IL BUSINESS DEL FREDDO

Orogel congela il made in Italy
«Le verdure dei nostri campi
sulla tavola delle famiglie»

Alessandro Notaricola
CESENA

IN ITALIA LA MERAVIGLIA è ovunque, ma potremmo dire che una componente considerevole nel mondo dell’impresa e del cooperativismo affonda le radici a Cesena. Si tratta di Orogel, azienda leader nel settore dei surgelati che ha chiuso il 2017 con un fatturato aggregato pari a 685.100.000 di euro, in crescita dell’8%, e che nel primo semestre del 2018 ha registrato numeri sicuramente soddisfacenti. Innovazione, eccellenza made in Italy e solidarietà: sono questi i pilastri su cui si regge il gruppo, che conta oltre 12.300 ettari di superficie coltivata tra Romagna, Marche, Veneto e Basilicata, e circa 1.517 soci che coltivano con sistemi di produzione integrata e biologica. «In questi ultimi giorni, alla produzione abbiamo affiancato il welfare. Con l’avvio del nuovo anno scolastico – spiega Bruno Piraccini, amministratore delegato di Orogel – abbiamo aperto un doposcuola per i figli dei nostri dipendenti ». Un elemento che svela la forza di quella prima cooperativa nata il 1 giugno 1967 da undici fondatori, tra loro lo stesso Piraccini, appena 22enne.

Avrebbe mai immaginato che Orogel sarebbe diventato una bandiera del made in Italy nel mondo?

«Non potevo immaginarlo, ma ce l’abbiamo messa tutta per garantire alta qualità, tracciabilità dei prodotti, benessere dei nostri consumatori, soci e dipendenti. Siamo primi in Italia come produttore di verdure surgelate. Un risultato dovuto alla scelta di lavorare esclusivamente prodotto italiano, senza ricorrere a importazioni dall’estero. Abbiamo per soci solo agricoltori italiani».

Perché investire nei surgelati?

«A 22 anni avevo progettato di creare innovazione nel settore dell’ortofrutta, pensando di ‘sfuggire’ alle caratteristiche del prodotto fresco. I viaggi spaziali avevano messo in evidenza che gli astronauti si cibavano di prodotti liofilizzati. Ho cominciato a studiare le iniziative che si occupavano di questi prodotti, approntando un progetto per creare un impianto di liofilizzazione. Da qui ci siamo via via resi conto che conveniva approfondire il settore del surgelato. Ed è la vera rivoluzione: produrre in agricoltura per surgelare i prodotti della terra».

Che in realtà sono salutari, è così?

«Sono prodotti freschi a lungo. Spesso viene sottovalutato il fatto che il surgelato abbia più sostanze nutrienti di un prodotto fresco. A questo si aggiunge l’aspetto sostenibile: il consumatore può usare la parte del prodotto che gli serve, il resto lo ripone in frigo. Non ci sono scarti, non si spreca acqua».

Proprio ai surgelati avete pensato investendo 180 milioni di euro nell’innovazione. Di che cosa si tratta?

«Della cella frigorifera automatica intelligente più grande d’Europa. Si tratta di un progetto strategico iniziato nel 2016. Adesso è in atto il perfezionamento degli impianti tecnologici interni. La prossima estate sarà operativa».

Come funzionerà questa novità?

«Si tratta di un magazzino automatico impiegato per l’invio delle merci e di una grande macchina che alimenterà i reparti di confezionamento. Alla struttura presente, ne saranno aggiunte altre, più piccole, che fungeranno da magazzini di confezionamento».

All’innovazione si aggiunge la solidarietà?

«La Romagna è una terra che fa rete. La realtà di ‘Romagna solidale’, nata da Orogel, lo conferma con le oltre 70 aziende che vi hanno aderito. Mercato e solidarietà vanno di pari passo. Per tale ragione consideriamo le risorse umane interne importantissime. Per loro abbiamo pensato a buoni spesa annuali, buoni spesa per gli acquisti scolastici (per i dipendenti che hanno figli) e a un doposcuola creato in prossimità dell’azienda che avvicina i figli ai genitori».

Infine, il Cesena Fc. È contento?

«Ci siamo dati da fare per ripartire da zero. Un nucleo di aziende, presto saranno 30, è intervenuto in nome di quello spirito di coesione tipico. C’è però la modestia di fare un passo alla volta per ottenere risultati con impegno e con risorse che non vanno sottratte all’economia ma che sono prodotte da essa. Si faranno buone cose e la città riconosce questo valore aggiunto ».

Tendenze Al supermercato, il pesce sotto zero piace sempre di più

MILANO

SPAZIO SEMPRE più ampio al ruolo dei prodotti surgelati nel consumo di pesce. Lo dice anche il Rapporto FAO ‘The State of World Fisheries and Acquaculture’, che calcola in 25,1 chili annui a testa la quantità di specialità ittiche consumata in Europa nel 2017. In Italia il consumo è a 28,4 chili a testa (+2% sull’anno precedente), valore che pone il nostro Paese al sesto posto nella classifica europea dopo Portogallo (55,9 chili), Spagna (45,2), Francia (33,9), Lussemburgo (32) e Malta (31,5). Proprio in Italia, come evidenziato dal Rapporto IIAS (l’associazione delle imprese del settore), l’impennata dei prodotti ittici surgelati ha registrato un +5% per un totale di 113.400 tonnellate consumate, valore che fa di questi prodotti la terza categoria merceologica di alimenti surgelati più diffusa in Italia in volume, dopo vegetali e patate, prima di pizze e piatti ricettati. Il pesce surgelato, insomma, è sempre più trendy poiché il consumatore apprezza sempre più la qualità e il servizio racchiusi nella loro offerta.

GRAZIE ALL’USO di un mezzo refrigerante, infatti, l’alimento viene portato in pochi minuti a temperature bassissime (mai superiori ai -18 °C, ma si possono raggiungere picchi fino a -80 °C). Raggiunta la temperatura prevista, grazie alla catena del freddo, la temperatura rimane invariata anche nelle fasi di immagazzinaggio, trasporto e vendita al dettaglio. Surgelare il pesce è diverso dal congelarlo: la differenza sta nella velocità (molto maggiore) con cui vengono raggiunti i -18° C. Per questo, il pesce surgelato – spiega l’IIAS – ha le stesse proprietà nutrizionali di quello fresco.

Di |2018-10-01T13:56:05+00:0001/10/2018|Focus Agroalimentare|