I CAMPIONI CONTRO LA CRISI

Dalle moto da corsa agli elicotteri
Bmc, gioiello della tecnologia
«Ogni sfida un passo avanti»

Simone Arminio

MEDICINA (Imola)

VERDE per l’automotive, blu per l’aerospaziale. La doppia anima della Bmc Air Filter, spiega il suo presidente e fondatore Gaetano Bergami, è tutta in questi due colori. Il pavimento è quello del nuovo stabilimento, costruito da zero, che aprirà i battenti entro giugno. Siamo a Medicina, nell’Imolese. Bergami attraversa gli interni ancora vuoti del suo piccolo gioiello, e con le mani descrive uffici e linee di produzione che con gli occhi già vede. Industry 4.0, il decreto del governo, sì, darà una mano. «Ma imiei4milioni di investimento – chiarisce – avevo deciso di farli prima che uscissero gli incentivi». Per dimostrarlo tira fuori un business plan mandato in stampa prima ancora che il ministro Calenda esponesse il suo piano. Le banche? «No, no – scuotela testa –. È un autofinanziamento, come tutti gli altri: io, da sempre, ho fatto da solo». Alla Bmc, 13 milioni di euro di bilancio preconsuntivo 2017, un centinaio di dipendenti progettano e producono filtri aria e componenti in composito per auto e moto da corsa, per il settore supercar e per l’aeronautica. La crescita è stata continua. Gli step – spiega Bergami –arrivano in genere ogni cinque anni. «Nel 2010, quando nel bel mezzo della crisi dissi al commercialista che avrei comprato un capannone per aprire una nuova divisione. ‘Sei pazzo’, rispose. Beh, sì, un po’lo sono».

SESSANTASETTE anni, studi di Giurisprudenza, «scelti perché volevo fare il giornalista», rivela. La molla? Una passione spropositata perle corse e i motori. Solo che Bergami si è spinto un po’ oltre: a vent’anni, e senza essere mai entrato in un’officina, inizia a costruirsi da solo le moto da corsa. La Bmc – che sta per Bergami Moto Competizione – nasce da lì, come testimonia il modello che campeggia all’ingresso dell’azienda, uno degli ultimi esemplari costruiti. Come lo ha realizzato? A sentirlo dire sembra semplice: «Importavo motori e componenti, li assemblavo, li riadattavo, mi costruivo il telaio, poi vendevo la moto ola portavo a gareggiare nella TT1 classe 1000, l’attuale Superbike». Era il 1973: «Andai avanti così per un po’. Compravo i pezzi, assemblavo una moto, la vendevo, poi ripartivo». Ma i margini erano ridottissimi e bisognava pur campare. Così ben presto l’attività principale divenne quella imparata sul campo: importatore di componentistica per auto e moto da corsa. Clienti? Tutti i più grandi marchi. Compresa la Ferrari che un giorno chiese un filtro particolare. «Glielo trovai in Usa – spiega Bergami –, ma loro rifiutarono. ‘Deve essere italiano’, dissero, ‘ma lei ha capito come lo vogliamo, lo costruisca. Non si preoccupi, ha quindici giorni’». Come è andata? «Ferrari ci diede fiducia e l’elenco dei suoi fornitori, per il resto ci arrangiammo. Arrivammo trafelati al quindicesimo giorno a Maranello con il filtro. Bruttino, ma funzionava». Da quella sfida vinta nasce la Bmc per come la conosciamo oggi. Al fianco dei marchi principali nelle corse, con13 titoli Costruttori e 12 titoli Piloti vinti anche grazie ai suoi filtri, e una carpetta che Bergami custodisce gelosamente, con i ringraziamenti dattiloscritti, a fine campionato, da costruttori, manager, piloti. Un’esperienza che presto si è allargata alla produzione di serie, settore supercar.

STEP 2: nel 2007, quando i dipendenti erano 25, un giorno spunta Aerobus e dice: «Oltre a i filtri vorremmo dei compositi in carbonio, avete un anno di tempo». Due i problemi. Il primo: la Bmc non li produceva. Il secondo: una lista infinita di omologazioni e certificazioni per poter diventare fornitori del settore aeronautico. «Se un cliente di quelle dimensioni chiede – sorride Bergami –, come fai a rifiutare?». Vinta anche la seconda sfida: da allora i dipendenti sono quadruplicati, e così gli affari, realizzati all’estero per l’85%. Il resto sono sfide ancora da cogliere. Oppure già colte. Come quella con il4.0, e prima ancora con il 3D. Anche quello fu un piccolo salto nel vuoto: «Mi mostrarono una di quelle stampanti – spiega Bergami –. Mi incuriosirono. Ne comprai due e le diedi all’ufficio progettazione:‘ giocateci liberamente’. Mi dissero che sono uno spendaccione, ma io credo che gli uffici di progettazione di un’azienda siano come il vivaio di una squadra di calcio: se spendi avrai guadagni». Il risultato? «Abbiamo portato in casa la prototipizzazione, con un risparmio di tempo e di soldi altissimo». E sono nati 15 brevetti in un anno e mezzo». È ora di uscire dal nuovo stabilimento in costruzione. Le piace? Bergami alzale spalle: «È bellissimo, ma siamo andati più veloci di burocrazia e lavori: devo ancora riempirlo, ma ci stiamo già stretti…».

 

Moda A Scandicci un hub creativo unisce produzione e idee

SCANDICCI

CINQUE ANNI FA l’azienda contava 30 dipendenti, con un fatturato sui 4 milioni di euro. Oggi Idee Partners, che si avvia a festeggiare il decimo anniversario dalla sua fondazione, ha oltre un centinaio di dipendenti e un volume di affari che ha superato i 12 milioni, a chiusura del 2017. Una soddisfazione per Claudio Delunas (nella foto), fondatore e ceo della società, imprenditore di origine milanese che ha scommesso sul distretto della moda fiorentino. L’azienda infatti è nata a Milano, poi è sbarcata a Scandicci, a due passi da Gucci. Nel capoluogo lombardo è rimasto lo studio di design, mentre il grosso dell’attività è a Firenze. Nata come società di servizi alle imprese della moda, da gennaio Idee Partners, grazie all’acquisizione di Gimapel, ha un centro di produzione di pelletteria di altissimo livello. «La chiave del successo della nostra attività, il nostro punto di forza – spiega il ceo – è la flessibilità. La possibilità di offrire ai nostri clienti o il pacchetto completo, oppure solo ciò di cui effettivamente hanno bisogno per completare quello che fanno dentro l’azienda». Così qualcuno si rivolge all’azienda per la parte produttiva, molti richiedono consulenza per la fase dello sviluppo delle collezioni, altri sono interessati alla parte creativa e di design. Il cliente tipo? «Dal designer alle prime armi, che vuole realizzare la sua prima collezione, ai marchi da molti miliardi di fatturato. Da noi vengono clienti che delegano in tutto o in parte anche collezioni intere, uomo, donna, sera, giorno, tecnico, elegante, e così via», risponde Delunas. Consulenza e produzione sono riunite in un hub creativo da 6mila metri quadrati. Da settembre Idee Partners si è trasferita infatti in un vecchio magazzino di mangimi, nella parte più antica di Scandicci, che è stato in parte già ristrutturato.

Monica Pieraccini

Di | 2018-05-14T13:14:01+00:00 09/05/2018|Imprese|