Corsa ai piani personali
Anima punta in alto
Una torta da 16 miliardi

Claudia Cervini

MILANO

CRESCONO le attività delle società di gestione che offrono fondi legati ai Piani Individuali di Risparmio (Pir), quegli strumenti nati con la legge di stabilità 2017 che consentono di azzerare le imposte sui capital gain e quelle di successione. Anima è stata la prima a lanciarne uno: «Anima Crescita Italia ha iniziato a raccogliere le prime adesioni a inizio gennaio. La distribuzione su larga scala è partita nelle scorse settimane, segnando una raccolta a oggi prossima a 100 milioni», spiega Claudio Tosato, responsabile divisione prodotti di Anima Sgr. E un secondo fondo, nato nel 2015, è stato adeguato alla normativa dei Pir ad aprile.

Come stanno rispondendo i risparmiatori italiani ai Pir?

«Con Anima Crescita Italia registriamo un crescente interesse per questa nuova soluzione di investimento. Si tratta di un fondo bilanciato obbligazionario: investe mediamente in azioni per il 30%, in obbligazioni per il 65% e il restante in liquidità. Come prevede la normativa Pir, il 70% degli investimenti è indirizzato verso titoli emessi da imprese con stabile organizzazione in Italia. Per quanto riguarda il restante 30%, la nostra scelta è stata di diversificare al massimo l’investimento, con una componente di azioni e obbligazioni internazionali».

Come si caratterizza il secondo prodotto?

«Anima Iniziativa Italia è un fondo azionario Italia specializzato in particolare sulle società italiane con bassa e media capitalizzazione: un segmento di mercato interessante in un’ottica di medio lungo periodo ed è al contempo, per la sua specializzazione, un prodotto con un profilo di rischio alto (6 in una scala da 1 a 7) e dunque esprime al meglio il suo valore, a nostro avviso, all’interno di un portafoglio che comprende anche fondi di altra natura. Come detto, il fondo, Pir compliant da aprile, è nato in realtà nel febbraio 2015 come prodotto destinato alla clientela istituzionale».

Quale target vi siete posti in termini di raccolta?

«Il nostro primo obiettivo è spiegare al pubblico i vantaggi di questo tipo di strumento, se questi saranno adeguatamente compresi,la raccolta seguirà. I Pea francesi e gli Isa inglesi sono due modelli diversi ma di evidente successo di investimenti incentivati fiscalmente. Analogamente, pensiamo che i Pir abbiano tutte le carte in regola per diventare una componente importante e stabile dei portafogli delle famiglie italiane».

Quanto risparmio confluirà dai Pir alle imprese a livello di sistema nel medio periodo?

«Se guardiamole stime di fonte Assogestioni, la raccolta dei Pir potrebbe arrivare a regime a 16miliardi di euro, di cui 6 dalle casse dei fondi pensione e 10 dal risparmio privato. Di questi, almeno 2 miliardi dovrebbero essere investiti in Pmi».

Su quali altri prodotti state puntando?

«C’è interesse soprattutto per tre tipologie di prodotti. Primo: fondi di tipo bilanciato o flessibile che uniscono a una componente obbligazionaria una azionaria, in modo da diversificare le fonti di performance. È importante, in una fase di mercato come questa, caratterizzata da rendimenti molto bassi sulla parte obbligazionaria tradizionale (titoli di stato) e mercati azionari maturi, una certa flessibilità nella struttura del portafoglio. Secondo: c’è un interesse crescente verso le soluzioni multi-asset, fondi che insieme agli investimenti tradizionali (azioni, obbligazioni, liquidità) una componente in asset class diverse, come le materie prime. Terzo: continuano a piacere le soluzioni con un obiettivo temporale predefinito e la distribuzione periodica dei risultati di gestione (dividendi, cedole, interessi).