Graziella Group faro del lusso
Eccellenza anche con le borse
«Ma il core business resta l’oro»

Sergio Rossi

AREZZO

È a capo di un impero, «ma non esageriamo» si schermisce Gianni Gori, leader di Graziella, impresa di famiglia diventata per l’oro un punto di riferimento internazionale.

Non sarà un impero,ma il vostro è un gruppo ormai strutturato e diversificato…

«Per fortuna, dico io. L’oro resta il nostro core business,ma adesso siamo un tavolo con più gambe. Accanto ai preziosi prospera la parte della green economy e adesso ci proiettiamo sul mondo della moda».

Non a caso avete da poco acquistato Braccialini, storico marchio fiorentino di pelletteria. Corrisponde a questo disegno?

«Esattamente. Braccialini è un’ulteriore scommessa, quella di unire il gioiello alla moda, agli accessori. È a nostro avviso la strada per il futuro del gruppo che deve però continuare a credere nelle potenzialità dell’oro».

L’oro, appunto. Come si arriva a questa fiera?

«In modo positivo, in primis per la città. L’immagine della fiera di Arezzo è cresciuta nel mondo grazie all’ottimo lavoro che è stato svolto nell’ultimo quadriennio».

Ma qual è oggi il polso del settore?

«La situazione rimane complessa ma le prospettive del 2017 mi sembrano sensibilmente migliori rispetto all’anno passato e al 2015. Abbiamo attraversato una stagione difficile, inutile negarlo».

Due anni neri: che hanno comportato?

«Una riduzione del fatturato, l’ultimo anno lo abbiamo chiuso a 50 milioni, nel 2017 pensiamo di arrivare a 55 e un aumento del 10% non sarebbe affatto disprezzabile».

Meno fatturato meno dipendenti…

«Solo in parte. La forza lavoro si è un po’ ridotta negli ultimi anni, ma in maniera morbida, attraverso prepensionamenti o comunque uscite seguite da un immediato ricollocamento. Ma con i dipendenti Braccialini il personale è tornato a crescere».

Quanti dipendenti a oggi?

«Trecento in Italia. Poi gli altri che abbiamo all’estero. Ma qui rimane il cuore dell’azienda, siamo partiti con il 100% degli occupati ad Arezzo, adesso il 90% in Toscana, il restante 10% fuori Italia».

Non si abbandona la terra di elezione…

«Mia mamma, Graziella, cominciò a lavorare a dodici anni come operaia orafa, poi si è messa in proprio con una piccola attività, adesso siamo arrivati a questo livello ma non bisogna dimenticare da dove siamo partiti».

Lei ricorda sempre il ruolo di sua madre…

«È un esempio per me, per la famiglia, per tutti. Nella sua vita, a fabbrica aperta, si è assentata dal lavoro solo per tre giorni quando ha partorito i suoi tre figli. Ancora oggi è la prima a entrare in reparto e l’ultima a uscire. Se non è un esempio questo».

Torniamo alla fiere: cosa si aspetta?

«Mi aspetto la conferma dei segnali positivi che si sono manifestati nelle ultime settimane, soprattutto nei mercati tradizionali per l’impresa orafa aretina. Naturalmente le chiacchiere non fanno farina, i risultati li apprezzeremo a fine evento contando gli ordinativi e soprattutto più in là quando arriveranno le conferme. Ma sono ottimista»

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