IL BUSINESS IN VALIGIA

Il viaggio si organizza con una app
Sos Travel, scommessa a Piazza Affari

MILANO

UNA RETE di 160 punti vendita, presidi in 52 aeroporti internazionali, 5 milioni di clienti raggiunti e 600 collaboratori in tutto il mondo. Il business di Safe Bag? L’avvolgimento dei bagagli con protezioni prima degli imbarchi, ma non solo: tracciabilità, rimborso in caso di smarrimento o danno, prodotti e accessori da viaggio. E ancora: oltre 20 anni di esperienza nei servizi legati ai viaggi aerei, fatturato in crescita del 10% nell’ultimo anno e un piano forsennato di acquisizioni di società concorrenti che pare non fermarsi. Ecco le basi da cui nasce la prima app quotata in Italia. SosTravel. com è uno spin-off di Safe Bag, è nata 10 mesi fa ed è stata quotata sul mercato Aim il 1 agosto. Il fondatore di Safe Bag, Rudolph Gentile, ha lasciato le deleghe operative per dedicarsi alla controllata SosTravel. com con le cariche di presidente e Ad.

DA UN BUSINESS RETAIL classico fatto di punti vendita e addetti a disposizione del cliente ad uno squisitamente digitale. Serve una premessa: se Safe Bag può raggiungere il 2% dei viaggiatori degli aeroporti, quelli che non vogliono correre il rischio di trovare graffi o danni sulla loro valigia quando sono atterrati, il bacino potenziale dell’app Sos Travel (sarà resa disponibile entro il 30 settembre) non ha limiti. Sì, perché aggrega servizi a supporto dei viaggiatori come info voli, check-in, vip lounge, noleggio auto, parking, avoid line, assistenza al bagaglio (lost&- found), pacchetti assicurativi a copertura del viaggiatore e del bagaglio, info trasferimenti aeroportuali e verso le destinazioni finali di viaggio.

UN SOLO INTERLOCUTORE per tanti servizi per emergere in un mercato molto frammentato: questo è il concetto. Per intercettare più passeggeri possibile tra i 174 milioni transitati solo in Italia nel 2017 (+6% sull’anno precedente, secondo l’Enac) Sos Travel investirà i soldi incassati dalla quotazione per lo sviluppo tecnologico con un occhio, però, ad accordi con altre società e alle acquisizioni. Il primo target saranno le società di vendita dei biglietti: l’idea di fondo del progetto è che i passeggeri privilegeranno servizi integrati capaci di rispondere a tutte le esigenze, che si parli di treni, aerei o di un bagaglio perso. Ma perché quotarsi? Per ottenere autorevolezza, visibilità e la possibilità di disporre di risorse senza chiedere agli azionisti di rinunciare ai propri dividendi. La startup dividerà gli uffici tra Gallarate e Miami, in Florida, e farà leva proprio sullo zoccolo duro di clienti di Safe Bag. Clienti conquistati in 20 anni di attività, con una crescita molto sostenuta negli ultimi esercizi per l’azienda nata nel 1997, quando Rudolph Gentile lascia Air Europe, compagnia aerea fondata sempre a Gallarate dal padre Giuseppe, e dà vita a Safe Bag.

DOPO UNA PRIMA FASE di conquista di nuovi spazi di mercato con le aperture nei principali aeroporti europei, l’azienda si lancia alla conquista degli scali di tutto il mondo seguendo due leve: le acquisizioni di società già presenti e la partecipazione a bandi internazionali per la gestione di servizi. La marcia in più? Puntare su un servizio più strutturato e completo rispetto al semplice avvolgimento dei bagagli. Così, arrivano negli ultimi mesi sostanziose operazioni di acquisizione per incorporare alcuni concorrenti. A giugno è stata conclusa l’acquisizione di Pack&- Fly, il principale operatore in Russia presente in 24 aeroporti con circa 60 punti vendita. Il mese dopo sono arrivati altri due importanti contratti: il primo, di 7 anni, con l’aeroporto di Rio de Janeiro e il secondo, di 5 anni, per quello di Cebu- Mactan, nelle Filippine, tramite la controllata Pack&Fly Group Ou e un altro di 3 anni per lo scalo di Vladivostok, in Russia. Sempre a luglio, la società acquisisce il 60% di Care4Bag, l’operatore greco di riferimento per il servizio di protezione bagagli. Le acquisizioni, però, non sono finite: il management di Safe Bag sta valutando altre operazioni con due aree da tenere d’occhio: Sud America e Asia.

Cosimo Firenzani

IL DENARO NON DORME MAI
NON SPRECARE IL BUONO DEL 2017

OGNI ANNO, da decenni, Mediobanca fa un lavoro meraviglioso. Prende i bilanci di qualche migliaio di aziende, li rimette a posto (uniformandoli) e somma i dati: alla fine ne esce una sorta di super-azienda italiana, utile per capire che cosa sta accadendo nel mondo delle imprese. Nell’edizione di quest’anno, che considera ovviamente i bilanci del 2017, si apprende che il bilancio complessivo delle 2.075 aziende che fanno parte del campione ha conosciuto una crescita del fatturato del 5,8%. Primo anno di crescita dopo quattro anni di continua flessione dal 2013 in avanti. E fin qui tutto bene. Ma le note dolenti arrivano quasi subito. Se il fatturato appare in crescita, quindi c’è una certa espansione, la stessa cosa non si può dire di due altri elementi: i margini industriali sono ancora inferiori dell’11,6% rispetto al 2008 e l’occupazione è sotto del 3,7%, sempre rispetto a prima dell’inizio della grande crisi.

COMUNQUE, a Mediobanca piace guardare il bicchiere mezzo pieno e quindi come titolo del rapporto ha scelto: ‘Quel 2017 da non sprecare…’. Difficile non essere d’accordo. Purtroppo, sembra che le cose stiano andando diversamente. Di fronte a questi dati (le aziende fatturano e vendono anche all’estero, ma non guadagnano) sarebbe stato ovvio vedere misure di sostegno dei costi aziendali, ad esempio abbassando il cuneo fiscale sul lavoro. Se le imprese non fanno utili, possono andare avanti per un po’, bruciando riserve e capitale, ma arriva il momento in cui alzano bandiera bianca e lasciano il campo (e i dipendenti). Invece quello a cui si assiste è un aggravamento dei costi aziendali, soprattutto sul fronte del lavoro. Difficile capire il senso di queste operazioni. In termini ancora più chiari. Abbiamo un sistema industriale che finalmente, dopo quattro anni di sconfitte, è ripartito e che gioca con difficoltà perché sulle sue spalle gravano troppi pesi. Dargli una spinta in avanti sarebbe stato solo buon senso. Invece, sta accadendo il contrario. Basta vedere le proteste degli industriali veneti e lombardi, cioè di due regioni-chiave del nostro sviluppo per capirlo. Mediobanca con il suo rapporto annuale non fa politica, in quelle pagine non troverete una sola parola, solo numeri e bilanci, rigorosamente classificati. L’unica licenza che i ricercatori si sono presi sta nelle due righe del titolo: non sprecate il 2017. Invece, lo si sta sprecando.

Di |2018-10-02T09:24:20+00:0013/08/2018|Primo piano|