La strategia Fruttagel
«Puntare sul biologico
è la scelta vincente»

Lorenzo Tazzari
ALFONSINE (Ravenna)

UNA DELLE più antiche produzioni agricole della Romagna è oggi un fiore all’occhiello della produzione ‘bio’ di Fruttagel, nata 1994 raccogliendo l’eredità di due importanti realtà della cooperazione del territorio: Ala Frutta, specializzata nella lavorazione di frutta fresca per la produzione di cremogenati e succhi di frutta in vetro, e Parmasole, leader nella lavorazione del pomodoro e pioniera della produzione di succhi in brik. Nel 2018, Fruttagel ha lavorato 38.600 tonnellate di pomodoro, 12.567 delle quali seguendo il metodo di coltivazione biologico. «Il mercato nazionale delle conserve di pomodoro e quello dei derivati da esso è in calo – spiega Giorgio Alberani (nella foto), direttore commerciale dell’azienda di Alfonsine – mentre è in crescita il segmento bio. Noi dal 2000 ci siamo inseriti in quest’ultimo mercato stimolando lo sviluppo dell’agricoltura biologica e raggiungendo risultati molto interessanti ».

NEL MAGGIO scorso Fruttagel ha presentato due importanti novità: le nuove polpa e passata di pomodoro biologica Almaverde Bio in formato Tetra Recart® da 390g. In linea con le più recenti ricerche sul consumatore di biologico, che vedono attribuire sempre maggiore importanza all’origine del prodotto nazionale e sempre più valore alla sostenibilità del packaging, Fruttagel propone a marchio Almaverde Bio derivati del pomodoro da materia prima rigorosamente italiana, confezionandoli in Tetra Recart, un contenitore realizzato per il 69% da materia prima rinnovabile quali carta e fibre di legno ottenute da Foreste Certificate FSC. «Un contenitore – spiega Alberani – che presenta vantaggi non solo dal punto di vista ambientale ma anche da quello dei consumatori e dei produttori, in quanto è infrangibile, leggero, poco ingombrante una volta svuotato, di facile apertura senza l’utilizzo di forbici e agevole da stoccare nella dispensa, grazie alla sua forma rettangolare. Tramite uno studio realizzato nel 2017, che compara il totale ciclo di vita dei prodotti confezionati, è emerso che un 1 kg di polpa in Tetra Recart® impatta in termini di emissioni di CO2 circa il 50% in meno rispetto a confezioni in vetro o lattina».

UNA NOVITÀ Almaverde Bio che offre un prodotto in cui i valori della natura e del biologico sono in evidenza già dalla scelta del packaging «e questo è un messaggio importante per i consumatori sempre più attenti e consapevoli ». La filosofia aziendale che sta dietro al prodotto pomodoro bio e al packaging green, si rispecchia nel bilancio sociale 2018 (scaricabile dal sito www.fruttagel.it.). A pag 42 è esemplificativa la distribuzione delle quote di remunerazione (le spese sostenute). Il 63.4% è destinato a salari e stipendi, il 32,8% ai soci conferenti (valorizzazione della materia prima conferita).

LE RESTANTI voci: Pubblica amministrazione (imposte dirette e indirette e tasse), Capitale di credito (oneri finanziari), Capitale di rischio (dividendi e rivalutazione quote), Azienda (variazione patrimonio netto per utili o perdite), Movimento cooperativo (contributi associativi e fondo mutualistico), Contributo alla collettività hanno valori che oscillano dall’1,54% allo 0,18%. «È la testimonianza – conclude Alberani – che la nostra attività non è caratterizzata strettamente dall’utile (che qualora ci fosse deve essere reinvestito in azienda) o all’utilizzo di capitale di rischio, bensì a raggiungere valori come sostenibilità, remunerazione di dipendenti e soci, crescita sociale».


Mondo Conad, pronta la rivoluzione
Il futuro sono i negozi specializzati
«Più vicini alle esigenze dei clienti»

Riccardo Rimondi
BOLOGNA

UN RESTYLING strutturale degli ipermercati, la specializzazione dei negozi di prossimità, investimenti sul digitale e una concentrazione cooperative del gruppo. Con l’acquisizione della quasi totalità delle attività di Auchan Retail Italia, Conad è diventato il primo attore italiano della grande distribuzione italiana per fatturato. L’anno scorso aveva ottenuto ricavi per 13,5 miliardi di euro, in crescita di mezzo miliardo (+3,5%) rispetto al 2017. Prima di rilevare i negozi di Auchan, aveva già una quota di mercato del 12,9% e oltre 56mila addetti. Numeri destinati ad aumentare, man mano che le attività acquisite diventeranno negozi Conad a tutti gli effetti: i primi cambi di insegna sono previsti per il 9 ottobre.

LO SVILUPPO della più ampia organizzazione italiana di imprenditori indipendenti del commercio al dettaglio, però, non si sta limitando alle linee esterne. I prossimi mesi vedranno diversi cambiamenti in buona parte degli oltre tremila punti vendita. A partire dalle grandi superfici, che negli ultimi anni sono quelle che più hanno sofferto in tutto il mondo della gdo. «Per il 2020 lanceremo una prima parte di ristrutturazione e ridisegno di negozi di grandi dimensioni – spiega il direttore generale di Conad Francesco Avanzini (nella foto) –. Lavoriamo ad una nuova insegna, sulla quale convergeranno i nostri attuali ipermercati e tutte le grandi superfici degli ipermercati del mondo Auchan». Sarà soprattutto il format dei negozi, però, a vedere le trasformazioni più profonde: «Ci sarà un rinnovamento dei contenuti: non più un modello di ipermercato con lunghi reparti, ma anche luoghi dove ci siano aree di consumo e di esperienza, sia per il mondo dell’alimentare, sia cura della persona e della casa ». INSOMMA, rimanendo nell’esempio del cibo, ci saranno aree che prevederanno la somministrazione dei prodotti. Un tentativo di venire incontro a quella che, negli ultimi tempi, è stata percepita come un’esigenza del cliente da parte dei vertici di Conad: «Dobbiamo guardare non solo il valore della merce, ma quello che il cliente chiede in termini di assistenza e spiegazione – insiste Avanzini –. Sono esperienze che abbiamo già fatto anche in altri mondi, come le parafarmacie e i negozi per gli animali: vediamo che la specializzazione può essere un fattore di interesse per i clienti che in questi anni hanno abbandonato gli ipermercati per una questione di dispersione di tempo». E proprio quello della specializzazione è il concetto chiave che guiderà Conad per l’innovazione dei negozi di prossimità, che sono storicamente il cavallo di battaglia del gruppo.

QUI I PROGETTI di intervento partiranno nel 2020: «Crediamo che la specializzazione sia il futuro della prossimità: negozi di 4-800 metri quadrati, che possano specializzarsi con ruoli diversi», prevede Avanzini. Questa trasformazione dovrebbe affacciarsi tra fine 2020 e inizio 2021. E dovrebbe investire soprattutto le città medio-grandi, quelle dove spesso le persone consumano almeno uno, se non due, pasti fuori casa. Stili di vita che chiaramente si riflettono nel carrello della spesa e sulle esigenze della clientela. I prodotti-base rimarranno sempre, ma l’idea è che ogni negozio debba avere la sua impronta in termini di specializzazione.

L’ALTRO grande tema è quello del digitale. Che non significa solo e-commerce, ma anche un insieme di servizi. «Sull’e-commerce siamo presenti, ci appoggiamo a provider esterni. Stiamo attestando alcune modalità come quelle per la consegna a casa e la consegna della merce in negozio: la seconda è sicuramente quella più utile, ma più delicata in termini economici, ad oggi non ci sono elementi per dire che sia un servizio profittevole», è la valutazione del manager. Ma il percorso continua: «Andremo a integrare una piattaforma che dia servizi calibrati a seconda dei territori e del tipo di negozi». Il digitale, però, non si limita alla spesa online. Recentemente, ricorda Avanzini, Conad ha rilasciato la sua nuova applicazione che aggiorna la prima di due anni fa: «Sarà il nostro portale digitale verso clienti e consumatori, abbiamo una gamma ampia di servizi dalle promozioni alle spiegazioni sull’origine dei prodotti. In questo senso sicuramente il digitale è il futuro, l’e-commerce uno degli aspetti».

INTANTO, lo sviluppo del gruppo tocca anche la struttura delle cooperative, che stanno vivendo un processo di concentrazione. Recentemente Nordiconad e Conad del Tirreno si sono fuse per dare vita a Conad del Nord Ovest. Il prossimo passaggio riguarderà Conad Sicilia e Pac 2000A: «Un percorso di innovazione in fatto di efficienza dei servizi – conclude Avanzini – ma la cultura di capillarità su base sociale non cambia ».