Brindisi cinesi con l’Accademia del Vino
«Così abbiamo fatto entrare i nostri prodotti»

Silvana Ballotta, ad di Business Strategies

«Abbiamo capito che per vendere vino ai cinesi bisognava insegnare loro a berlo e apprezzarlo» La società oggi ha otto sedi nelle principali città

di Monica Pieraccini
FIRENZE

La profonda conoscenza del Paese, il successo dell’Accademia del Vino, le ottime relazioni instaurate sul territorio volte a creare un dialogo costante tra imprese italiane e cinesi. Sono questi i motivi che hanno valso all’azienda fiorentina Business Strategies, leader in Italia nel supportare lo sviluppo delle pmi del lusso e dell’agroalimentare sui mercati esteri, il China Award 2019, prestigioso premio istituito dalla Fondazione Italia Cina Class, giunto quest’anno alla sua quattordicesima edizione. Nata a Firenze dall’idea e dall’impegno di Silvana Ballotta, amministratore delegato, Business Strategies segue le aziende dall’inizio alla fine dei processi di internazionalizzazione, anche in Cina, un mercato difficile sotto molti aspetti: ritorni poco significativi per le pmi italiane, persone non sempre affidabili, difficoltà a mantenersi stabili sul mercato. Di fatto, per fare affari in Cina, bisogna essere presenti nel paese. Nel 2013 Business Strategies avvia così il progetto ‘Taste Italy!’, con lo scopo di supportare operativamente le aziende nel loro accesso al mercato cinese. Il passo successivo, spiega l’ad Ballotta, è stato prendere atto che per vendere il vino in Cina è necessario insegnare i cinesi a berlo. «L’idea mi è venuta pensando al tè. Ho vissuto in Asia per un periodo della mia vita. Ero affascinata dal mondo del tè, ma sull’argomento – racconta l’amministratore delegato – non trovavo libri e i maestri del tè non parlavano inglese. Sarei stata disposta a pagare per imparare. Di qui il progetto di una scuola che potesse raccontare un prodotto tipico italiano, il vino». Nel 2014 Business Strategies apre così la sua sede di Shanghai, fondando la prima accademia di vino italiano dedicata al consumatore cinese: la ‘Taste Italy! Wine Accademy’, con il patrocinio di Isma, Mibact e dell’Ambasciata cinese in Italia. Oggi conta otto sedi in alcune delle più importanti città della Cina. Da Shanghai a Beijing passando per Qingdao, Chengdu, Suzhou, Wuhan, Hangzhou e Guangzhou. Ad oggi sono oltre 2mila i professionisti che hanno seguito i suoi corsi di formazione e specializzazione. «Per far partire la scuola siamo andati a cercare sommelier cinesi, che avevano esperienza con i vini cinesi – prosegue Ballotta – e li abbiamo formati perché raccontassero, in maniera semplice ad una platea poca esperta, cos’è l’Italia e quali sono i suoi vini. Abbiamo scritto volumi in cinese, anche in formato digitale, semplificati attraverso infografiche, che raccontano le tante denominazioni presenti nel nostro Paese». E’ stato un lavoro lungo, anche perché molte parole italiane non hanno il corrispettivo cinese, ma l’idea è stata un successo. «Tanti gli appassionati di vino – spiega l’ad di Business Strategies – che seguono i nostri corsi, tante donne e professionisti. Vogliono il sogno dell’Italia e conoscere il Paese che nel loro immaginario è bellezza e cultura. Spesso, dopo il corso, vengono in Italia a visitare le cantine. Sono molto affascinati dai nostri territori». Un modo per portare l’Italia in Cina, per promuovere il nostro territorio e quell’italian style, fatto di cultura, cucina, moda, monumenti, che tanto attrae i cinesi. Anche gli importatori e distributori di vino italiano in Cina mandano i loro dipendenti a seguire i corsi della Wine Academy. Ad un primo livello base si affianca, infatti, un secondo livello più tecnico, dove si tratta dell’affinamento del vino, della maturazione dell’uva, dell’imbottigliamento. Business Strategies sta ora lavorando ad un terzo livello del corso, quello professionalizzante, al termine del quale verrà rilasciato un titolo valido in tutto il mondo. Nel 2018 e nel 2019 l’azienda ha inoltre organizzato il Wine Business Forum, un forum internazionale dove i protagonisti del settore si confrontano sui temi più attuali e rilevanti legati al mondo del vino. I corsi sul vino italiano sono stati richiesti in Italia, dalle comunità cinesi di Prato e Milano, ma anche da Russia e Giappone. «Non ci poniamo limiti. Nel corso di quest’anno partiremo probabilmente con qualche corso pilota anche fuori dalla Cina», annuncia l’ad di Business Strategies, azienda che, oltre alle due sedi di Firenze e Shangai, può contare su 36 professionisti e che fino ad oggi ha supportato nell’internazionalizzazione 563 aziende, per oltre 75 milioni di euro di contributi comunitari ottenuti e oltre 150 i milioni di euro di progetti di promozione, con una media di rendicontato del 94 per cento.

L’indagine dell’Osservatorio Paesi terzi

Pasta e Barolo i più conosciuti a Pechino

La pasta e il Barolo sarebbero il cibo e il vino italiani più conosciuti dall’upper class cinese. Ma a vincere è la non conoscenza del made in Italy, con la metà dei consumatori chiamati ad associare al Belpaese un prodotto/ brand agroalimentare che risponde “non so”. Lo rivela un estratto dell’indagine dell’Osservatorio Paesi terzi di Business Strategies sul posizionamento del made in Italy in Cina, condotta da Nomisma Wine Monitor.