I PIONIERI NEL MONDO

Carrefour, dal pulcino al consumatore
‘Catena’ digitale per tracciare i prodotti

Riccardo Rimondi
MILANO

ACCEDERE all’intera filiera del pollo o degli agrumi al supermercato con il proprio smartphone. Nelle scorse settimane Carrefour Italia ha lanciato un progetto per permettere ai clienti di conoscere l’intera storia di alcuni dei prodotti che trovano sugli scaffali, grazie alla blockchain: è la stessa tecnologia su cui funzionano i bitcoin e permette di rendere immodificabili le informazioni registrate digitalmente sui prodotti tracciati.

IL PROGETTO è partito con la filiera del pollo allevato all’aperto e senza antibiotici e, verso gennaio, coinvolgerà anche gli agrumi coltivati senza l’uso di agenti chimici e anticrittogamici dannosi per le api. In pratica, chi fa la spesa può conoscere tutto il percorso che ha fatto il pollo, dalla nascita all’arrivo sullo scaffale, e la storia dell’allevatore: basta scannerizzare con lo smartphone il Qr code applicato sull’etichetta. Per il gruppo francese è una maniera di fare emergere il maggior valore di questa particolare filiera: «Dato che c’è un valore aggiunto, abbiamo immaginato di usare la blockchain per dare visibilità al progetto – spiega Giovanni Panzeri, direttore Mdd (l’acronimo francese per l’equivalente della nostra ‘marca privata’) di Carrefour Italia -. La digitalizzazione della filiera è una dinamica per rendere trasparente ciò che facciamo. È come aprire i nostri libri al cliente, visto che non si possono modificare i dati». Ed è anche un modo per avvicinare il gruppo al cliente, rendendolo partecipe delle attività del gruppo e del modo in cui si sviluppa un prodotto. Ma il progetto di Carrefour va a influire anche nei rapporti con un altro attore: il fornitore a monte.

«PER NOI la blockchain è un ottimo modo per controllare tutta la filiera – sottolinea Panzeri –. Un’arma a doppio taglio, per controllare che tutto venga fatto secondo i capitolati ». La valorizzazione della filiera fa parte di una strategia più ampia del gruppo francese in Italia, battezzata ‘Transizione alimentare 2022’, che punta anche a incentivare il consumo responsabile e rendere più accessibile il biologico. All’interno della strategia trovano spazio diversi strumenti digitali, a partire da una piattaforma su cui vengono pubblicati i nuovi progetti intrapresi. Sempre a livello di innovazione digitale, Carrefour Italia sta lavorando molto sull’e-commerce: «È diventato un canale ulteriore di vendita, oltre ai vari tipi di supermercati », rileva il dirigente. Ma proprio iniziative come la tracciatura della filiera sembrano anche un elemento per permettere ai supermercati di rendersi più competitivi anche in tempi di boom del commercio online. Un modo, insomma, per uscire dalla mancata crescita, che ormai dura da qualche anno, del giro d’affari della gdo: «Questi strumenti – riconosce Panzeri – rappresentano un servizio verso il cliente finale e, in un mercato stabile, questo diventa un fattore competitivo per aumentare le vendite. Per noi la parte digitale è uno degli asset strategici dello sviluppo del gruppo, soprattutto per quanto riguarda l’alimentare».

DA VALUTARE, poi, quali saranno gli effetti sotto il profilo occupazionale: una maggiore digitalizzazione richiede competenze molto diverse da quelle che si trovano normalmente nelle aziende che si occupano di grande distribuzione organizzata. «Abbiamo integrato persone con competenze più specifiche, soprattutto qualche giovane. Oggi ci appoggiamo anche a consulenti esterni perché siamo agli albori di queste tecnologie, ma abbiamo comunque dovuto inserire qualche persona che sapesse muoversi agilmente. Secondo me ci sarà una riqualificazione di alcune figure e formazione anche al punto vendita».

IL DENARO NON DORME MAI
LA LOCOMOTIVA DEL NORD CORRE VELOCE

UNA delle credenze più diffuse, e cioè che i nostri guai dipendano dall’euro, è chiaramente una bufala. La dimostrazione è abbastanza semplice: visto che in Europa tutti hanno l’euro e tutti vanno meglio di noi, la colpa non è dell’euro, ma di noi stessi. C’è qualcosa qui, in Italia, che non funziona. L’euro non c’entra niente, è solo propaganda. Ma adesso abbiamo anche una riprova, per così dire, italiana. L’ultimo rapporto della Cna (Confederazione nazionale dell’artigianato) ci informa che la Lombardia ha già superato i livelli di crisi ante-2007 (va, cioè, meglio di allora), mentre Veneto ed Emilia si apprestano a farlo. A rimanere indietro, al di sotto dei livelli del 2007 è il resto del Paese. E, visto che tutti usiamo l’euro, da Bolzano a Palermo, è ovvio che la colpa non può essere dell’euro. La ricerca di quello che non va non è molto complicata. Lombardia, Emilia e Veneto sono oggi le tre regioni d’oro, con una dotazione industriale e di servizi a livelli tedeschi, mentre il resto del Paese arranca e nel Sud siamo di fatto a livelli greci. E infatti il Sud dispone di un reddito pro-capite che è circa la metà di quello delle migliori regioni del Nord. Si conosce la risposta del Sud di fronte a questo problema: il Nord ci ha rapinati per anni, e adesso ci deve risarcire.

NATURALMENTE anche questa è una frottola. Il Paese ha investito montagne di soldi nel Sud. Si calcola che dei 2.300 miliardi del debito pubblico italiano almeno mille (quasi la metà) siano finiti proprio nel Sud. Mille miliardi di euro che hanno prodotto assai poco in termini di sviluppo economico. La spiegazione è che gran parte di quei denari non siano serviti per nuove attività, o servizi (che sono ancora molto carenti), ma per interventi di tipo assistenziale: il Sud è stato un po’ meglio perché ha potuto contare su un’ingente massa di aiuti, ma non è mai decollato economicamente. Purtroppo, la storia rischia di ripetersi. Con il reddito e le pensioni di cittadinanza, un altro fiume di denaro prenderà la strada del Sud, ma dietro di sé non lascerà impianti o attività industriali, ma solo cittadini un po’ meno infelici. Intanto, le tre regioni d’oro (Lombardia, Emilia e Veneto) saranno impegnate in una gara quasi impensabile fino a pochi anni fa: cercare di superare la Baviera. E così la distanza Nord-Sud in Italia continuerà a crescere. E non mancheranno quelli che continueranno a dare la colpa all’euro, sbagliando.

Di |2018-10-22T12:19:42+00:0022/10/2018|Primo piano|