I PROTAGONISTI IN VETRINA

Lamborghini, icona del mondo giovane
«Arriverà l’ibrido ma sarà esclusivo»

Davide Nitrosi

SANT’AGATA BOLOGNESE

DICONO CHE L’ITALIA non sia un Paese per giovani, ma se vi affacciate nel quartier generale della Lamborghini mica ci credete più che sia così vero. L’età media dei dipendenti è 38 anni e basta guardare i volti per capire che non è solo una questione anagrafica. Osservi gli operai e ti sembra d’incontrare una generazione di nerd della Silicon valley. Stupiti? Stefano Domenicali, l’uomo che nei panni di ad e presidente guida la Lamborghini, scelto dagli azionisti tedeschi di Audi e Volkswagen che l’hanno strappato alla Ferrari, spiega perché Lamborghini non è solo un’auto, ma un’icona dei giovani. «Siamo un brand aspirazionale e per questo giovane. Uniamo la passione per l’auto a un mix di tecnologia, dinamicità, modernità e gusti giovanili. Prendiamo i colori: fanno parte della nostra tradizione, ma per il cliente sono l’espressione di come vuole essere percepito».

Il termometro più evidente sono i social: siete seguitissimi.

«Negli ultimi anni siamo passati da 2 milioni a 12,6 milioni di follower su Facebook. Questo ci deve fare capire che siamo visti come trendsetter nel mondo giovanile».

Questo aspetto si ritrova anche nelle vendite?

«In effetti l’acquirente delle nostre sport car è prevalentemente un giovane uomo, nella fascia di età tra i 30 e i 45 anni».

Significa anche che la Lamborghini non può adagiarsi sulla tradizione.

«È un discorso più complesso. A differenza dei brand più tradizionali, essere trendsetter ci impone di confrontarci con i mega trend del settore automobilistico (il digitale, l’elettrificazione, la guida autonoma), declinandoli nel modo Lamborghini. Ora ad esempio dovremo arrivare rendere ibridi i nostri motori…».

Alt. Una volta ha detto: faccio fatica a vedere una Lamborghini senza benzina… Ha cambiato idea come Marchionne?

«Io non ho cambiato idea. Arriveremo a ibridizzare il motore a 12 cilindri perché è un passo necessario per rispettare le normative sempre più stringenti nell’ambito delle emissioni. Però restiamo fermi sulle nostre motorizzazioni, a differenza di altre case».

Vedremo una Lamborghini tutta elettrica?

«Magari fra 10 anni. Abbiamo già un modello per mostrare come potrà essere e stiamo studiando la tecnologia con i laboratori di ricerca del Mit di Boston. Ma vogliamo arrivarci quando saremo maturi per garantire sempre la parte emozionale della guida».

Che ne pensa di Elon Musk? Per certi versi ricorda Ferruccio Lamborghini ed Enzo Ferrari?

«In maniera diversa rappresentano personalità di grande discontinuità. Musk ha avuto la visione di capire un trend del futuro e applicarlo, ha dato una direzione anticipando temi su cui tanti oggi parlano, ma ha ancora molta strada da percorrere. I costi per la tecnologia elettrica sono alti e richiedono continue iniezioni di denaro».

La California sarà la nuova motor valley? Magari l’Emilia resterà la motor valley delle auto di lusso, ma il resto passerà lin America…

«La California sta diventando un’area importante nei mega trend dell’automobilismo, dalla sfida digitale alla guida autonoma. Ma la parte meccanica tradizionale resta importante e quindi il know how dei nostri Paesi è fondamentale».

Poi c’è la sfida dell’auto condivisa.

«L’auto come strumento di mobilità, certo. Ma a quel punto si rafforzerà il segmento delle auto super sportive, legate invece alla passione e alle emozioni».

Che impronta hanno dato a Lamborghini gli azionisti tedeschi?

«Il gruppo Audi Volkswagen ha dato la possibilità dal 1998 di stabilizzare e costruire processi solidi, robusti e di qualità a un’azienda che veniva da periodi difficili, ma che ha sempre saputo creare vetture iconiche. Ora stiamo declinando questa solidità nell’italian way con il dna Lamborghini».

Perché vi definite Manifattura Lamborghini?

«Perché Lamborghini mantiene la centralità dell’uomo associando le mani alla robotizzazione. L’uomo e la donna sono al centro, la tecnologia deve aiutarli a lavorare meglio. I robot non si sostituiscono al lavoro dell’uomo».

Quindinon è vero che la tecnologia toglie lavoro?

«Al contrario. Noi abbiamo creato posti, inserito più di 500 persone in due anni e abbiamo oltre 1.600 dipendenti. La tecnologia alimenta la crescita, in tutte le dimensioni».

Che cosa distingue Ferrari e Lamborghini?

«Ci sono differenze organizzative e di filosofia. Lamborghini ha una struttura molto definita, integrata in una logica aziendale tedesca. Ferrari è un’azienda più snella. Il risultato è che entrambi facciamo macchine straordinarie. Il nostro è un concetto di lusso informale, quello di Ferrari è più tradizionale. E il nostro cliente è più giovane di quello Ferrari».

Il bilancio 2017 è ottimo, fatturate un miliardo. Come volete crescere?

«L’obiettivo deve essere una crescita stabile..»

Un concetto molto tedesco.

«No, è il Domenicali pensiero, condiviso dai nostri azionisti. Dobbiamo calibrare la crescita con l’esclusività, capire fino a che punto si possa crescere senza intaccare questo valore».

E come si capisce il limite?

«Bisogna avere sempre una macchina in meno di quelle richieste. Questo rafforza il valore del brand».

Vedremo mai la Lamborghini in Formula 1?

«No, non è una piattaforma per Lamborghini. Andiamo già benissimo nel Gt».

Una curiosità. Ma che se ne fa papa Bergoglio della Huracán che gli avete regalato?

«Il 12 maggio andrà all’asta da Sotheby’s e il ricavato verrà devoluto come ci ha chiesto papa Francesco. Purtroppo è diffusa un’accezione negativa del lusso. Ma con il lusso made in Italy diamo lavoro a molte famiglie e possiamo aiutare molte persone. Èla nostra filosofia: mettere l’uomo al centro di tutto».

 

Di | 2018-04-09T16:21:32+00:00 09/04/2018|Primo piano|