IL BUSINESS DELLE STELLETTE

Dai giubbotti alle razioni K
gli affari delle Forze Armate
«I brand militari sul mercato
valgono milioni di euro»

Fabrizio Morviducci

FIRENZE

GLI ESPERTI di moda sanno che a inventare il casual sono stati i soldati americani. Dal dopoguerra in avanti le loro giacche, i pantaloni con la tasche laterali, hanno segnato un’epoca. Uniformi dismesse, vendute negli stock del vintage, sono diventate un simbolo, un capo iconico da indossare. Dal vintage alla nascita di un vero e proprio comparto economico del settore, il passo è stato breve. Perché i brand militari, i valori che i marchi trasmettono, rappresentano un vero patrimonio. Gli americani restano ‘maestri del settore’, ma anche le nostre forze armate sono all’avanguardia. Tanto che hanno costituito una società, Difesa Servizi spa, partecipata al 100% dal ministero della Difesa per la gestione economica di beni e servizi derivanti dalle attività istituzionali del comparto, non direttamente correlate alle attività operative delle Forze armate. Una galassia di attività, alcune note, altre da conoscere. Ne parla la presidente del cda di Difesa Servizi, Giovanna Romeo.

Qual è la capacità di attrazione dei brand delle Forze Armate e da quanti anni vengono concessi ai privati per la realizzazione dei capi d’abbigliamento?

«Le Forze armate – risponde la Romeo – sono garanzia di difesa e sicurezza. Di conseguenza anche i brand militari riscuotono un grande apprezzamento dai cittadini. Sono sul mercato da ormai più di un decennio: oggettistica, abbigliamento, food, giocattoli, orologeria, modellismo, editoria. Il primo a diventare un brand commerciale è stato quello dell’Aeronautica Militare nel 2004, seguito da quello della Marina Militare nel 2006 e dall’Esercito nel 2007. Oltre il 50% del fatturato (4 milioni nel 2016 ndr) riguardante la gestione economica dei brand deriva dall’abbigliamento. Dal 2011, l’anno di avvio delle società, sono stati resi disponibili alle forze armate oltre 65 milioni di euro».

Qual è il contributo di Difesa Servizi spa alla promozione della conoscibilità delle forze armate tra i cittadini e allo sviluppo delle industrie italiane del settore nel mondo?

«Le Forze armate, compresa l’Arma dei Carabinieri, hanno l’uso esclusivo delle proprie denominazioni, di stemmi ed emblemi. Noi favoriamo la valorizzazione e la gestione economica ai fini commerciali attraverso la concessione a titolo oneroso, con licenze d’uso, nelle diverse classi merceologiche. La gestione economica dei marchi da parte di Difesa Servizi S.p.A. segna un cambio di marcia rispetto al passato e permette di recuperare risorse integrative preziose».

Con il lancio del Cioccolato Militare si va a riscoprire uno dei pezzi di storia delle forze armate, almeno nell’immaginario collettivo. Quali sono oltre a questo i progetti futuri sempre in questo senso?

«La commercializzazione di prodotti come il Cioccolato Militare rientra chiaramente nell’attività di valorizzazione dei brand delle forze armate; è solo l’ultima in termini di arrivo sul mercato ma certamente non l’unica. Infatti, è giunta alla fase finale la procedura lanciata lo scorso giugno a Pitti Immagine Uomo per la concessione del brand commerciale dell’Esercito. Inoltre, negli ultimi mesi, in occasione di alcune manifestazioni podistiche, personale dell’Arma dei Carabinieri ha indossato un equipaggiamento tecnico in edizione limitata “Arma 1814”. Il nuovo brand richiama alla plurisecolare storia dei Carabinieri con l’abbinamento della parola Arma, di una fiamma stilizzata e dell’anno di fondazione della Benemerita, 1814. Questo marchio commerciale riconducibile all’Arma dei Carabinieri in un primo momento è stato proposto solo al personale dell’Arma e, in futuro, sarà proposto su capi di abbigliamento sportivo».

I BRAND MILITARI rappresentano un mezzo eccezionale per veicolare i valori che animano i militari delle nostre Forze Armate. E le verifiche prima della concessione dei marchi sono davvero rigorose. Ma la moda non è solo l’unico asset per Difesa Servizi spa, che è artefice anche di una svolta ‘green’: ossia la concessione di immobili militari per l’installazione di impianti fotovoltaici (per una potenza complessiva di circa 70 MW, che interessano 415 mila metri quadri di coperture su edifici e circa 940 mila metri quadri di terreni) che frutta circa 2,7 milioni annui. L’ultima frontiera sempre sulla valorizzazione degli immobili è il progetto Valore Paese che a partire dal 2015 ha permesso di affidare le ex residenze dei faristi ai privati per la riqualificazione e l’avvio di attività turistico-ricettive. È, invece, in corso la gara per l’assegnazione a privati della caserma Miraglia sull’Isola delle Vignole nel comune di Venezia: una struttura eccezionale, un gioiello della laguna e del patrimonio militare, che si estende su un’area pari a quella di 28 campi da calcio, a 10 minuti dal canale della Giudecca e 15 da Murano.

 

Di |2018-10-02T09:24:41+00:0006/03/2018|Primo piano|