I NUOVI BUSINESS

«Mettiamo in Circle i bitcoin»
Una manager trentenne
nella finanza delle criptovalute

Alessia Gozzi

MILANO

MARATONETA delle startup, esperienze in Uber e Tinaba, Elena Lavezzi, 30 anni, è approdata in una delle realtà più interessanti nel mondo del fintech e blockchain, Circle, di cui è manager per l’Italia. «È una delle aziende che stanno cambiando di più il mondo della finanza – racconta – siamo di fronte a una vera rivoluzione e ne sto facendo parte».

Che cos’è Circle?

«È un’azienda globale che opera nel settore delle criptovalute, nata con l’obiettivo di permettere a chiunque in qualunque parte del mondo di creare e condividere valore e rendere il movimento di valute semplice come qualsiasi altro contenuto sul web: sicuro, veloce e gratuito. Con base a Dublino, è stata fondata dagli americani Jeremy Allaire e Sean Neville, ha uffici in tutto il mondo e sta rafforzandola presenza europea con nuove sedi a Milano e Parigi».

I vostri concorrenti sono le banche tradizionali o le startup fintech?

«Lavoriamo con le banche per offrire ai clienti i nostri servizi finanziari. L’offerta di Circle si traduce in un approccio unico alla finanza consumer. Alcuni dei nostri prodotti, come Circle Pay e Circle Trade, hanno competitor differenti».

Oggi Francia e Italia si uniscono ai milioni di persone che utilizzano Circle Pay per inviare e ricevere denaro istantaneamente. Come ha trovato il mercato italiano?

«L’Italia è il mercato che ha risposto meglio in Europa e presenta il più alto potenziale:l’85% delle transazioni avviene ancora incash. Il lancio in Italia ha visto come protagonista Circle Pay, la nostra app di pagamenti peer to peer, con un ottimo riscontro tra i giovani».

Concretamente quali possibilità offrite ai vostri clienti?

«Abbiamo prodotti che si rivolgono a pubblici diversi: consentiamo di scambiare denaro P2P con Circle Pay, mentre con Circle Invest iniziamo ad avvicinare il pubblico B2C e Retail al mondo delle criptovalute con piccoli investimenti. Su Poloniex – una piattaforma di exchange da una criptovaluta all’altra – diamo la possibilità di scambiare criptomonete a chi ne è in possesso, ma è un prodotto dedicato a un target esperto. Infine, con il nostro prodotto B2BCircleTrade offriamo a investitori professionisti la possibilità di investire in criptovalute o liquidarle tramite il nostro OTC (over the count) Trading Desk».

Prossimi passi di espansione?

«In Italia vogliamo consolidare Circle Pay, continuando in parallelo a lavorare costantemente per posizionarci come player di riferimento nel mercato cripto».

Che tipo di sviluppo vede per questo mercato anche alla luce dei recenti crolli del prezzo delle criptovalute?

«Ci aspettiamo possibili fluttuazioni superiori al20%.Nonostante questo, le nostre operazioni di trading non ne hanno risentito».

Un affare sul quale si stanno lanciando grandi banche come Goldman Sachs (che ha investito anche su Circle): qual è il futuro di questi asset?

«Le criptovalute sono solo un tipo di cripto-asset. Crediamo che ogni stock, contratto finanziario e tutti i tipi di proprietà diventeranno dei “cripto-token” e potranno essere scambiati su marketplace dedicati.

Quali le possibili intersezioni con il mondo della finanza?

«Accordi e contratti basati su blockchain permetteranno a sempre più persone in tutto il mondo di digitalizzare qualsiasi asset. Anche servizi e asset digitali e fisici possono muoversi grazie alla blockchain».

Per qualcuno si tratta solo di una bolla…

«Non sono d’accordo. Stiamo andando sempre di più nella direzione della tokenization of everything. Il mondo delle criptovalute è volatile ma la moneta digitale sta entrando in maniera importante nella nostra quotidianità. Sono nuove tecnologie destinate a integrarsi nelle abitudini della società, come è stato per Internet».

 

Piano Industria 4.0, ok delle imprese
Indagine Cdo: «Diventi strutturale»

MILANO

UNA PMI su quattro nel settore della meccanica giudica discreti gli effetti del Piano nazionale 4.0, anche se è sembrato privilegiare le grandi imprese. Un altro 24,1% ne dà una valutazione positiva, ma l’avrebbe voluto pluriennale. Sono alcuni dati della ricerca sull’Industria manifatturiera meccanica da Grs Ricerca e Strategia, eseguita su un campione di 253 aziende italiane del settore: un sentiment analizzato nel Forum trasformazione digitale di ‘Fabbrica per l’eccellenza’, la learning community Cdo. Per quanto riguarda il resto del campione, il 17,7% esprime un giudizio pienamente positivo sul piano, un altro 15,2% ne dà un giudizio, invece, negativo. Lo 0,6%, infine, lo trova troppo sbilanciato verso i privati. In merito agli ulteriori incentivi 4.0 per il 2018-2020, il 41,8% delle pmi meccaniche esprime soddisfazione; il 31% dice che i provvedimenti costituiscono una buona base di partenza, ma sono ancora insufficienti. Il 9% esprime un parere negativo. «Big data, connessioni remote senza confini, Internet of things offrono anche alle pmi l’opportunità di competere nell’economia globale, ma presentano dei rischi da evitare», spiega Dionigi Gianola (nella foto), direttore generale Cdo.

Saipem ha scelto Accenture
«Sarà partner per l’innovazione»

MILANO

ACCENTURE è stata scelta da Saipem, leader mondiale per i servizi di perforazione, ingegneria e costruzione, quale partner in grado di promuovere il suo percorso di trasformazione digitale a livello mondiale. Accenture sarà responsabile di fornire e implementare l’infrastruttura IT, i servizi di networking e tlc e di promuovere l’evoluzione delle business application di Saipem. Nell’ambito di un accordo quinquennale, con l’obiettivo di migliorare le performance di business dell’azienda, Accenture supporterà Saipem nella migrazione verso un nuovo modello di IT, accelerando le soluzioni cloud e l’adozione di tecnologie come big data e analytics, l’Internet delle cose, l’intelligenza artificiale, automazione e cybersecurity.

«SIAMO entusiasti di supportare Saipem nelle sue attività internazionali – è il commento di Fausto Torri, managing director di Accenture –, abilitando modalità di lavoro più flessibili in grado di migliorare la capacità dell’azienda di innovare, ottimizzare ed evolvere il suo portafoglio prodotti e sfruttando il potenziale dei big data. Questo progetto nasce da una collaborazione proficua che ci lega a Saipem da oltre vent’anni». Il portafoglio globale di Accenture vanta oltre 6.000 brevetti.


Non sottovalutate la reputazione
«Manager e imprese crescono
grazie a un’immagine corretta»

Giuseppe Catapano

MILANO

NON è aleatoria. Può persino essere modellata con un lavoro di ingegneria ad hoc: la reputazione è elemento chiave per il successo di un’azienda o di un manager. Esistono società che si occupano proprio di questo. Una è Reputation Manager, specializzata in analisi e consulenza sulla reputazione online e in tutela di brand e privati sul web. I numeri della realtà nata nel Milanese testimoniano quanto quest’indicatore sia diventato cruciale: occupati cresciuti da 3 a 40 nel giro di qualche anno, due sedi a Milano e una aRoma, 1.600 segnalazioni e richieste d’intervento gestite nell’ultimo triennio, con 900 contenuti rimossi online, e una crescita di fatturato del 27% nel 2017 rispetto al 2016.

IL CEO, Andrea Barchiesi, da tempo si occupa dei temi della protezione dei dati personali e dell’identità digitale. Che non è solo quella prodotta dai social network e che deriva dall’intero universo di contenuti presenti sul web. Il ‘campo’ in cui è protagonista Reputation Manager. «Ci occupiamo di analisi e ingegneria della reputazione, ovvero della sua costruzione. Trasferire agli altri un’immagine corretta di se stessi – ammette Barchiesi – è importante soprattutto da qualche anno a questa parte, ma in realtà il problema è sempre esistito, anche in epoche antiche, e interessa tutti dallo sport alla politica passando per aziende e manager. Un tempo il business to business pensava di essere immune, e invece non è così. Una semplice ricerca online può influenzare le scelte, qualsiasi entità è sottoposta al giudizio soggettivo degli altri». E allora a Reputation Manager si rivolgono imprese, dirigenti di società di diversi settori, vip, realtà dello sport e atleti. «Si interessa alla questione chiunque abbia un patrimonio d’immagine da gestire – esemplifica il ceo della società –. Pensiamo a una grande azienda che vuole sponsorizzare un campione: ha bisogno di sapere che reputazione ha a tutti i livelli, sportivo e anche personale. Allo stesso tempo un atleta può essere interessato a proiettarsi con un’immagine adeguata all’esterno: lì interveniamo con l’ingegneria». Che in concreto vuol dire lavorare sui contenuti presenti online.

«NEL DIGITALE – spiega Barchiesi – resta tutto, il buono e il cattivo che sono riconducibili a una persona. Il problema è che gli elementi negativi vengono considerati di più. E allora una reputazione si distorce. A quel punto agiamo in modo correttivo facendo in modo che emergano le cose fatte in maniera più fedele alla realtà, nel rispetto delle norme e delle evoluzioni sulla protezione dei dati personali». Sempre più spesso i top manager chiedono di intervenire per perfezionare la loro ‘fama’. «La scelta di un dirigente ha un riflesso importante sull’azienda stessa: chi è chiamato a guidare una banca, ad esempio, non può che essersi ispirato ai valori della correttezza e della trasparenza. Poi – insiste il ceo di Reputation Manager – c’è il riflesso personale, perché una società, assieme a quel determinato manager, assume la sua personalità e la sua credibilità. Ecco perché è avvertito come importante il lavoro sulla reputazione».

PER UN’AZIENDA, invece, contano i rapporti con le altre realtà, con le istituzioni e con i consumatori. «Pensiamo al caso Tim e alla guerra reputazionale di cui sono stati protagonisti Elliott e Vivendi. Oggi la leva della reputazione è usata per attaccare agli altri. Il doping di atleti russi e lo scandalo Volkswagen in Germania hanno minato la credibilità dei rispettivi Paesi», osserva Barchiesi.

INTANTO Reputation Manager è in crescita continua e collabora anche con il ministero della Salute per contrastare le false informazioni online sui temi che riguardano la salute dei cittadini. «Stiamo lavorando – chiude Barchiesi – anche in nuove aree come quella delle fake news. Quel contesto è costituito da contenuti non solo lesivi, ma sbagliati. In ambito sanitario, come per il dibattito sui vaccini, o nel mondo del food è fondamentale intervenire per ripristinare la corretta informazione».

Di | 2018-05-15T15:09:10+00:00 15/05/2018|Dossier PMI|