I COSTI DELLA FORMAZIONE

Le famiglie risparmiano per l’università
«Un investimento sul futuro dei figli
da pianificare già all’inizio del liceo»

Elena Comelli
MILANO

LA LAUREA giusta è la chiave per un futuro migliore. Su questo concordano tutte le statistiche, che vedono pochissimi ingegneri o economisti disoccupati. Non a caso, ogni anno in Italia sono più di un milione e mezzo gli studenti che s’iscrivono all’università, di cui oltre 600.000 fuori sede. Dal momento che è molto difficile per uno studente riuscire a mantenersi autonomamente durante il ciclo di studi, specialmente se deve trasferirsi in un’altra città, sono quasi sempre le famiglie a sobbarcarsi il costo di questo investimento nel futuro professionale dei figli.

PER AIUTARE i genitori a operare un’opportuna pianificazione in vista di questa scelta, la piattaforma di gestione del risparmio Moneyfarm ha stimato il costo di un ciclo universitario triennale in alcuni tra i principali atenei italiani: il Politecnico e la Bocconi di Milano, le università di Bologna, Pisa, Roma Sapienza, Napoli Federico II. «La selezione è stata fatta per includere atenei di tutte le dimensioni, nelle diverse aree del Paese dove si concentra la maggior parte degli studenti, comprendendo realtà d’eccellenza pubbliche o private – spiega Federico Ridella, gestore di Moneyfarm – Abbiamo poi inserito, come termine di paragone, la stima del costo di un ciclo di studio quadriennale all’Università di Harvard a Boston, una delle istituzioni più conosciute e apprezzate a livello globale».

IL CONFRONTO, naturalmente, è del tutto teorico, visto che entrare a Harvard è molto più difficile e si tratta di un percorso da pianificare fin dai primi anni del liceo, mantenendo sempre un profilo scolastico altissimo. La ricerca considera tre voci di spesa: tasse universitarie, vitto e alloggio. Ciò che emerge è che il costo da sostenere per un triennio all’università pubblica varia dai 34 ai 45mila euro a seconda della fascia di reddito e dell’ateneo. L’esborso aumenta in maniera significativa se si sceglie un istituto privato, come la Bocconi di Milano. Le tasse universitarie, infatti, possono variare dai 1.000 euro all’anno della Sapienza per la fascia di reddito più bassa ai quasi 12mila della Bocconi per la fascia di reddito più alta. L’alloggio varia dai 300 euro al mese di Pisa ai 540 di Milano e il vitto, per 10 mesi, dai 5.500 euro a Napoli ai 6.500 euro a Milano. Studiare all’università di Harvard comporta invece un investimento vicino ai 250mila euro.

LA RICERCA di Moneyfarm dimostra però che la maggior parte delle famiglie possono permettersi questa spesa, mettendo in atto la dovuta pianificazione sin dalla tenera età dei figli. «Se i tempi sono certi e l’obiettivo è chiaro, l’investitore ha già a disposizione quasi tutte le informazioni che servono per pianificare il giusto investimento» fa notare Ridella. Ad esempio, con un orizzonte temporale tra i 15 e i 20 anni e un rendimento medio del 5% l’anno, accantonando e incrementando il proprio investimento si può ottenere un rendimento nominale intorno al 120%.

QUESTO permette l’accumulo di un capitale sufficiente ad affrontare la spesa universitaria senza grandi sacrifici, con un investimento iniziale di poche migliaia di euro unito a un contributo continuativo mensile minimo.

COMINCIARE per tempo è fondamentale. «Si pensi che solo iniziando cinque anni dopo, a parità di rendimento teorico, il profitto derivato dall’investimento risulterebbe dimezzato» precisa Ridella. Insomma, il consiglio è di iniziare il prima possibile, per via della composizione degli interessi, ovvero il valore garantito nel tempo dai rendimenti reinvestiti. «Immaginando di ridurre l’orizzonte temporale di 10 anni, per accumulare la stessa cifra bisognerebbe aumentare il contributo mensile di oltre il 50 per cento (per esempio da 200 ad almeno 350 euro), oppure bisognerebbe aumentare l’investimento iniziale per un fattore di quattro» ragiona Ridella.

IN GENERALE, aggiunge, bisogna puntare su commissioni contenute: un’indicazione valida per tutti gli investimenti, ma ancora di più quando l’orizzonte temporale è molto lungo, perchè optare per una soluzione molto costosa può vanificare l’effetto di composizione degli interessi.

Di |2018-10-29T16:18:40+00:0029/10/2018|Dossier Economia & Finanza|