I protagonisti della filiera

Dalla Toscana alla California alla ricerca dell’alta qualità
«Il talento dell’enologo va coltivato come i vitigni»

Matteo Berté, cotitolare dell’azienda Berté&Cordini, crede nei prodotti diversi per ogni mercato. «Abbiamo più linee di vini, per soddisfare tutte le esigenze».

L’AZIENDA è nata nel 1974, quando la famiglia Berté Cordini ha rilevato una cantina storica dell’Oltrepò Pavese, fondata nel 1895 da Francesco Montagna. Ora Matteo Berté, co-titolare dell’azienda Berté&Cordini, è un enologo, promettente talento del territorio che si è formato a livello internazionale.

Dalla passione di famiglia alla formazione all’estero?

«Ho iniziato facendo l’istituto tecnico agrario di Voghera, il Gallini, e poi ho preso la laurea triennale in Viticoltura ed enologia alla Cattolica di Piacenza. Già allora avevo fato due esperienze formative all’estero, in Spagna e Cile. Poi ho voluto fare esperienze lavorative al di fuori dell’azienda di famiglia e sono stato prima in Toscana e poi in California, in un grosso gruppo nella River Valley. Quindi sono tornato in Italia e ho proseguito gli studi con la laurea specialistica all’Università di Torino ad Asti e ho preso il doppio diploma frequentando i corsi a Montpellier e Bordeaux, una bella esperienza nel mondo del vino francese».

E ora, tornato sulle colline dell’Oltrepò pavese?

«Il percorso di apprendimento va sempre avanti, non ci si deve mai fermare, cerco di coniugare il lavoro in azienda con viaggi di studio e di lavoro. Ritengo sia sbagliata la mentalità di chiudersi nel proprio territorio. Forse lo si poteva fare quando il commercio del vino era tutto basato sulla vendita locale. Ora invece non si può non avere un’idea ben precisa di com’è il mondo del vino a livello generale».

Per vendere di più all’estero?

«Sì, ma non solo. Per la nostra azienda il mercato estero conta solo circa il 15%, siamo presenti in Usa, Canada, Svizzera, Austria, Giappone e Singapore. Ma i nuovi consumatori, anche in Italia, si approcciano al mondo del vino in modo sempre più consapevole. Per soddisfare i diversi mercati, abbiamo puntato a diversificare i nostri vini in linee di produzione distinte».

Quali?

«La linea Cantine Francesco Montagna, che porta il nome del fondatore, è destinata alla grande distribuzione. La linea Berté&Cordini è destinata al mercato Horeca (hotel, ristoranti e café). Per i supermercati i vini devono essere più semplici, per il consumo quotidiano, mentre per la ristorazione servono prodotti un po’ più di nicchia. Per i vini Berté&Cordini abbiamo un’ulteriore suddivisione in due linee: la ‘Primo fiore’ che comprende vini rossi, bianchi e un rosato, giovani, di pronta beva, e spumanti Metodo Martinotti; c’è poi la linea ‘Cru storici’, con 3 rossi e 4 bianchi, ognuno dei quali prende il nome dalla vigna di provenienza. Accanto ai Cru, la gamma Metodo Classico Docg in 3 versioni: il Pinot nero in purezza vinificato in bianco; il Cruasé, sempre Pinot nero in purezza vinificato in rosa; e il Cuvée della Casa, Pinot nero 80% e Chardonnay 20%».

Quante bottiglie producete all’anno?

«Siamo fra le 600mila e le 700mila bottiglie annue. Di proprietà abbiamo 15 ettari che coltiviamo direttamente noi, che coprono circa il 20% della produzione, per il restante 80% circa acquistiamo l’uva da diversi viticoltori della zona, selezionati curando sempre il rapporto diretto con gli stessi viticoltori, per seguirli anche nel lavoro in vigna, in modo da ottenere la qualità che ci serve per il prodotto».

Di |2018-10-02T09:25:31+00:0001/02/2017|Focus Vini Oltrepò|