I RISCHI DI UNA RIFORMA

La montagna di crediti deteriorati
una spada di Damocle sulle banche
Ma la stretta della Bce è più leggera

Camilla Cresci

MILANO

UNA SPADA di Damocle pende sui bilanci delle banche europee e, in particolare, italiane. La Bce chiarirà a giorni le intenzioni sull’addendum pubblicato a ottobre in materia di crediti deteriorati. Nel documento, ancora in consultazione presso le istituzioni finanziarie, la banca centrale chiede politiche contabili stringenti, con la svalutazione totale dei nuovi flussi di deteriorati non garantiti in due anni e di quelli garantiti in sette. Una minaccia, come detto, soprattutto per gli istituti tricolori, da sempre alle prese con tempi di recupero superiori alle media continentale. Al punto che la misura sembra costruita appositamente per innescare uno shock sul mercato italiano del credito che, si sa, è un sorvegliato speciale della Bce. Se applicato l’addendum determinerebbe importanti perdite, soprattutto se fosse esteso anche agli stock accumulati, costringendo diverse banche a rivolgersi al mercato per puntellare il patrimonio. Se insomma lo scenario non è rassicurante, nelle ultime settimane è arrivato qualche segnale positivo.

IN PRIMO LUOGO il Parlamento Europeo ha incrociato il fioretto con la Vigilanza, sollevando una questione di legittimità: la normativa infatti riguarderebbe gli standard regolamentari sul capitale (il cosiddetto primo pilastro) su cui Francoforte non ha formalmente competenza decisionale. Forte di questa base giuridica, Bruxelles ha chiesto un ammorbidimento delle richieste. Così, pur ribadendo l’architettura generale della normativa, la scorsa settimana il numero uno della vigilanza Danielle Nouy ha ventilato una proroga dei tempi di applicazione.

NOUY HA AMMESSO che le tempistiche dell’addendum sono «probabilmente troppo stringenti» e che per la Vigilanza «sarebbe desiderabile introdurre le nome il prima possibile». Tuttavia, ha aggiunto il numero uno dell’organo, «ci vorrà il tempo necessario e un paio di mesi in più non saranno un problema». La promessa di una proroga è stata accolta con euforia dai mercati e nei giorni successivi i titoli bancari hanno strappato rialzi significativi in borsa. A differenza degli investitori però gli analisti non si lasciano prendere dall’entusiasmo. In sostanza Bce ha confermato l’impostazione dell’addendum e le modalità di applicazione sulle quali gli istituti italiani non dovrebbero ottenere sconti. Strappare qualche mese in più aiuterà certamente a organizzare meglio il lavoro, ma non cambierà l’effetto complessivo della misura.

A QUESTO PUNTO l’effetto più probabile è che le banche accelerino il processo di dismissione dei crediti deteriorati, già partito in grande stile quest’anno. Oltre alle maxi cessioni di Unicredit (17,7 miliardi) e Mps (28 miliardi), sono arrivati sul mercato grossi portafogli di Intesa Sanpaolo, Banco Bpm e Carige senza contare le operazioni multioriginator del mondo del credito cooperativo. La sensazione degli operatori è che il 2018 non sarà da meno, visto che gli attivi dimolte banche hanno ancora bisogno di drastiche pulizie. Operazioni che potrebbero essere agevolate da un’altra novità normativa allo studio di Bruxelles: il Parlamento starebbe studiando un modo per alleggerire l’impatto patrimoniale delle cessioni intervenendo sui modelli interni, la complessa metrica usata dalle banche per valutare i crediti. Con i meccanismi attualmente in vigore infatti la minusvalenza riportata impatta sulle perdite attesa per l’intero portafoglio crediti, determinando un maggiore assorbimento di capitale. Se invece la riforma andasse in porto, vendere sarebbe più facile e i danni impliciti nell’addendum potrebbero essere contenuti, se non neutralizzati.


Il ritorno dei Btp «Rendono poco ma sono investimenti sicuri»

Andrea Telara

RENDONO poco, anzi, pochissimo. Ma i Buoni del Tesoro Poliennali (Btp) piacciono ancora ad Alessandro Tentori, chief investment officer in Italia di Axa Investment Managers, controllata dal colosso assicurativo Axa. Benché il calo dei tassi d’interesse abbia fatto lievitare i prezzi e colare a picco i rendimenti dei titoli di stato di tutta Europa, per Tentori i Btp italiani possono avere nel 2018 una performance migliore rispetto alle obbligazioni governative di altri paesi di Eurolandia. Alla base di questa convinzione del gestore ci sono sostanzialmente due ragioni. «Innanzitutto – dice Tentori – l’economia italiana mostra segni evidenti di miglioramento, pur non viaggiando certamente a ritmi impetuosi». Di conseguenza, il nostro Paese non viene percepito più sui mercati come una minaccia alla stabilità finanziaria. «Inoltre – sottolinea ancora Tentori – la quota di debito pubblico italiano detenuta dagli investitori esteri è oggi relativamente ridotta, di poco superiore al 30%, contro il 50% circa che si registra invece in altre nazioni dell’Europa mediterranea come la Spagna». Per diversificare il loro portafoglio, molti investitori internazionali potrebbero tornare a posizionarsi in futuro sui titoli di stato italiani, sostenendone i prezzi. Non va dimenticato, tuttavia, che gli interessi garantiti oggi dai Btp sono davvero ridotti al lumicino. Soltanto acquistando le scadenze medio-lunghe, superiori a 10 anni, si può ottenere un rendimento di appena il 2% annuo lordo. Per questo, i Btp possono essere strumenti utili a diversificare il portafoglio ma le preferenze dei gestori di Axa Im, nell’intero settore dei titoli a reddito fisso, si indirizzano principalmente su altre due categorie di emissioni: i bond dei paesi emergenti e i cosiddetti high yield, cioè le obbligazioni che hanno un rating più basso della tripla B (investment grade) ma che offrono interessi più elevati. La strategia migliore per posizionarsi su queste categorie di bond è ovviamente quella di costruirsi un portafoglio ben diversificato attraverso l’acquisto delle quote di un fondo e di privilegiare comunque le emissioni con scadenza non troppo avanti nel tempo, che sono meno rischiose di quelle con vita residua più lunga.

Di |2018-05-14T13:14:19+00:0012/12/2017|Dossier Economia & Finanza|