I NOSTRI AMICI ANIMALI

Ca’ Zampa, non solo una clinica
«Dal veterinario alla toelettatura
ci prendiamo cura di cani e gatti»

Cosimo Firenzani
MILANO

UNA STARTUP innovativa, sia sul fronte tecnologico sia su quello del format, in un mercato in crescita costante. Da poco più di un mese a Brugherio, in provincia di Monza e Brianza, è stato aperto Ca’ Zampa: un centro di servizi integrati per gli animali domestici. E la tecnologia? La startup ha brevettato una piattaforma tecnologica a supporto dell’attività di diagnosi, monitoraggio e terapia veterinaria, facilitando così il rapporto tra pet, proprietario e clinica. Giovanna Salza, moglie del banchiere e top manager Corrado Passera, è l’ideatrice e la presidente di Ca’ Zampa, dopo una carriera nella comunicazione.

Com’è nata l’idea?

«Per un progetto del genere ci vuole prima di tutto una grandissima passione per gli animali – risponde Salza –. Il mercato dei pet è in netta crescita, ma l’Italia è più indietro rispetto ad altri Paesi, inclusi quelli europei. In Italia ci sono 60 milioni di pet, di cui 15 milioni sono cani e gatti. È un mercato da 3,5 miliardi circa, di cui oltre la metà è legato al cibo per animali, mentre le cure veterinarie pesano solo per il 17%. Siamo partiti da questa considerazione: è un mercato ad alto potenziale, ma poco servito e ci sono una serie di bisogni non soddisfatti dei proprietari di animali da compagnia».

Come funziona il modello di Ca’ Zampa?

«Ci siamo ispirati a modelli già esistenti all’estero: abbiamo studiato per un anno i format stranieri e il mercato italiano, costituito da 6.500 strutture veterinarie, prevalentemente di piccole dimensioni. Nella clinica Ca’ Zampa abbiamo messo al centro la figura del veterinario e offriamo tutti i servizi integrati legati al benessere dell’animale: dai servizi veterinari alla chirurgia, dalla toelettatura all’educazione, dall’‘asilo’ dove poter lasciare il proprio pet per brevi periodi alla parafarmacia, dai piani salute ad uno spazio riservato al fine vita degli animali. Il tutto con personale specializzato. L’idea di fondo è quella di semplificare la vita dei proprietari dei pet: un solo interlocutore, anziché 6 o 7. Nella prima clinica aperta a Brugherio (Milano), ci sono 6 ambulatori con 10 veterinari e altre dieci persone che lavorano nella struttura. Ci occupiamo di medicina di primo livello, ma collaboriamo con veterinari e altri centri per interventi specialistici».

Cosa vuol dire per voi essere una startup?

«Vogliamo contribuire a innovare il settore puntando sulla qualità del servizio. Innovativo è il format della clinica che integra in un unico luogo tutti i servizi per i pet. Innovativi sono gli spazi progettati per essere funzionali, ma anche piacevoli per gli animali e i proprietari. E c’è anche una forte componente di innovazione tecnologica. Il tutto coniugando grande qualità con prezzi accessibili e sostenibilità economica del progetto in generale».

Vi state, quindi, dedicando anche all’innovazione tecnologica nel settore…

«Abbiamo brevettato una piattaforma tecnologica che favorisce l’interazione tra veterinario, proprietario e pet e rende più efficienti i processi di diagnosi e di monitoraggio della terapia, mettendoli a disposizione della comunità scientifica di riferimento. Ci siamo ispirati ai trend nella medicina umana come la telemedicina e lo sviluppo di device per il monitoraggio dello stato di salute. La piattaforma è in fase di sviluppo, tra qualche mese contiamo di avere il primo prototipo per i veterinari».

Cosa prevedono i vostri piani?

«Stiamo lavorando per aprire quattro nuove cliniche nel 2019. Il format sarà lo stesso di Brugherio: strutture che offrono servizi integrati all’interno di centri commerciali e, magari, nelle vicinanze di un punto vendita di cibo per animali. Guardiamo con grande attenzione a Lombardia, Piemonte, Emilia- Romagna e Toscana».

Assalco-Zoomark Il pet food è un business che vale 2 miliardi solo in Italia

MILANO

UN GIRO D’AFFARI che supera i due miliardi di euro. Tanto vale il mercato dei prodotti per l’alimentazione dei cani e gatti in Italia nel 2017. Per l’esattezza, il fatturato ammonta a 2,05 miliardi, per un totale di 573.940 tonnellate di cibo commercializzate: i numeri sono stati diffusi nell’undicesimo rapporto Assalco-Zoomark 2018. Un settore in continua crescita, quello del pet food, e anche l’anno scorso non ha fatto eccezione: +3,8% a valore e +2,4% come volumi. Nel periodo 2014-2017, il mercato si è sviluppato con un tasso di crescita annuo composto pari a +3,6% a valore e +1,6% a volume.

NON ESISTE un’Anagrafe nazionale degli animali d’affezione, ma si stima che i pet presenti in Italia rimangano stabili intorno ai 60 milioni. Più precisamente 60 milioni e 400mila unità, secondo gli ultimi dati di Euromonitor. La metà circa sono pesci, con una popolazione di circa 30 milioni di esemplari. A seguire, gli uccelli (13 milioni), i gatti (7,5 milioni), i cani (7 milioni) e i piccoli mammiferi e rettili (3 milioni). Eppure, il business del pet food punta forte sugli amici a quattro zampe: il mercato degli alimenti per gatto rappresenta il 52,7% del totale (tra gdo, petshop tradizionali e catene), sviluppando un giro d’affari di 1.082 milioni (+3% verso il 2016); gli alimenti per cane rappresentano, a valore, il 47,3% del totale, pari a quasi 969 milioni.

MA NON È SOLO questione di soldi. Gli animali da compagnia sono ormai vissuti come veri e propri membri delle nostre famiglie. Un italiano su due, tra quelli che vivono con un pet, si legge ancora nel rapporto Assalco-Zoomark 2018, dedica loro una parte consistente del proprio tempo libero, mentre il 46% viaggia solo se anche il proprio amico a quattro zampe può farlo. Riservano un’attenzione prioritaria alla cura di benessere e nutrizione dei loro pet, con il 77% che viene nutrito con pet food industriale. Il riconoscimento dei pet, tuttavia, va ben oltre l’ambito familiare. Sono numerose, ad esempio, le aziende che consentono ai lavoratori di recarsi in ufficio con il proprio animale da compagnia. In crescita anche il ruolo sociale soprattutto dei cani: oltre a fornire assistenza ai non vedenti, possono prestare soccorso alle persone affette da diabete, grazie alla loro capacità di identificare le variazioni di glucosio nel sudore o nella saliva.

«IL RAPPORTO restituisce la fotografia di un Paese che denota una crescente sensibilità rispetto al ruolo sociale dei pet, radicata al punto da tradursi in richieste di una maggiore riconoscimento anche a livello giuridico ed economico – commenta Gianmarco Ferrari, presidente di Assalco –. Seppur il ‘sentir comune’ non abbia ancora trovato una piena traduzione nello sviluppo di norme, strutture e sistemi, l’attenzione è alta».

Di | 2018-07-23T14:48:07+00:00 23/07/2018|Imprese|