La foglia d’oro di Giusto Manetti Battiloro
Tradizione toscana nei grandi monumenti

La storica azienda fiorentina e il suo successo attraverso i secoli

Tra i restauri più recenti c’è il Campidoglio dell’Avana, a Cuba,
L’obiettivo per il 2021? «Un nuovo ufficio negli Emirati Arabi»

di Monica Pieraccini
CAMPI BISENZIO (Firenze)

Una storia lunga oltre mezzo millennio, quella di Giusto Manetti Battiloro, azienda storica, fondata nel 1820, le cui origini risalgono al lontano 1600. È la storia di un mestiere antico, che ha bisogno di tecnologia, ma anche di mani sapienti. È anche la storia di una famiglia (nella foto in basso): 15 generazioni che hanno prodotto e producono a Firenze la foglia d’oro che splende sui più importanti monumenti del mondo. Dalla cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze al teatro La Fenice di Venezia, dal Louvre a Buckingham Palace, dalla statua di Giovanna d’Arco in Francia a quella di Prometeo a New York. Uno dei restauri più recenti il Campidoglio dell’Avana (nella foto sopra), a Cuba, per la quale Bonaccorso Manetti, uno dei fratelli e cugini della famiglia alla guida dell’azienda, è stato premiato lo scorso 7 novembre. Per «l’impegno profuso nel restauro della struttura più importante all’Avana». Da Firenze sono arrivate circa 120mila foglie d’oro, per un totale di otto chili di metallo prezioso, che sono servite a coprire una superficie di mille metri quadrati, tra la cupola del Campidoglio e gli interni, in particolare la colossale statua della Repubblica, con i suoi 17 metri, opera dello scultore Angelo Zanelli.
I lavori, ricorda Bonaccorso Manetti, «sono stati finanziati dal governo russo ed a contattarci per la fornitura di oro da 23,75 carati è stata la Cmc, società russa che si è occupata del restauro». E proprio sul mercato russo, vivace sia nel settore restauri che in quello delle costruzioni, la Giusto Manetti Battiloro sta consolidando gli investimenti. Lo scorso settembre l’azienda ha inaugurato a Mosca un ufficio, dove lavorano quattro persone. Con 120 dipendenti e un fatturato in crescita che si avvia verso i 30 milioni di euro, la Giusto Manetti Battiloro si apre a nuove sfide. «Nel 2020 – afferma Niccolò Manetti – l’azienda celebra i 200 anni dalla nascita e sarà l’anno dell’Expo negli Emirati Arabi. Nel 2021 l’obiettivo sarà quello di inaugurare in quei Paesi un nuovo ufficio». Le foglie d’oro della Giusto Manetti sono ormai in ogni angolo del mondo: nella ‘Notre Dame’ del Vietnam, in un tempio in Mongolia, in una villa in Cambogia, di proprietà di un multimilionario cinese. La Giusto Manetti Battiloro collabora con i principali architetti, doratori, restauratori, musei, istituzioni e più recentemente anche con chef e aziende cosmetiche.
L’oro e l’argento dell’azienda sono oggi utilizzati anche per uso alimentare e per il benessere e il make up di lusso. Metà millennio alle spalle, ma è un’azienda giovane, che investe in innovazione, che ha a cuore i dipendenti. È stata una delle prime aziende italiane a scommettere sul welfare aziendale, realizzando nello stabilimento di Campi Bisenzio una palestra e una biblioteca. L’oro è certificato e tracciato dal lingotto alla foglia, con 10 controlli qualità nel processo produttivo. Sembrano lontanissimi, eppure non lo sono, i tempi di Matteo Manetti, decoratore e doratore, che comincia la sua carriera a Firenze e che poi si trasferisce a Roma. Qui si distingue per le proprie capacità orafe, lavorando insieme a Battino Bologna alla palla d’oro che completa la cupola di Michelangelo di San Pietro in Vaticano. Manetti diventa così famoso che nel 1602, quando un fulmine distrugge la palla d’oro della cupola del Duomo, è convocato in gran fretta a Firenze. Matteo accetta di restaurare la palla simbolo della città. Il 18 settembre 1602, in appena un mese, la palla è conclusa e gli operai di Santa Maria del Fiore e i delegati del Granduca di Toscana, dopo aver esaminato il restauro compiuto da Matteo, lo nominano Orefice dell’Opera. È il primo riconoscimento ufficiale ad un Manetti. È questo l’inizio di una storia imprenditoriale di successo lunga oltre mezzo millennio, con tante belle pagine ancora da scrivere.