I MERCATI NON VANNO IN FERIE

Borsa, la tempesta può colpire d’estate
Mettere al sicuro i risparmi è facile
Ma la liquidità rende ancora poco

Andrea Telara
MILANO

C’ERA UNA VOLTA una massima molto in voga nella comunità finanziaria: «Vendi a maggio e vai in vacanza». A seguire questo consiglio erano di solito gli investitori che, in vista della stagione estiva e di un conseguente calo dei volumi di scambio sulle borse internazionali, cercavano di mettersi al riparo da un brusco scossone degli indici, come quelli già verificatisi negli anni scorsi proprio in agosto.

È STATO così nel 2007, in occasione della crisi dei mutui subprime americani che ha fatto precipitare Wall Street. Ed è stato così pure nel 2011 quando, durante il mese più caldo, c’è stato un attacco speculativo contro il debito di alcuni Paesi europei, Italia compresa. Senza dimenticare altre crisi minori di Borsa minori come quella dell’estate 2015, quando gli indici azionari hanno avuto una correzione notevole, seppur non drammatica come negli anni precedenti. Gli investitori che vogliono dormire sonni tranquilli in vacanza, dunque, possono prendersi una pausa di riflessione, parcheggiando parte del loro capitale in qualche strumento finanziario a basso rischio. Quale? Purtroppo non è facile trovarne uno che sia redditizio visto che, col calo dei tassi d’interesse, i rendimenti dei conti bancari e delle obbligazioni sono letteralmente colati a picco. Tra i conti di deposito, un tempo molto gettonati dai risparmiatori per far fruttare la liquidità, i prodotti più convenienti segnalati dal sito di comparazione online Segugio.it offrono per esempio un interesse lordo su base annua attorno allo 0,75% (0,57% al netto delle tasse).

È IL CASO del Conto Ioposso di Santander Consumer Bank o di ConosuIbl di Ibl Banca, che permettono di ritirare la liquidità in qualsiasi momento, senza alcun vincolo. Soltanto accettando di tenere ferme le giacenze per almeno 12 mesi, si ottiene un rendimento annuo superiore all’1% lordo, corrispondente allo 0,76% al netto delle tasse. Considerando che si tratta di interessi su base annua, parcheggiare la liquidità su un conto di deposito per poche settimane o mesi vuol dire ottenere guadagni ridotti al lumicino, inferiori a 40 o 50 euro ogni 30 giorni al netto di tulle le imposte e le spese, su un capitale di ben 100mila euro. Purtroppo, però, sul mercato non ci sono molte alternative. Pure gli interessi dei titoli di Stato di breve scadenza come i Bot sono infatti al tappeto e, per effetto delle spese di negoziazione richieste dalle banche, finiscono addirittura sotto zero. Per ottenere qualche punto in più di rendimento, anche se non vi è la certezza, è possibile indirizzarsi sui prodotti del risparmio gestito come i fondi monetari, che investono in bond di brevissima scadenza. L’importante, però, è scegliere un fondo capace di battere le performance medie del mercato.

SECONDO la società di analisi Morningstar, il fondo monetario più redditizio dell’ultimo anno è stato Az Fund Alternative Cash di Azimut, che ha avuto una performance positiva del 2,4% (a fine luglio). Segue a distanza il fondo AcomeA Liquidità con un guadagno dello 0,03% in 12 mesi. Non va dimenticato un dettaglio importante: per i prodotti del risparmio gestito, i risultati messi a segno in passato non sono affatto una garanzia per il futuro e non è detto che si ripetano negli anni a venire. Fatta la premessa, una cosa sembra certa: finché i tassi d’interesse rimarranno vicino allo zero come oggi, far fruttare la liquidità senza rischi resterà un’impresa difficile.

Decreto Dignità LabLaw: «Va migliorato, la flessibilità è necessaria»

MILANO

IL DECRETO DIGNITÀ sconta un peccato originale: la mancanza di conoscenza e comprensione della realtà del lavoro e delle produzioni. La pensa così il giuslavorista Francesco Rotondi, co-fondatore di LabLaw, lo studio legale italiano specializzato esclusivamente in diritto del lavoro e diritto sindacale, che spiega in 5 punti da dove partire per migliorare i provvedimenti sul lavoro allo studio del governo Conti. Innanzitutto «la flessibilità del lavoro è fondamentale per gestire l’organizzazione del lavoro delle nostre aziende – spiega Rotondi –. Se il mercato è instabile, è impossibile per le aziende poter programmare assunzioni a tempo indeterminato per tutti. Una quota di lavoro a termine è imprescindibile».

SECONDO e terzo punto, il decreto Dignità «non crea lavoro a tempo indeterminato. Le rigidità introdotte sui contratti a termine e sul lavoro in somministrazione, che non rappresentano precarietà ma una buona flessibilità, rendono il loro utilizzo molto difficoltoso. Un colpo durissimo in particolare per la somministrazione, che impiega in un anno oltre 700mila persone e che ha un meccanismo di tutele bilateriali aggiuntive rispetto a quello previsto dai contratti nazionali applicati. La conseguenza di tali restrizioni – continua l’avvocato – non sarà mai l’aumento dei contratti a tempo indeterminato, se questo è l’obiettivo del Governo, ma l’aumento della precarietà, del lavoro straordinario, del lavoro grigio e nero e così via». Insomma, serve la distinzione tra flessibilità e precarietà: «La prima fa rima con legalità e tutele – continua il giuslavorista –, la seconda con illegalità e sfruttamento».

POI ROTONDI passa alle politiche attive del lavoro. «L’occupabiltà è la vera priorità della riforma del lavoro in Italia – sentenzia –. Il vero ammortizzatore sociale è garantire la ricollocazione delle persone che perdono il lavoro in un arco di tempo ragionevole. Qui gli strumenti principali sono: il potenziamento dell’assegno di ricollocazione, l’orientamento al lavoro nelle scuole per promuovere il lavoro che c’è (e non solo quello dei sogni), favorire l’incontro tra domanda e offerta verso i settori in cui c’è una carenza di lavoratori disponibili».

INFINE, l’ultimo punto, indicato come il Jobs App. «Equiparare i lavoretti della Gig Economy al lavoro così come descritto dalla nostra Costituzione è un grave errore che porterebbe al ridimensionamento di un nuovo settore economico – chiude il giuslavorista di LabLaw –. Piuttosto, stabiliamo una serie di sacrosante tutele per questi ‘lavoretti’, che ho chiamato Jobs App, ma tenendo conto che qui stiamo parlando di altro rispetto al lavoro che deve garantire la dignità del lavoratore e della sua famiglia».

Di | 2018-08-06T15:07:42+00:00 06/08/2018|Dossier Economia & Finanza|