I conti dei grandi marchi

Ferragamo, brilla la luce del lusso
Gucci soffre solo per la porcellana
Braccialini, un mese per evitare il crac

IN UN MONDO come quello dei grandi marchi della moda caratterizzato, in Toscana, da diverse ombre, il brand Salvatore Ferragamo, uno dei principali operatori mondiali del settore del lusso, rappresenta una delle felici eccezioni. La riprova arriva dal resoconto intermedio di gestione al 30 settembre 2016 approvato, nei giorni scorsi, dal consiglio di amministrazione della «Salvatore Ferragamo SpA, società a capo del Gruppo, che, pur in una non facile congiuntura economica generale, vede una stabilità dei ricavi e margini per i primi nove mesi di quest’anno.
Al 30 settembre il gruppo ha infatti registrato ricavi pari a 1.014 milioni di euro sostanzialmente stabili (-0,7%) rispetto ai 1021 milioni registrati nei primi nove mesi dell’esercizio 2015. Nel terzo trimestre 2016 in particolare i ricavi sono stati 304 milioni di euro in aumento dell’1,7% rispetto all’analogo periodo del 2015. L’andamento dei ricavi, fra l’altro, ha avuto risultati diversi a seconda delle aree geografiche. L’Europa ha registrato infatti una diminuzione del 5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente ma il calo degli introiti sarebbe legato soprattutto ad un minore afflusso turistico registrato dopo l’ondata di attentati che si sono verificati nell’ultimo anno, in particolare a Bruxelles e Parigi. Un aumento dei ricavi pari al 3% si è invece verificato nel Nord America, mentre i risultati dei primi nove mesi dell’anno hanno visto incrementi delle vendite sia nei negozi diretti in Cina che nell’area del Centro e Sud America. Stabili invece le performance nell’area Asia Pacifico.
TRA LE CATEGORIE di prodotto le calzature (da sempre il prodotto di punta del brand Ferragamo) hanno registrato ricavi in aumento dell’1% rispetto ai primi mesi del 2015 mentre le borse e gli accessori in pelle hanno riportato una contrazione dell’1% (a fronte di una difficile base di confronto +11% nei primi nove mesi dell’anno scorso) e i profumi hanno fatto registrare una diminuzione dei ricavi del 3% da gennaio a settembre 2016 ma un aumento del 3% solo nel terzo trimestre.
Dati dunque abbastanza confortanti che il gruppo spera di migliorare ulteriormente con l’apporto di nuove creatività: il brand fiorentino, infatti, ha da poco ufficializzato la scelta di rafforzare la propria direzione creativa grazie ad un trio di giovani talenti. Dopo la nomina a settembre di Paul Andrew come nuovo Design Director Calzature Donna e di Fulvio Rigoni della collezione RTW Donna che ha esordito in passerella con la sfilata primavera-estate 2017, il gruppo si è arricchito infatti anche della presenza di Guillaume Meilland nel ruolo di Design Director RTW uomo.
UN RAFFORZAMENTO dell’area creativa che potrebbe essere anche una delle chiavi per il rilancio di storiche realtà della moda nate consolidate nel territorio fiorentino che in questo momento, per ragioni diverse, versano in uno stato di difficoltà. Nello scorso ottobre ad esempio la proprietà della ‘griffe’ Roberto Cavalli ha annunciato, in fase di presentazione del piano industriale, ben 200 esuberi a livello mondiale, 115 dei quali in Italia e 77 solo per la sede ‘centrale’ di Sesto Fiorentino in provincia di Firenze. Decisi anche la chiusura dell’Ufficio stile a Milano ed il suo trasferimento a Firenze e la chiusura della stamperia, da sempre fiore all’occhiello della griffe.
È DI QUESTI giorni poi la notizia della bocciatura, da parte del giudice del Tribunale di Firenze, dell’istanza del Cda di «Braccialini», da anni alla ribalta per le sue borse diventate un simbolo di stile, di indire la gara per la vendita dell’azienda perché la richiesta non è accompagnata da un piano di rientro del debito, come prevede la legge fallimentare. L’azienda avrà tempo fino al prossimo 31 dicembre per ripresentare la richiesta di concordato ma la preoccupazione tra i lavoratori, in sciopero a oltranza, è fortissima. Il timore infatti è che le ultime vicende possano spingere lentamente le borse Braccialini verso il fallimento. Non versa invece assolutamente in cattive acque per quanto riguarda il comparto moda il gruppo Gucci ma i problemi sembrano invece legati alla vicenda della Richard Ginori acquistata nel maggio 2013 dopo il fallimento, nel gennaio precedente, della storica manifattura di porcellane con sede a Sesto Fiorentino. Pochi giorni fa infatti la proprietà, che si è detta comunque più che mai decisa a rilanciare il marchio, ha indicato la necessità di 87 esuberi scatenando l’immediata mobilitazione dei sindacati e lavoratori.

Un miliardo di ricavi nei primi nove mesi

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Il rilancio della Ginori con 87 esuberi

Per Gucci, che ha acquisito qualche anno fa lo storico marchio Richard Ginori, il rilancio passa attraverso un taglio dei dipendenti

La fantasia in borsa non fa più sognare

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Di | 2018-04-09T10:26:51+00:00 01/12/2016|Focus Moda|