci: negli ultimi 8 anni, Orogel ha registrato un balzo del 32%. «Nel 2016 – evidenzia Piraccini – siamo cresciuti del 10%. Un avanzamento che si conferma anche quest’anno sulla medesima percentuale». Che significa un fatturato di 235 milioni di euro solo per i surgelati vegetali e un milione e 60mila quintali di prodotto lavorato.

NUMERI MONSTRE che si vedono anche nell’espansione degli stabilimenti di Cesena, ormai arrivati a occupare quasi un intero quartiere. L’ultima realizzazione dell’azienda, dove la tecnologia ha raggiunto livelli che richiamano l’attenzione di tutto il mondo, è un nuovo magazzino automatico con una capacità di oltre 300mila quintali di prodotti surgelati. Si tratta di una torre alta 30 metri con 8mila metri quadri di superficie. «Ma non ci fermiamo qui – annuncia l’ad di Orogel –: non lontano dal magazzino automatico stiamo costruendo tre capannoni, per un totale di 23mila metri, che saranno destinati interamente al confezionamento. Oggi questa funzione è svolta all’interno dell’area produttiva. In tal modo daremo maggiore spazio alla produzione. Tutto il ciclo, dalla produzione, al confezionamento, alla logistica, è interamente meccanizzato».


Roncadin Il re delle pizze surgelate risorge dal rogo

PORDENONE

SONO BASTATE 72 ore. Le fiamme che all’alba del 22 settembre scorso hanno devastato lo stabilimento della Roncadin di Meduno (Pordenone), leader mondiale delle pizze surgelate, causando danni per 50 milioni di euro, non hanno messo in ginocchio l’imprenditore friulano Dario Roncadin e i suoi lavoratori. Martedì 26, quindi dopo soli tre giorni dall’incendio che ha danneggiato quattro delle sei linee di cui è composta, la fabbrica aveva già iniziato a produrre: sono uscite 238mila pizze margherita. Lo stabilimento interessato dal rogo misura 22mila metri quadrati ed è in grado di sfornare a pieno regime circa 500mila pizze surgelate al giorno. «Lavoreremo sette giorni su sette, 24 ore su 24, per poter garantire la produzione richiesta dai clienti», spiegava Roncadin. Nell’accordo raggiunto con l’Unione industriali e i sindacati sulla cassa integrazione, è stato individuato un modello di turni in grado di assicurare la produzione a ciclo continuo, quindi anche di notte.

MA PER TORNARE ai ritmi di lavoro abituali e sostenere l’attività nel lungo periodo, l’azienda non solo dovrà ripartire ma aumentare la propria capacità produttiva: è stata annunciata la realizzazione di due nuove linee entro il 2019, per un investimento a medio-lungo termine di circa 35 milioni di euro.

NATA NEL 1992 con l’obiettivo di produrre pizza italiana destinata alla grande distribuzione nazionale e internazionale, la Roncadin dà lavoro a oltre 500 persone, con un fatturato che, nel 2016, è stato di 97 milioni di euro e una produzione che ha raggiunto quota 82 milioni di pezzi fra pizze e snack, realizzate con un metodo brevettato e con l’impiego del 100% di energia sostenibile.