Coca-Cola Company ha l’accento siciliano
Arance del posto e produzione a km zero

La ricerca della multinazionale

Sibeg, l’azienda che nello stabilimento di Catania produce, imbottiglia e distribuisce per il marchio, da sessant’anni investe sul territorio

di Franca Ferri
CATANIA

Come si trasforma una multinazionale con uno dei brand più famosi al mondo in una impresa italiana, e per di più a km 0? A spiegarlo è Luca Busi, amministratore delegato di Sibeg, l’azienda che dal 1960 nello stabilimento di Catania, produce, imbottiglia e distribuisce per la Sicilia i prodotti a marchio The Coca-Cola Company: «Investimenti nel territoio, formazione nelle risorse umane, attenzione al sociale e all’ambiente». A partire dall’utilizzo di prodotti locali per le materie prime, come le arance siciliane (Igp e non) per la produzione della Fanta, o l’acqua sorgiva dall’Etna. O la trasformazione green, fin dal 2015 di tutta la flotta (108 veicoli): «Siamo stati la prima azienda in Europa con l’area commercial in full elettric», spiega con orgoglio Busi. Una scelta che ha comportato da parte di Sibeg anche l’installazione delle prime 68 colonnine per la ricarica su tutta l’isola (a disposizione di tutti), a cui successivamente se ne sono aggiunte altre 100 di soggetti pubblici e privati. «Sui 30.000 punti vendita che serviamo, ogni settimana ne visitiamo circa 16.500, tutto con mezzi elettrici» aggiunge l’ad Sibeg.
L’occasione per parlarne è la presentazione dello studio sull’impatto del brand Coca-Cola in Italia dal punto di vista economico, occupazionale e sociale, realizzato da SDA Bocconi School of Management. I risultati fotografano un quadro di grande valore: 980 milioni di euro all’anno le risorse generate complessivamente in Italia, con 29.573 posti di lavoro fra dipendenti diretti (2.395) e indiretti, e 66.838 persone che dipendono da redditi generati dal ’sistema Coca-Cola’. Numeri ancora più importanti se si pensa ai territori su cui si sviluppano: oltre allo stabilimento e alla distribuzione Sibeg, che copre la Sicilia, gli altri siti di produzione gestiti da un’altra società, la Coca-Cola HBC Italia, sono in Campania, Basilicata, Abruzzo e in Veneto. Solo in Sicilia, l’impatto occupazionale complessivo riguarda quasi 1000 persone: 995 nel 2018, di cui 349 dipendenti diretti Sibeg, per un totale di 2400 persone che dipendono da redditi generati da Coca-Cola. Lo studio Sda Bocconi ha calcolato anche l’impatto ’inverso’, ovvero cosa accadrebbe con la scomparsa di Coca-Cola dalla Sicilia: oltre a perdere i 48,2 milioni di reddito distribuiti in un anno fra famiglie, imprese e imposte allo Stato, si avrebbe un aumento dei disoccupati dello 0,3%.
I numeri non riescono a rendere comunque giustizia a un modello di fare impresa che coniuga il reddito con la salvaguardia e lo sviluppo del territorio. L’impegno green, ad esempio, parte da lontano: «Abbiamo installato nel 2007 uno dei primi impianti fotovoltaici della Sicilia – spiega Busi – che genera circa il 10% del nostro fabbisogno; per il restante da tre anni abbiamo un accordo con Enel per l’utilizzo di energia solo da fonti rinnovabili. E a dicembre apriremo un impianto di trigenerazione che ridurrà l’emissione di Co2 di oltre 1000 tonnellate l’anno. Utilizziamo solo pet (plastica) riciclabile, e da gennaio 2020 introdurremo su alcune linee l’R-Pet (con una percentuale di prodotto riciclato)» .
Se nel complesso dalla ricerca Sda Bocconi emerge che Coca Cola è “più italiana di quanto immagini“, questo concetto vale ancor di più in Sicilia, dove “è più Siciliana di quanto immagini“, non solo per l’impatto economico ma per l’attenzione a tutta la filiera produttiva.
L’esempio perfetto è la Fanta con succo di arancia rossa di Sicilia IGP (lanciata in primavera): un’aranciata con succo di arance rosse 100%, controllate dal Consorzio di Tutela Arancia Rossa di Sicilia IGP: «Da cinque anni collaboriamo con The Coca-Cola Foundation, per valorizzare la filiera agrumicola siciliana – sottolinea Federica Argentati, presidente del Distretto Agrumi di Sicilia –. Si tratta di progetti per l’utilizzo degli scarti, per la formazione e l’aggiornamento di figure professionali, per il trasferimento di know-how e per l’impiego di nuove tecnologie», e poi sviluppo turistico promuovendo la ’via delle zagare’ e la tracciabilità del prodotto agrumicolo attraverso l’utilizzo di blockchain: progetti che in 5 anni hanno portato a investimenti nel distretto pari a 1,3 milioni di euro. L’eccellenza complessiva Sibeg è riconosciuta dalla casa madre The Coca-Cola Company da Atlanta: «Siamo una delle aree-test permanenti di prodotto e di packaging – spiega Busi – per l’Italia e non solo». Può sembrare incredibile, ma Coca- Cola è davvero più italiana di quel che pensiamo.

Plastic e sugar tax

«Circa 17 milioni di nuove imposte su 115 di fatturato»

Plastic e sugar tax? «Sui nostri 115 milioni di fatturato, potrebbero significare 17 milioni in più di tasse» spiega Luca Busi, che rilancia: «una filosofia green deve essere guidata dagli incentivi, dai sostegni alle industrie, dalle misure che non penalizzano i consumi, ma i comportamenti poco virtuosi. Siamo realmente preoccupati e riteniamo che misure mirate ad alcuni comparti, possano generare il tracollo di un intero sistema ».