IL BUSINESS DEI TRASPORTI

Battisti, Ferrovie è un investimento
«Pronti a intervenire su Alitalia
L’alta velocità? È da export»

Dall’inviato
buy hoodia in australia Alessia Gozzi
CERNOBBIO (Como)

«NON TEMO lo spread, l’Italia ha margini per crescere». Gianfranco Battisti, neo amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, è una delle prime nomine targate M5s-Lega ai vertici delle partecipate pubbliche. Una carriera ventennale in Ferrovie, prima di prendere il posto di Mazzoncini dopo il cambio al vertice imposto dal nuovo governo giallo- verde. è stato amministratore delegato di Fs Sistemi Urbani, la società del gruppo che promuove e realizza i progetti di valorizzazione nelle grandi città. Grande conoscitore della macchina ferroviaria, è colui che lanciò il servizio dell’Alta velocità nel 2009, quando era direttore della divisione Passeggeri di Trenitalia. Non solo, è anche presidente di Federturismo, la federazione confindustriale che racchiude l’intera filiera degli operatori del turismo.

DALLA TERRAZZA di Villa d’Este, a Cernobbio, dove è riunito il gotha dell’economia e della finanza per il Forum Ambrosetti, racconta la sua visione del Paese, del suo scheletro infrastrutturale e delle sfide che attendono il Gruppo Fs anche alla luce delle intenzioni del governo di fare marcia indietro sulla fusione Anas-Ferrovie. Di certo, ci sarà rivoluzione nelle priorità: «Il focus del prossimo piano industriale sarà sui pendolari e sul trasporto regionale».

Si respira un clima di sospensione ma gli occhi degli investitori sono puntati sulle mosse dell’Italia, lei è ottimista sul futuro del Paese?

«I mercati sono in attesa, aspettano di vedere quello che accade e le scelte che verranno fatte. I grandi investitori internazionali guardano ancora con interesse al nostro Paese, nonostante le rigidità burocratiche e la lentezza della giustizia. Nel settore turistico, ad esempio, stanno investendo molto: sui 550 milioni di nuovi turisti che verranno in Europa, l’Italia ne intercetterà un buona fetta».

Dunque, non teme lo spread?

«No, non lo temo. La volatilità dei mercati è naturale. In Italia c’è margine per crescere ma, certo, un po’ di ottimismo ci aiuterebbe a vendere meglio il ‘prodotto’».

In attesa di vedere la legge di Bilancio, quella che si avverte è una tendenza al ritorno delle nazionalizzioni. Una virata che condivide?

«Ci sono servizi essenziali nei quali il ruolo dello Stato è fondamentale, è una garanzia sociale. In altri, possono avere senso partnership pubblico- private. Noi come Ferrovie siamo funzionali alle esigenze della collettività, impensabile che un settore come il nostro possa essere completamente privatizzato».

Nella partita di Alitalia siete pronti a entrare?

«È importante che ci sia una compagnia di bandiera. Siamo pronti a fare la nostra parte se ci saranno le condizioni per creare valore».

Le nuove Ferrovie targate Battisti dove vanno?

«Il nostro focus è sul mercato domestico, nel senso più ampio di quello europeo. Ma siamo interessati anche non lasciarci sfuggire il business della Nuova via della Seta, da lì passerà il futuro del commercio. Inoltre, io credo molto nell’integrazione dei trasporti, è fondamentale la messa a sistema di porti, aeroporti e stazioni».

Valutate anche aggregazioni?

«Non escludiamo niente. Siamo una grande realtà ferroviaria sia dal punto di vista della produzione sia degli investimenti. Sul fronte trasportistico, il punto di riferimento è soprattutto l’Europa e vogliamo consolidarci. Sotto il profilo ingegneristico, abbiamo la migliore tecnologia dell’alta velocità e siamo in grado di esportarla in tutto il mondo ».

Quale sarà la filosofia del prossimo piano industriale in arrivo entro fine anno?

«Il pilastro fondamentale sarà rendere più efficiente il trasporto regionale, con sei miliardi di investimenti per l’acquisto di nuovi treni, ma anche alzando gli standard qualitativi di viaggio per i pendolari. In particolare, creeremo servizi dedicati e digitalizzeremo la catena dl valore per essere sempre più connessi con i passeggeri».

Nei giorni scorsi pesanti disagi hanno interessato l’Alta velocità, come pensate di muovermi per evitare che ciò si ripeta in futuro?

«Innanzitutto, ci scusiamo per i pesanti disagi causati ai viaggiatori. E’ stato un evento straordinario che ha bloccato uno dei tratti di linea a più alta densità di traffico. Ho attivato da subito un’indagine interna per accertare le responsabilità e per rivedere immediatamente i processi di gestione delle emergenze nella circolazione ferroviaria».

Brebemi Tir come filobus, si candida a essere la prima e-highway

MILANO

TIR ELETTRICI come filobus. La Brebemi, l’autostrada Brescia-Bergamo-Milano in qualche modo concorrente della storica A4 Milano-Venezia, sta iniziando a pensare all’elettrificazione di un suo tratto per la costruzione di una ‘filovia’ alla quale si potranno agganciare i tir ibridi. Per ora il progetto prevede uno «studio pilota, in cui l’elettrificazione abbia una estensione massima utile a mettere a regime e tarare il sistema, nella tratta centrale dell’A35», spiega una nota della società, che ha organizzato nei giorni scorsi a Castenedolo (Brescia) un convengo sul tema con la partecipazione, oltre al presidente della Brebemi, Francesco Bettoni (nella foto), anche dell’amministratore delegato di Siemens Mobility e del responsabile marketing di Italscania, tra i gruppi più attivi nel settore. Proprio questi ultimi due colossi, insieme a Cal (Concessioni autostradali lombarde), e ai ministeri dei Trasporti e dell’Ambiente, sono i promotori principali di questa idea.

SI PENSA a un primo tratto di prova di circa 5 chilometri con tempi di realizzazione anche brevi, ma la scommessa è quella di arrivare nei prossimi anni all’elettrificazione di tutto il tracciato. Bettoni ha spiegato infatti che Brebemi vuole diventare la prima autostrada «a economia circolare»: si lavora sulla falsariga di quanto fatto in Svezia e Germania, dove l’elettrificazione è stata finanziata dal ministero dell’Ambiente.

Di |2018-09-10T13:21:56+00:0010/09/2018|Dossier Economia & Finanza|