Acqualagna, stagione al via
nella capitale del tartufo
«Sarà l’anno della qualità»

Davide Eusebi
ACQUALAGNA (Pesaro e Urbino)

IL PRIMO mercato nazionale e mondiale del tartufo, quello di Acqualagna, apre i battenti di una stagione che si annuncia straordinaria sia come qualità che come quantità. La borsa del tartufo che il comune ha installato per dare ogni giorno le quotazioni, segna prezzi molto interessanti: la pezzatura grande, oltre i cinquanta grammi, viene quotata duemila euro, quella media (tra quindici e cinquanta grammi) millecinquecento euro, infine la più piccola (fino a quindici grammi) mille euro. «Prezzi notevolmente inferiori allo scorso anno, grazie a una stagione che sembra davvero propizia. La raccolta è appena cominciata ma possiamo già dire che le escursioni termiche e il sole alternato a piogge hanno favorito la crescita del tartufo bianco pregiato », commenta il nuovo sindaco di Acqualagna Luca Lisi che mercoledì 9 ottobre sarà a Roma, al sodalizio dei Piceni, per presentare la 54ª edizione della fiera nazionale del tartufo bianco, in programma in queste date: 27 ottobre, 1,2,3, 9 e 10 novembre con un ricco programma consultabile sul sito del comune (www.acqualagna. com).

ACQUALAGNA ha il primato della commercializzazione del tartufo. «Produciamo i due terzi della quantità nazionale», commenta il sindaco. Qualche numero per capire: ogni anno passano nel mercato di Acqualagna dai 6 ai 700 quintali di tartufo delle varie tipologie. Di questi, circa il 70% è destinato all’export, soprattutto in Germania, nei Paesi Bassi, in Belgio, in Francia, negli Stati Uniti, in Russia, negli Emirati Arabi e anche Giappone. Buona parte viene assorbito anche dal mercato di Alba, primo mercato per consumi. Ad Acqualagna crescono ben quattro varietà, una per ogni stagione: il tartufo bianco pregiato (Tuber Magnatum Pico dall’ultima domenica di settembre al 31 dicembre), il nero pregiato (TuberMelanosporum Vitt dal 1° dicembre al 15 marzo), il bianchetto (Tuber BorchiiVitt dal 15 gennaio al 15 aprile), il nero estivo (Tuber Aestivum Vitt dal 1° giugno al 31 agosto) e il Tuber Magnatum Pico (dall’ultima domenica di settembre al 31 dicembre) ovvero il tartufo bianco più pregiato al mondo. «Oggi – spiega il sindaco – Acqualagna è punto di riferimento online delle quotazioni del prezioso tubero a livello nazionale.

I DATI sono raccolti giornalmente da un ‘Osservatorio Prezzi’ che stabilisce un valore medio di vendita riferito alla qualità e alla pezzatura dei tartufi. La vendita avviene anche online con aziende importanti che sono nate e lavorano proprio qui». Nel comune, un vero distretto economico del tartufo, si contano 250 tartufaie coltivate (di tartufo nero e una decina di tartufaie sperimentali controllate di Bianco pregiato), 10 punti vendita specifici di tartufo e 8 aziende che lo trasformano. Il Comune di Acqualagna ha approvato recentemente anche una variante al Prg (Piano regolatore generale) per ridurre le aree edificabili a vantaggio delle aree agricole destinate a tartufaie. Obiettivo: azzerare il consumo di suolo, favorire la destinazione e la tutela agricola dei terreni, incentivare la coltura del tartufo e la nascita di nuove tartufaie. Più delle case, valgono i tartufi.


Guerra dei dazi, allarme per il pecorino
Vola quello ‘Etico solidale’ di Biraghi
Nel 2019 le vendite crescono del 15%

Martina Strazzari
ROMA

PAURA per il Made in Italy alimentare dopo i dazi di Washington. Dopo la proposta di Donald Trump, giovedì scorso il via libera dell’Organizzazione Mondiale del Commercio alla tassazione del 25% da parte degli Stati Uniti di alcuni prodotti provenienti dall’UE. La scure si è abbattuta su parmigiano reggiano, prosciutto, provolone e pecorino romano. Prodotto, quest’ultimo, già vessato dalle proteste dei pastori sardi che dal 2003 reclamano un giusto prezzo del latte. L’accordo del 2017 tra Coldiretti Sardegna e l’azienda piemontese Biraghi Spa per garantire un prezzo equo della materia prima era stato un segnale forte, e il risultato – il Pecorino Etico Solidale – un successo: nel 2019 +15% nelle vendite in volume rispetto all’anno precedente e, considerando solo il mese di agosto, una crescita del 51%.

NEL 2017, dopo il crollo del prezzo del latte a 55 centesimi a litro, Coldiretti aveva lanciato un grido d’allarme per la sopravvivenza stessa dei pastori. Timore ribadito dal presidente Ettore Prandini al Villaggio Coldiretti a Bologna il 27 settembre: «Bisogna costruire un rapporto – ha affermato – che superi i meccanismi di contrapposizione e cercare gli elementi che uniscono». Ospite della kermesse agroalimentare anche il premier Antonio Conte, che si era detto molto preoccupato dall’ipotesi, poi confermata nei giorni successivi, dei dazi che dovrebbero scattare il 18 ottobre. «E’ più facile costruire muri che ponti – ha detto il direttore regionale Coldiretti Sardegna Luca Saba – ma crediamo nel valore dell’integrazione e soprattutto del Made in Italy». Quel Made in Italy, oltre che Made in Sardegna, che ora è così a rischio.

IL PECORINO romano, oltretutto, è il formaggio ovino più esportato al mondo, e per produrlo è utilizzato il 60% del latte sardo. Una doppia stangata per i pastori, che si trovano quindi di fronte al rischio enorme di vedere i loro prodotti invenduti sugli scaffali della grande distribuzione. La Biraghi, scegliendo di vendere il Pecorino Etico Solidale ad un prezzo leggermente più alto dei prodotti concorrenti, per garantire un giusto compenso agli allevatori sardi, aveva già scommesso molto. Ma l’aumento record delle esportazioni (+37%) nei primi sei mesi dell’anno aveva confermato la vittoria.

PROPRIO in occasione della tappa bolognese del Villaggio contadino, Biraghi ha annunciato il lancio nel 2020 del pecorino da tavola con l’obiettivo, come ricordato dal direttore marketing Claudio Testa, «di posizionarlo come alternativa ad altri formaggi, facendo leva sull’interesse e l’apprezzamento verso altri prodotti a base di latte ovino sardo». Interesse ora minacciato dalle politiche di Trump, che potrebbero far crollare le vendite, peggiorare ulteriormente la situazione degli allevatori sardi, e innalzare l’ennesimo muro.