I BRAND ITALIANI NEL MONDO

Luxottica lancia il catalogo digitale
Un selfie con la montatura virtuale
nuova frontiera dell’occhialeria

Nicoletta Magnoni
BELLUNO

CERTO, non si può dire che a Leonardo Del Vecchio manchi la capacità di visione. La sua Luxottica guarda lontano, con gli occhiali, ma ancora di più con la mente per esplorare i territori del mondo digitale, là dove la rivoluzione è sempre in atto. E rivoluzione è stata. Pioniere del virtuale spinto, il gruppo di Agordo ha appena presentato la nuova frontiera dell’occhialeria al Mido di Milano: è il catalogo digitale, un’app che segna il salto di qualità per gli ottici e anche per i consumatori. Vale la pena raccontarla con Kamal Salama, responsabile dei progetti di digitalizzazione del gruppo. Tecnicamente, il catalogo digitale è un televisore touch a 43 pollici che, nei negozi di ottica, può essere collocato in verticale su una torre o dentro un’area espositiva. L’importante è che sia ad altezza d’occhio perché in questo schermo il cliente si può specchiare, indossando occhiali virtuali di tutti i vari marchi di Luxottica.

UN VANTAGGIO non indifferente, considerato che gli scaffali in genere non vanno molto oltre il migliaio di montature fisiche, mentre il gruppo ha un assortimento di circa diecimila codici. Se poi il cliente è tradizionalista e vuole comunque toccare con mano l’occhiale da mettersi sul naso, il momento digitale può scattare successivamente, magari solo per restituire l’immagine della montatura fisica scelta, ma con altri colori. Il modello selezionato appare a tutto schermo e può ruotare a trecentosessanta gradi per svelare ogni dettaglio. A questo punto, i consumatori della generazione digitale inquadrano il QRcode con la fotocamera del proprio cellulare e, attraverso la app che si apre, si vedono con l’occhiale indossato. Uno specchio che è come un selfie. Il selfie può essere inviato agli amici, e la prova- occhiale è interattiva. L’alternativa al televisore è un ipad che, avendo già la fotocamera integrata, funziona come uno specchio appeso nel quale ci si vede al confine fra reale e virtuale.

RAY BAN e Oakley vanno oltre: solo per i due marchi di punta di proprietà del gruppo Luxottica, la digitalizzazione permette di costruirsi l’occhiale su misura, scegliendo combinazioni di colori per tutti i componenti, o personalizzando il modello con parole scritte sulle stanghette o sulle lenti. Il tutto, ovviamente, visto e provato in realtà aumentata. Forse all’inizio questa idea sarà stata avveniristica anche per Leonardo Del Vecchio che, tornato presidente esecutivo nel 2016, ha spinto molto sulla tecnologia: «Il digitale è il futuro di Luxottica e del nostro settore». Non sono scorporati dal totale i numeri dell’investimento su idee e persone, ma il peso dell’impegno anche finanziario appare a occhio nudo: a Milano, nella digital factory, sono duecentocinquanta gli ingegneri, i designer e le altre figure innovative che schiacciano i bottoni della Luxottica in digitale. E sono quasi tutti trentenni. Da qui, da questa centrale dell’hi-tech, si apre il catalogo digitale che sarà messo in circuito dal prossimo mese in Italia. Il nostro Paese farà da apripista e entro l’anno il sistema verrà esportato in Europa e negli Stati Uniti.

PER UN FUTURO che si sta scrivendo, uno che Luxottica ha già scritto. Anche il campionario è digitale, questo solo ad uso e consumo degli ottici che sullo schermo possono vedere le nuove proposte, tutte digitalizzate. Osservare nei minimi particolari: lo sviluppo di modelli in 3D permette di ingrandire dettagli che possono sfuggire nell’occhiale fisico. Il campionario digitale, in cui sono anche inseriti i video delle sfilate, arriva prima di quello tradizionale e questo taglia tutti i tempi, soprattutto quelli della consegna dei prodotti scelti.

FABBRICA e commercianti si parlano in tempo reale. Del resto, la filosofia di questa rivoluzione tecnologica è raffinare la qualità del servizio. Le nuove tecnologie sono pensate per gli ottici, ma vogliono anche intercettare l’evoluzione hi-tech dei consumatori. La sintesi di queste innovazioni è lo showroom digitale che in dicembre Luxottica ha aperto a New York e che inaugurerà in altri 12 Paesi, anche in area asiatica dove il gruppo ha iniziato a spingersi nel 1997 con il primo stabilimento in Cina.

Delisting Il nuovo gruppo quotato a Parigi

MILANO

E’ IL TERZO debutto in un mercato finanziario. Dopo New York nel 1990, poi lasciato nel 2017, e dopo Milano nel 2000, il capitale di Luxottica trasloca ora a Parigi. È l’ultimo atto dell’Ops EssilorLuxottica, lenti francesi e montature italiane, che in ottobre ha alzato il sipario sul nuovo colosso degli occhiali, forte di un primo bilancio con 16 miliardi di ricavi. E così, uno dei titoli più di peso lascia Piazza Affari dopo quasi venti anni. Per la Borsa di Milano non è una buona notizia: restano pochi big, prevalentemente bancari, e le Pmi che trainano l’Italia. Ma l’addio della società di Agordo al listino era stato programmato da tempo da Borsa italiana proprio per portare al traguardo la fusione e dare il via alla quotazione del nuovo gruppo alla Borsa di Parigi. A fine febbraio è scaduto il termine per consegnare all’Ops (che in totale ha raccolto il 97,54% del capitale) gli ultimi 11,9 milioni di azioni quotate a Milano. Chi non ha fatto richiesta di vendita non ha più scelta: una nota precisa che ai titolari residuali di azioni Luxottica sarà corrisposto esclusivamente il controvalore in azioni, il cui concambio è di 0,4613 azioni ordinarie EssilorLuxottica di nuova emissione per ogni Luxottica.

CHI HA ESERCITATO il proprio diritto in tempo, invece, ha potuto chiedere, in alternativa, il pagamento in contanti: opzione che al gruppo di Leonardo Del Vecchio costa oltre 318 milioni. Una bella somma, fotografia però della crescita nel tempo della società: tradotta in valore del titolo, significa 51,6 euro ad azione. Per i soci della primissima ora il guadagno è di 50 volte, considerato che quando suonò la campanella del Nyse, per salutare l’ingresso degli occhiali Luxottica a New York, il titolo cominciò a essere scambiato intorno a un euro. Ora l’adddio a Milano che, però, pare non definitivo. ni. ma.

Di |2019-03-11T12:01:39+00:0011/03/2019|Imprese|