I TRE FRONTI DI UN PAESE CHE CAMBIA

Un fossato spacca il Paese a metà
Il tesoro di 13 miliardi per le imprese
rilancia l’economia del Centro-Nord

Andrea Telara

MILANO

SCONTI FISCALI e finanziamenti a tasso agevolato. E’ ampio lo spettro degli incentivi che il governo italiano ha messo in campo con il Piano Impresa 4.0, voluto dal ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda per spingere l’innovazione nell’industria. Peccato, però, che i benefici di questo pacchetto di misure (che ha incassato non poche lodi tra gli analisti), si concentrino soprattutto nelle regioni del paese economicamente più avanzate, cioè al Nord. Questo, almeno, è ciò che sostiene da tempo l’istituto di ricerche Svimez che nei mesi scorsi ha fatto i conti sull’aumento di pil generato dagli incentivi pubblici destinati all’Industria 4.0. Mentre nel Centro-Nord le agevolazioni produrranno un incremento del prodotto interno lordo dello 0,2%, nel Meridione la crescita sarà di appena lo 0,03%.

ALLA BASE DI questo divario, secondo gli analisti, c’è una ragione ben precisa: tra le imprese meridionali vi è purtroppo una minore propensione a innovare, una bassa diffusione delle tecnologie legate all’Information technology e ci sono pure dimensioni aziendali medie particolarmente ridotte. In un tessuto produttivo caratterizzato da aziende troppo piccole, dunque, è difficile che degli incentivi ampi e articolati come quelli del Piano Impresa 4.0 possano trovare un terreno fertile per mettere radici. Gli esperti dello Svimez hanno fatto una stima a lungo termine sul valore complessivo delle agevolazioni messe in campo dal governo tra il 2018 e il 2027, cioè nell’arco dei prossimi 10 anni. Stiamo parlando innanzitutto del superammortamento e dell’iperammortamento che consentono alle aziende e ai professionisti di «scontare dalle tasse» gli investimenti in macchinari per importi superiori al loro effettivo valore.

A QUESTI si aggiungono il credito di imposta per le spese in Ricerca e Sviluppo e i finanziamenti a tasso agevolato previsti dalla Legge Sabatini, destinati all’acquisto di beni strumentali all’attività d’impresa. Nel complesso, il valore di tutti gli incentivi dovrebbe raggiungere i 13,1 miliardi di euro in dieci anni. Di questo tesoretto, però, al Sud finiranno soltanto le «briciole», poco più di 1 miliardo di euro: 647 milioni di euro attraverso il super e iperammortamento, 346 milioni con il credito d’imposta e appena 56 milioni con gli incentivi della Nuova Sabatini. Proprio esaminando le statistiche, si tocca con mano il divario geografico che esiste tra Nord e Sud nel campo dell’Industria 4.0. Le ultime rilevazioni del Ministero dello Sviluppo Economico (su dati reali) testimoniano che le stime fatte nei mesi scorsi dallo Svimez erano veritiere. Finora sono arrivate oltre 40mila domande di finanziamento agevolato ai sensi della Legge Sabatini, di cui poco più di un decimo (4.300 circa) proveniva dal Sud, contro le 31mila del Nord e le quasi 6mila del Centro Italia.

Satelliti e comunicazioni
Il business dello spazio
è entrato in orbita

Andrea Bonzi

MILANO

SPAZIO, ultima frontiera del business. Nonostante non sia più tempo di sfide tra russi e americani nello spazio, come negli anni ’50 e ’60, la space economy è letteralmente decollata, lanciandosi – è proprio il caso di dirlo, come un razzo – verso vette mai raggiunte. Si calcola che l’intera filiera del settore spaziale abbia un giro d’affari di oltre 340 miliardi di dollari. Del totale, 260 miliardi sono generati dall’industria satellitare in senso allargato che, oltre ai produttori, comprende anche i fornitori di servizi e delle strumentazioni e l’industria dei lanciatori; mentre gli investimenti scientifici e tecnologici delle agenzie spaziali valgono invece i restanti 77,6 miliardi di dollari. Montagne di denaro, più che raddoppiate in dieci anni (nel 2007 il totale non superava i 122 miliardi). E che vedranno un aumento progressivo, con Paesi come Corea del Sud e soprattutto la Cina tra i nuovi competitor da tenere d’occhio. L’Italia non è stata a guardare. Il 2017 è stato un anno d’oro per il comparto. L’Agenzia spaziale italiana (Asi), il cui presidente Roberto Battiston è stato insignito del premio Space economy dell’Asas, calcola in circa 1,4 miliardi di euro il giro di denaro legato allo spazio in Italia, con 6mila lavoratori specializzati nel settore e un ritorno di 4 volte per ogni euro investito. È stato poi approvato con l’ok della Commissione Attività produttive della Camera, il ddl Spazio, che cambia le regole della governance, attribuendo gli indirizzi in materia alla Presidenza del Consiglio. Una mossa che dovrebbe snellire le procedure e dare un impulso imprenditoriale più deciso al settore. NEGLI ANNIil settore è molto cambiato. Sì, è vero, oltre all’esplorazione spaziale in senso stretto c’è la corsa ai voli commerciali lanciata dai visionari del XXI secolo: Elon Musk (Space X), Richard Branson (Virgin Galactic), Jeff Bezos (Blue Origin) si sfidano a colpi di miliardi, ognuno con la propria compagnia che promette viaggi tra le stelle. Si vedrà quanto di queste idee resteranno pure trovate di marketing, e quanto verrà invece realizzato (Bezos dovrebbe partire coi lanci di prova il prossimo anno). Ma il business più concreto – e non è un caso che ci sia sopra Bill Gates, un po’ il capostipite dei miliardari di cui sopra, meno eccentrico ma comunque bravissimo a fare utili – pare quello dei satelliti. Kymeta, la società partecipata dal patron di Microsoft, sperimenta e realizza nuove antenne satellitari potentissime, ricorrendo anche a lanci spaziali. In orbita si conterebbero circa 1.500 satelliti operativi, in aumento del 50% circa rispetto a cinque anni fa. Ma se la costruzione di questi dispositivi e dei relativi lanciatori non genera più di 20 miliardi di dollari di fatturato – anche perché lanciare un sarellite oggi costa molto meno di 10 anni fa – sono tutte le attività accessorie dei servizi ad essi legati a farla da padrone.

UN ESEMPIO? L’Agenzia spaziale europea calcola ben 7.500 tonnellate di spazzatura alla deriva, fra parti di satelliti in disuso (sono circa 13.000 quelli che ancora galleggerebbero nello spazio) e di razzi, insieme a tonnellate di dadi, bulloni e schegge di metallo che possono causare danni consistenti sia ai veicoli in funzione sia agli astronauti in missione. Per risolvere il problema sarà lanciato RemoveDebris, piccolo satellite dal cuore italiano (l’ideatore è lo scienziato italiano Guglielmo Aglietti, a capo del Surrey Space Center dell’Università del Surrey) che, una volta in orbita, valuterà e darà indicazioni sul modo migliore di fare pulizia tra le stelle. Poi c’è tutto il comparto della comunicazione. Secondo la Satellite industry association (Sia), la parte del leone la fanno i servizi consumer, che comprendono le trasmissioni televisive. Grazie alle innovazioni sulla qualità visiva (Hd e Ultra Hd) questa fetta della torta ammonta a quasi 100 miliardi di dollari, poco meno di un terzo dell’intera space economy. I ricavi arrivano dai 220 milioni di clienti delle Tv Sat del mondo, di cui il 41% sta negli Usa. In forte crescita il business dell’osservazione della Terra (che porta poi a servizi come Google Earth) e delle comunicazioni in mobilità, che hanno registrato una crescita, rispettivamente, del +11% e del +5%, nonostante valgano complessivamente ‘solo’ 5 miliardi di dollari.

Vimana. L’idea: immagini e big data in tempo reale

BUENOS AIRES

UN COLLO DI BOTTIGLIA. Il sovraffollamento di satelliti e trasmissioni di dati dallo spazio alla terra i rallenta i servizi e ne aumenta i costi. Eppure, tra la guerra dei contenuti tv delle emittenti a pagamento e i molteplici campi di applicazione dell’osservazione satellitare dallo spazio, dalla logistica alla sicurezza o ad applicazioni ormai indispensabili come Google Earth, questo sarà uno dei business del prossimo futuro. Anche perché le prestazioni dei mini-satelliti, molto più facili da lanciare e gestire, sono cresciute enormemente. Come ‘sbloccare’, dunque, questo collo di bottiglia? A caccia di finanziamenti sono i fondatori di Vimana Industries, tra cui gli italo-argentini Marcos Franceschini, e Santiago Tempone, che lavorano da tempo tra Buenos Aires e Florida. Il loro è un progetto ambizioso: utilizzare il laser (connessione ottica) per la trasmissione di grandissime quantità di dati in tempo reale, da satelliti a stazione terrestre.

UNA VELOCITÀ che consentirebbe, tra l’altro, di aggiornare Google Earth in tempo reale, e di avviare – si legge sul loro sito www.vimanaindustries.space – la riproduzione di video Hd in tempo reale dell’intero pianeta. Gli ingegneri di Vimana Industries promettono così «l’espansione del mercato della osservazione della terra», l’azienda vuole essere «l’anello mancante» alla catena dello sviluppo del business della geointelligence, spiega Franceschini. «L’aumento della velocità sarebbe di cento volte – aggiunge Tempone –. Per cominciare basta un satellite (ribattezzato Uhura, come la responsabile delle comunicazioni dell’Enterprise di Star Trek, ndr) che rimbalza il segnale dal satellite del cliente e lo direziona alla stazione del big data center sulla terra, poi la rete si espande a piacimento a seconda delle necessità e della richiesta del mercato. Il tutto si rivela molto meno costoso e molto più efficiente. Un servizio che ha una capacità senza precedenti». L’idea è nata nel 2017, quando Franceschini e Tempone, che lavorano nel campo da 10 anni, hanno pensato di risolvere questa necessità e di creare una propria impresa. Una volta trovato il finanziamento, in 5 anni il sistema può essere operativo per i primi servizi commerciali di scarica massiva.

Andrea Bonzi

Di | 2018-05-14T13:14:10+00:00 28/02/2018|Focus Italia Digitale|