I MARCHI DEL SETTORE

Prosciutto Toscano Dop scopre l’America
«Puntiamo sui mercati Usa e Canada
Ai consumatori piace preaffettato»

Monica Pieraccini
FIRENZE

IL PROSCIUTTO toscano piace agli americani, soprattutto se preaffettato. Buone le previsioni di crescita dell’export per il prodotto del Consorzio del Prosciutto Toscano Dop, fondato nel 1990. «I mercati di riferimento sono i paesi comunitari – spiega il presidente del consorzio Cristiano Ludovici – ma ci stiamo imponendo su mercati nuovi, come quelli degli Stati Uniti e del Canada, frutto della politica di promozione e comunicazione che abbiamo fatto in questi anni e delle fiere internazionali a cui abbiamo partecipato».

AFFEZIONATI clienti sono poi i giapponesi, anche se per raggiungerli, spiega Ludovici, «abbiamo bisogno di incrementare la nostra produzione». La quale, negli ultimi due-tre anni, è rimasta sostanzialmente stabile, con circa 370mila prosciutti l’anno. «Una parte importante della produzione, circa il 20 per cento – fa presente il presidente – viene venduta preconfezionata, dunque preaffettata. Tra i consorzi di tutela il nostro è quello che ha la percentuale di prodotto più alta del venduto preaffettato, a dimostrazione dell’attenzione alla tradizione nella produzione del prosciutto e della propensione all’innovazione nel distribuirlo e nel servirlo». Sono 21 le aziende che aderiscono al consorzio, cambiate nel corso del tempo.

«ALCUNI storici produttori – afferma Ludovici – sono stati sostituiti da importanti aziende nazionali che sono venute a produrre in Toscana. Per questo il prosciutto toscano dop è un volano per l’economia regionale, un driver di crescita perché attrae investimenti di altri gruppi nazionali che sono sul nostro territorio per potersi fregiare del dop». Un prodotto molto apprezzato soprattutto da bambini, anziani e anche sportivi. «I nostri prosciutti – prosegue il presidente del Consorzio – hanno un contenuto di sale ridotto, sono ricchi di proteine di alta qualità e di vitamine del gruppo B. Ciò corrisponde agli standard e alle esigenze salutistiche di tanti gruppi di consumatori. Un prodotto, dunque, raffinato e adatto a ogni tipo di dieta ed è questa la direzione verso la quale tutti i soci si stanno muovendo».

E’ NEL 1996 che il Prosciutto Toscano ha ottenuto l’ambito riconoscimento comunitario della Dop, la ‘Denominazione di Origine Protetta’, grazie all’impegno e al rispetto per la tradizione alimentare toscana di tutti i Consorziati, che hanno deciso di aderire alle precise regole stabilite dal disciplinare di produzione. I suini sono scelti solo se nati, allevati e macellati in Toscana e nelle altre regioni limitrofe. Gli animali devono avere almeno nove mesi di età ed un peso vivo tra i 144 ed i 176 chili. La lavorazione, esclusivamente di cosce fresche (non sono ammesse infatti cosce congelate o sottoposte ad altri trattamenti di mantenimento), è effettuata solo presso prosciuttifici situati in Toscana. La salatura è eseguita a secco con l’impiego di sale, pepe e aromi naturali tipici del territorio.

IL SAPORE che ne deriva è molto caratteristico: un gusto delicato che, arricchito sapientemente da quegli aromi inconfondibili della ‘toscanità’, hanno reso famoso il Prosciutto Toscano. Il controllo della produzione è effettuato da un organismo di certificazione autorizzato dal ministero delle Politiche Agricole e Forestali che verifica il rispetto delle regole previste nel disciplinare. Solo se vengono rispettate le rigide prescrizioni, i prosciutti possono ottenere, dopo una lunga stagionatura, il marchio a fuoco del Consorzio raffigurante la Regione Toscana.


Finocchiona Igp, che passione
Produzione ancora in crescita
Sale l’export verso Germania
Inghilterra, Olanda e Belgio

Monica Pieraccini
FIRENZE

LA PRODUZIONE di Finocchiona Igp cresce nel 2018. Dopo un ottimo semestre, anche nel periodo luglio-settembre di quest’anno si registrano andamenti positivi: sono stati insaccati oltre 450mila chili a fronte dei 350mila dello stesso periodo 2017, segnando quindi una crescita del 27,5 per cento. Positiva anche la valutazione della produzione da inizio anno fino al 30 settembre, che arriva a toccare oltre 1 milione e 370mila chilogrammi, con un incremento dell’11 per cento rispetto allo scorso anno.

PER QUANTO riguarda le certificazioni di Finocchiona Igp, nel 2018 sono stati poco più di 341mila chilogrammi, mentre, confrontando i primi nove mesi dello scorso anno con quanto certificato fino al 30 settembre di quest’anno, si attesta sostanzialmente la parità, con un +0,5 per cento. Intanto, è sempre più apprezzata la Finocchiona Igp tagliata a tranci e confezionata sottovuoto, per la quale si registra un vero e proprio boom: nel trimestre luglio, agosto e settembre la crescita è stata del 33 per cento, rispetto all’anno precedente, con oltre 119mila chili tagliati e confezionati. Da inizio anno l’incremento al 30 settembre di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2017 è stato del 23 per cento, con quasi 33mila chilogrammi di prodotto in più.

LE PORZIONI confezionate sottovuoto conquistano così quasi il 30 per cento del mercato, rispetto al 24 per cento del 2017. Resta in testa nella distribuzione il ‘pezzo intero’, venduto direttamente dalle aziende produttive, che rappresenta oltre il 52 per cento del mercato. La quota dell’affettato confezionato in vaschetta si attesta al 18,67 per cento del totale. Continua quindi l’apprezzamento del mercato per il salume prodotto solamente in Toscana, che può vantare, dall’aprile del 2015, il riconoscimento dell’Indicazione Geografica Protetta. «I dati sono davvero ottimi, il trend della Finocchiona Igp è in crescita e, da una prima analisi – dichiara Alessandro Iacomoni, presidente del Consorzio – il mercato estero, anche extra europeo, è quello che ci fa riscontrare il maggior incremento nelle vendite. Noi produttori guardiamo al futuro con grande ottimismo e siamo orgogliosi perché cresciamo continuando a mettere al primo posto la qualità del prodotto ed il rispetto per il consumatore ».

PER QUANTO riguarda le esportazioni, anche se il core business resta l’Italia con, dato 2017, quasi il 66 per cento delle quote, sono positive le vendite all’estero, in particolare verso Germania, Inghilterra, Olanda, Belgio, che rappresentano i Paesi della zona europea sul podio dei consumatori di Finocchiona Igp. Con circa 260mila chilogrammi di finocchiona certificata ed immessa in commercio, è Arezzo che guida la classifica delle province interessate dalla produzione di Finocchiona Igp, che da disciplinare può essere realizzata solo in Toscana. Seguono Siena, con circa 250mila chili di prodotto certificato, e Firenze che contribuisce con 156mila chili di Finocchiona Igp. Più distanziate le province di Grosseto, Pisa, Lucca, Pistoia e Prato con ottimi indici di miglioramento soprattutto nel grossetano e nel pratese.

Di |2018-10-29T15:51:09+00:0029/10/2018|Focus Agroalimentare|