I SUGGERIMENTI DEGLI ESPERTI

La crescita rallenta e i tassi salgono
I mercati tornano a essere fragili
«Scegliere con cura bond e azioni»

MATTEO NACCARI
BOLOGNA

GERGELYMAJOROS, lei è membro del Comitato investimenti di Carmignac, una delle principali società di gestione indipendenti in Europa: quali sono le sue previsioni sulla economia mondiale? «L’attuale ripresa ciclica dell’economia globale ha iniziato a mostrare i primi segni di stanchezza. Alcuni dei principali indicatori hanno cominciato ad invertirsi, evidenziando così un minore sviluppo della crescita nei prossimi mesi. Non è un fattore drammatico in sé, ma significa che ci troviamo in una situazione diversa rispetto al 2017, quando la crescita globale stava accelerando: ora è previsto un rallentamento».

E su quella europea?

«L’economia europea è un’economia aperta, molto dipendente dalla domanda esterna. Quest’ultima ha fornito grande supporto nel 2017, con le esportazioni nette che hanno rappresentato il motivo principale dell’accelerazione della crescita europea. In futuro, il ciclo globale sarà meno favorevole, soprattutto perché l’euro più forte ha anche ridotto la competitività del continente».

Quali possono essere i fattori di turbamento degli scenari futuri?

«Una nota positiva è rappresentata dai potenziali stimoli fiscali in Cina o dai programmi di spesa aggiuntivi previsti dell’amministrazione Trump. Al contrario, la normalizzazione dei rendimenti, trainata dal calo della liquidità da parte della Banca centrale e dall’incertezza politica, come in Italia, potrebbero comportare un maggior rallentamento rispetto alle previsioni».

Investite sull’Italia? Quali sono le prospettive economiche del Paese alla luce del nuovo governo?

«I recenti avvenimenti in Italia hanno in qualche modo bruscamente riportato l’attenzione sul fatto che i titoli di Stato dei Paesi periferici possono facilmente diventare asset trattati come obbligazioni societarie, la cui analisi del credito è basata sui rendimenti richiesti dagli investitori. Questa vulnerabilità è rinforzata dal fatto che le riforme istituzionali dell’Unione europea hanno persoappeal. L’Eurozona è ancora lontana dal raggiungimento di un ‘budget europeo’ in grado di controbilanciare i limiti dei budget nazionali quando necessario. Di conseguenza, nel breve termine, un rallentamento economico in Europa incontrerebbe ben pochi fattori stabilizzanti sulla sua via e le dinamiche di convergenza degli ultimi anni potrebbero tristemente scontrarsi con la realtà economica».

Consigli agli investitori?

«Se ci basiamo su una prospettiva più ampia, riteniamo che i mercati finanziari siano entrati in una nuova fase, ossia quella dell’instabilità. Ciò è principalmente dovuto alla combinazione del minore sostegno da parte delle Banche centrali attraverso l’acquisto di asset e dal rallentamento previsto per la crescita. Questi fattori incrementano la fragilità dei mercati, ma potrebbero anche far riaffiorare le debolezze strutturali di alcuni mercati».

Come muoversi tra i titoli di Stato? Opportunità?

«L’offerta di bond è in aumento, ma allo stesso tempo le Banche centrali stanno diminuendo il proprio supporto e questo crea uno scenario con rendimenti in aumento. Pertanto, prudenza e selettività continuano ad essere le parole chiave».

E nelle obbligazioni?

«Nei mercati del credito ci sono pochissimi segmenti che presentano un premio al rischio interessante. Inoltre, il credito corporate è da sempre molto legato al contesto di liquidità globale, che ha iniziato una fase di declino in seguito alla normalizzazione delle politiche monetarie. Pertanto, continuiamo ad avere un atteggiamento prudente in questa asset class».

Nell’azionario, invece?

«In questo contesto caratterizzato da una crescita sempre più scarsa, ci concentriamo su titoli di qualità all’interno dei nostri portafogli, quindi privilegiamo società in crescita con bilanci solidi. Il settore tecnologico è uno dei principali pilastri dei nostri portafogli».

Osservatorio CRIF Mutui stabili, ma cala l’importo medio richiesto

BOLOGNA

A MAGGIO CALANO le surroghe e si stabilizzano le richieste di mutui. Lo si evince dai dati del Sistema di informazioni creditizie di CRIF relativi alla richiesta di nuovi mutui e surroghe da parte delle famiglie italiane. Il mercato raggiunge un nuovo equilibrio: le richieste, infatti, sono di fatto le stesse dell’anno precedente (- 0,1%). È l’effetto del costante ridimensionamento delle surroghe: sempre meno le famiglie a cui conviene il cambio.

DOPO DUE ANNI di continua crescita, a maggio si registra una flessione dell’importo medio richiesto, attestato a 125.334 euro (-0,9% rispetto al corrispondente mese del 2017). Il numero maggiore di richieste si concentra ancora nella fascia tra 100.001 e 150mila euro (il 29,5% del totale), come nel 2017. Complessivamente, meno di un quarto delle richieste di mutuo supera i 150mila euro: conferma indiretta della perdurante debolezza dei prezzi di compravendita degli immobili. Per quanto riguarda la durata dei mutui richiesti, invece, si conferma la preferenza degli italiani per piani di rimborso compresi tra i 16 e i 20 anni, che arrivano a spiegare il 26% del totale delle richieste (+1,8% sul 2017). Oltre il 70% delle richieste prevede un piano di rimborso superiore ai 15 anni mentre quelle con durata inferiore ai 5 anni, dove si concentrano i mutui di sostituzione, hanno un peso pari allo 0,6% del totale. In merito all’età del richiedente, infine, la fascia d’età compresa tra i 35 e i 44 anni rimane maggioritaria, con una quota pari al 34,5% del totale, seppur in leggero calo rispetto al 2017 (-1,1 punti percentuali).

«IN QUESTO SCENARIO – spiega Simone Capecchi, executive director di CRIF (nella foto) – il mercato del credito alle famiglie ha dovuto rivedere le proprie strategie di valutazione delle richieste di mutuo, anche in funzione della gestione dei crediti problematici e delle relative garanzie immobiliari. A tal fine confidiamo che l’applicazione delle novità introdotte dalle linee guida Abi a inizio anno per la valutazione degli immobili possano dare un contributo concreto a preservare il valore delle garanzie».

Di |2018-10-02T09:24:28+00:0011/06/2018|Dossier Economia & Finanza|