IL BUSINESS DEI VIAGGI A BASSO COSTO

Flixbus e i suoi fratelli
In Europa a passo di pullman
«Prezzi stracciati e wifi»
Ma servono più autostazioni

Francesco Gerardi
MILANO

DA QUALCHE anno in tutta Europa è esploso il mercato delle compagnie low cost di autobus che collegano regolarmente le città a pochi euro. Un modo di viaggiare che non era certo nuovo, si dirà, specialmente in alcune nazioni del continente. Vero. Ma è indubbio che questo tipo di servizio sia riuscito nell’impresa di svecchiarsi, riproponendosi massicciamente e con un volto completamente cambiato e più attraente rispetto al passato, grazie alle nuove tecnologie digitali, a prezzi estremamente competitivi, a nuovi standard di comodità e sicurezza nelle dotazioni di bordo e all’ampliamento delle rete di collegamenti.

TANTO CHE VIAGGIARE per l’Europa in bus adesso fa tendenza tra i giovani come alternativa all’aereo e al treno, e quasi sempre è più conveniente. Il rapporto di Traspol – laboratorio del Politecnico che si occupa del settore dei trasporti e delle infrastrutture – sui dati 2017 raccolti da CheckMyBus, il motore di ricerca internazionale per gli autobus, mostra una complessiva tendenza all’aumento del prezzo medio ‘pesato’ al chilometro (da 0,038 a 0,058 euro), segno della crescita della domanda e della fine della fase commerciale più aggressiva. I prezzi scendono con la distanza fino a circa 800 chilometri. In Italia tra le rotte più cercate sono più brevi: la Torino-Milano e la Firenze-Bologna, in diretta competizione con i servizi ferroviari e la Torino-Bergamo, sostenuta dalla domanda aeroportuale di Orio al Serio. «Le precondizioni di questo successo sono l’evoluzione della normativa, con la piena liberalizzazione del quadro regolatorio su scala europea, e le nuove tecnologie, che hanno reso possibile un modello organizzativo veloce e dinamico, con prenotazioni online, eccetera», spiega il professor Oliviero Baccelli, direttore del centro di ricerca sui trasporti della Bocconi.

IN SOSTANZA il vecchio torpedone è risorto nell’epoca dei voli low cost. Come? Iniettando nelle imprese tradizionali di trasporti la nuova linfa delle startup tech e delle piattaforme di e-commerce, e offrendo wifi gratuito, porte usb, schermi incorporati, bevande e piattaforme multimediali. La tedesca Flixbus ne è l’esempio più recente e paradigmatico, ma ce ne sono molte altre, grandi e piccole, antiche e nuove. Come la rete Eurolines, che ha sede in Belgio e opera in Italia con i marchi Baltour e Sena, nel Regno Unito con National Express e in Francia con Veolia. O la britannica Megabus, che si è aperta un sentiero nella giungla del mercato continentale a colpi di machete con biglietti da 1 euro. Ola ceca Student Agency e la polacca Polsky Bus. In Italia anche gli operatori storici, come Marinobus, sono stati costretti a cambiare pelle per restare competitivi e il nuovo modello di business non è passato inosservato nemmeno al Gruppo Ferrovie dello Stato, che dopo aver fiutato l’aria qualche anno fa ha fondato Busitalia.

«IL MERCATO – prosegue Baccelli – rispetto a quello ferroviario è ancora marginale, in modo particolare in Italia, dove giocano a sfavore la conformazione geografica e la concorrenza tra modalità di trasporto legato a una politica generale di mantenimento di forme di sussidio statale a servizi di tipo intercity ferroviario, mentre i bus non sono sovvenzionati. In più – continua l’esperto – da noi c’è un problema infrastrutturale legato alle autostazioni, su cui pochissime città, come ad esempio Bologna, hanno investito, e che sono relegate in periferia, penalizzando domanda e qualità del servizio. A Firenze, ad esempio, non è permesso ai bus a lunga percorrenza di entrare in centro in orari diurni»

Di | 2018-06-05T15:03:56+00:00 05/06/2018|Primo piano|