I MARCHI DELL’ABBIGLIAMENTO

Ramponi, il re di borchie e strass
«Diamo luce agli abiti degli stilisti
In Borsa per fare il salto di qualità»

Giuliano Molossi
CARBONATE (COMO)

DÀ LUMINOSITÀ e brillantezza ai capi dell’alta moda, fa splendere abiti, borse e calzature di tutte le maggiori griffe, da Chanel a Fendi, da Prada a Louboutin, da Gucci ad Armani. Alfredo Ramponi, titolare della ‘Ramponi stones and strass’ di Carbonate (Como) è il re delle borchie, strass, pietre che decorano scarpe e capi di lusso. L’azienda, che occupa 3.500 metri quadrati di area produttiva, è in continua espansione (ha ricevuto recentemente il premio per essere fra le imprese più performanti) e dà lavoro a 52 dipendenti fissi (tutte donne) più altrettanti interinali, sfiora i 20 milioni di ricavi e si appresta allo sbarco in Borsa. Con advisor la merchant bank di Fabio Arpe dedicata alle piccole e medie imprese, sbarcherà a piazza Affari entro la fine dell’anno. Nel suo piccolo, si fa per dire, è un’azienda modello: anche i cinesi hanno dovuto alzare bandiera bianca. Fra i suoi grandi clienti c’è Valentino e, solo per lui, Ramponi sforna 60 milioni di pezzi all’anno. Ha 200 modelli di stampi diversi per borchie (leader mondiale per quelle in Abs), con 35 colorazioni diverse è in grado di soddisfare qualsiasi richiesta di personalizzazione. I grandi della moda vengono tutti qui, in questa eccellenza lombarda del made in Italy, per dare l’ultimo tocco di luce alle loro creazioni.

OGGI È UN IMPRENDITORE di successo ma quando, trent’anni fa, Alfredo Ramponi, eccellente nuotatore professionista, ereditò dal padre l’azienda, mai e poi mai poteva immaginare che un giorno sarebbe diventato «il re delle borchie». Il padre infatti aveva una piccola impresa di accessori per hi-fi che, con l’avvento del cd, era avviata verso il fallimento. Ramponi Jr, grazie a un incontro fortuito con un commerciante svizzero di bigiotteria e alla sua passione per mineralogia e gemmologia, riuscì miracolosamente a riconvertirla nella produzione di pietre e cristalli sintetici per gli accessori fashion. Il suo primo cliente importante fu Louboutin, poi, con il passa parola, arrivarono tutti gli altri, a cominciare da Valentino.

Dottor Ramponi, quando capi’ che la scommessa era vinta?

«La svolta vera e propria fu dieci anni fa, nel 2008, con l’intuizione di passare dalle borchie di metallo a quelle in Abs, materiale plastico molto più leggero ed economico, e con un nuovo e particolare sistema di aggancio».

Quali sono i punti di forza della sua azienda?

«Gli investimenti in tecnologia – alla ricerca e sviluppo destiniamo quasi il 10 per cento del fatturato –, i nuovi processi produttivi, i macchinari all’avanguardia, la grande attenzione alla qualità dei nostri prodotti, il ventaglio di offerte che è un po’ il fiore all’occhiello della nostra azienda, cioè la capacità di dare al cliente un servizio ‘chiavi in mano’, su misura ».

Per voi cosa significa innovare?

«L’innovazione vale sia per i prodotti che per i processi produttivi e le tecnologie. Ad esempio: le borchie sono in plastica, ma siamo riusciti a dargli l’effetto sonoro del metallo. Per una ragione molto semplice: si tratta di borchie che vengono applicate a borse molto costose e se il cliente sapesse che sono di plastica resterebbe molto deluso».

Parliamo della concorrenza. È soprattutto cinese?

«No, perché i grandi marchi pretendono un livello di qualità che i cinesi non possono garantire».

C’è anche concorrenza sleale? Capita che provino a copiarvi?

«Purtroppo sì, anche recentemente, ed è stato molto spiacevole».

Perché la decisione di quotarsi in Borsa?

«Abbiamo progetti importanti che richiedevano questo passo».

Cosa c’è nel futuro della Ramponi?

«Ci stiamo indirizzando verso nuovi settori, l’arredamento, i ricami e anche la stampa digitale soprattutto per la pelletteria, che richiederanno investimenti importanti. È stata una richiesta dei nostri clienti di avere anche questo servizio. Certamente li accontenteremo».

Lei è il campione del mondo delle quote rosa…. Come mai sono tutte donne i suoi dipendenti?

«Per la tipologia del lavoro, dove bisogna essere molto precisi. Noi uomini siamo un po’ più grossolani… ».

Cosa chiede da imprenditore al nuovo governo? E che pensa del decreto dignità?

«Nel nostro settore ci sono sbalzi vertiginosi di produzione, in base agli ordini che arrivano, e avremmo bisogno di maggiore elasticità. Portare i contratti a termine da 36 a 24 mesi è un grave errore. Questo è un lavoro di grande manualità. Cosa facciamo? Una volta che una ragazza ha imparato il mestiere dobbiamo lasciarla a casa? Continuare a cambiare gli interinali sarebbe un danno. Al nuovo governo chiederei anche di premiare, di aiutare con sgravi fiscali o altri incentivi le aziende come la nostra che non hanno mai delocalizzato. Non le nascondo che sono stato più volte contattato dalla Svizzera per spostare la mia azienda in Canton Ticino, ma ho rifiutato perché sono orgoglioso di essere italiano e di produrre nel Belpaese».

Eventi Made in Italy protagonista a Hong Kong e Mosca

MOSCA (Russia)

SEMPRE PIÙ PROTAGONISTA. La moda tricolore ha mietuto successi in due prestigiose manifestazioni internazionali, a testimonianza che il made in Italy resta sinonimo di qualità ed eleganza da un capo all’altro del mondo. A supportare i brand nostrani, in entrambe le occasioni, è stata Emi, l’Ente Moda Italia. Al Krasnaja Presnja Expocentr di Mosca si è tenuta la XXXI edizione di CPM Collection Premiere Moscow, il più importante salone di moda della Russia e dell’Europa dell’Est. Emi ha allestito aree speciali ‘Italian Fashion’, dedicate alla moda donna, uomo e bambino di abbigliamento, intimo e accessori. All’edizione hanno partecipato quasi 1.300 marchi da tutto il mondo: 108 quelli italiani, che hanno presentato le collezioni primavera-estate 2019.

NELLE STESSE GIORNATE a Hong Kong, negli innovativi spazi dell’HK Convention and Exhibition Center, si è tenuto Centrestage, fiera internazionale di abbigliamento, calzature e accessori uomo e donna. Ente Moda Italia ha promosso un’area speciale con 12 brand italiani e le loro collezioni donna, uomo e accessori. «Nella nostra strategia di penetrazione del mercato cinese, Hong Kong rappresenta una tappa fondamentale – dice Alberto Scaccioni, ad di Ente Moda Italia (nella foto) – sulla quale abbiamo deciso di investire con forza».

Di |2018-10-02T09:24:17+00:0017/09/2018|Imprese|