I SETTORI DI SVILUPPO

Brandon, la startup che muove il web
«Servizi e tecnologia per l’e-commerce
Con noi le aziende vendono ovunque
»

Alessia Gozzi

MILANO

IL WEB come volano di crescita per le imprese. Un trend sul quale la scaleup innovativa Brandon Group ha costruito la propria fortuna, portando online le pmi italiane e vendendo i loro prodotti sui grandi marketplace da Zalando ad Amazon, da Cdiscount a Ebay in tutto il mondo. Dopo avere chiuso un round da 3 milioni di euro di finanziamenti, a cui hanno partecipato anche Invitalia e Primomiglio, al timone della società arriva Ilaria Tiezzi, toscana, 37 anni, studi bocconiani e l’innovazione nel dna.

Prende il testimone da ceo da un’altra donna: il mondo della tecnologia non è più un universo tipicamente maschile?

«Sicuramente all’estero ma anche in Italia abbiamo esempi eclatanti di donne che guidano con grande successo colossi globali della tecnologia, come Susan Wojcicki ceo di YouTube, Ginni Rometty, presidente e ceo di Ibm, senza dimenticare Silvia Candiani alla guida di Microsoft Italia dal 2017. Le loro storie raccontano a tutte le donne che possono fare la differenza in questi ambiti».

Come è nata la sua passione per la tecnologia?

«Sono sempre stata una convinta sostenitrice dalle enormi potenzialità del digital, specialmente nel settore dei media. Ed è per questo già durante gli anni universitari in Bocconi ho colto al volo l’opportunità di trascorrere circa un anno di studio negli Stati Uniti, alla University of Southern California di Los Angeles, dove la digital economy era molto più sviluppata che in Italia. Dopo quell’esperienza il cardine della mia carriera è stata l’innovazione tecnologica. Da Sky Italia a VNova Ltd a Londra».

Brandon è l’esempio di una startup che è riuscita a scalare (crescere): non è facile, soprattutto in Italia. Quali sono gli ingredienti?

«La nostra capacità di offrire un servizio efficace e su misura che va dalla pianificazione alla gestione delle vendite online a livello internazionale si fonda su tre pilastri: profonda conoscenza dei siti e dei marketplace di e-commerce, grande esperienza dei mercati esteri e delle loro specificità, e capacità predittiva del mercato grazie alle analisi dei big data contenuti nella nostra piattaforma tecnologica, integrata con tutti gli attori della filiera. Il tutto con un time-to-market straordinario: in poche settimane portiamo i nostri clienti a vendere online in decine di Paesi».

Un consiglio ai futuri startuppari?

«Sicuramente la passione e le buone idee di business sono i prerequisiti per tentare ‘l’impresa’, ma credo che l’elemento fondamentale sia l’esecuzione perfetta. Riuscire a intercettare un bisogno emergente è un requisito necessario, ma poi bisogna sapere trasformare questo bisogno in servizio eccellente. La tecnologia e le persone in questo passaggio fanno la differenza.

Come ceo di Brandon ha un obiettivo ambizioso: arrivare a 50 milioni di fatturato in tre anni dai 10milioni attuali. Come pensa di raggiungerlo?

«Il piano di crescita di Brandon si fonda sull’ampliamento delle categorie di vendita, la diversificazione geografica dei mercati di vendita e la commercializzazione dei prodotti su nuove piattaforme di e-commerce. Investiremo nella nostra piattaforma tecnologica – in particolare sulla big data analysis perché rappresenta un enorme patrimonio che ancora non sfruttiamo del tutto, in grado di offrire ai nostri clienti informazioni strategiche e strumenti di previsione decisivi per gestire i processi di crescita e sviluppo. Di pari passo rafforzeremo e allargheremo il nostro team».

L’e-commerce è spesso visto come una rivoluzione che danneggia i negozi tradizionali e ne fa chiudere molti. Invece può essere in driver di crescita anche per i più piccoli?

«Credo all’opposto che oggi sia determinante avere una strategia di vendita multicanale – dove e-commerce e negozio fisico sono complementari e integrati. Sempre di più i clienti richiedono e si aspettano di poter acquistare i brand da qualsiasi luogo e con la massima flessibilità».

Quali sono i canali con maggiori prospettive di sviluppo?

«Oggi per noi il canale B2B, di vendita diretta a piattaforme di ecommerce, vale circa il 70%, mentre il B2C, cioè la vendita diretta al cliente finale, e i siti di Flash Sales pesano per il restante 30%. Nei prossimi anni puntiamo a crescere in tutti questi segmenti, ma cercando di riequilibrare sempre più il peso di ciascuno».

Come giudica lo stato dell’arte in Italia sotto il profilo dello sviluppo tecnologico?

«L’Italia è da sempre una fucina di innovazione, in particolare in settori di nicchia. Credo che questa capacità, in molti casi legata alle intuizioni e alla perseveranza di imprenditori illuminati, debba essere organizzata e supportata attraverso una adeguata politica economica, che preveda misure dedicate e investimenti mirati, pubblici e anche privati. Per consentire alle imprese realmente innovative di avere basi solide per crescere e imporsi anche sui mercati internazionali».

Le tecnologie sulle quali dovremmo come Paese investire di più?

«Un ambito su cui Brandon punta e in cui in Italia abbiamo diverse startup innovative è quello dell’intelligenza artificiale. Credo che in un Paese come il nostro, fondato su PMI e distretti di eccellenza, realizzare davvero l’Industria, o meglio l’azienda, 4.0 debba essere una priorità»

Di |2019-02-12T09:59:45+00:0012/02/2019|Imprese|