I BRAND ITALIANI

K-array, parla toscano l’audio
del nuovo World Trade Center
Suono e design al top della qualità

Paolo Guidotti
FIRENZE

SUONO e design: è il binomio vincente sul quale si basa il successo della K-array, azienda italiana, con sede nel cuore del Mugello, in provincia di Firenze, leader mondiale di impianti audio professionali di altissima qualità. Un successo crescente, dimostrato da una costante crescita del fatturato, che ormai sfiora quota dieci milioni di euro. E ben il 95% è conseguito all’estero, dove K-Array è divenuta il punto di riferimento per chi cerca impianti audio al top della gamma. Così i suoni del transit hub del ricostruito World Trade Center a New York passano attraverso gli impianti dell’azienda fiorentina, così come quelli dal nuovo stadio del Besiktas a Istanbul, della moschea dell’Imam Reza Shrine in Iran e dell’Opera House di Sidney. Anche gli impianti della Royal Opera House di Londra son marcati con il logo K, e per tornare in Italia e a Firenze, quelli del Salone dei Cinquecento e il rinnovato Museo Gucci. Non solo: numerosi artisti internazionali usano impianti K-array per i loro concerti: l’ultimo, in Italia, Claudio Baglioni con il suo tour ‘Al centro’.

«ESSERE inventori – nota uno dei fondatori, Alessandro Tatini – significa essere un po’ ribelli, procedere contro corrente. Questo è ciò che K-array ha fatto anno dopo anno, provando orgoglio nello sviluppare tecnologie innovative e soluzioni senza precedenti: che sia un diffusore acustico lungo e flessibile o una cassa estremamente sottile, innovare il design delle tecnologie audio per qualsiasi applicazione si voglia, senza mai compromettere la qualità sonora». Ed è proprio così: installazione incredibili, casse di ogni tipo e forma, potenza impressionante, controllo intelligibile e altissima qualità. La linea di punta, per gli impianti da concerto, l’hanno chiamata «Mugello», leggero, trasportabile, potente e fedelissimo. Mentre «Anakonda», una «cassa» flessibile e stretta, lunga due metri e modulabile è stata utilizzata come simbolico nastro da tagliare alla recente inaugurazione della ristrutturazione e ampliamento dello stabilimento, che si trova a San Piero a Sieve, nel comune di Scarperia e San Piero, dove K-array si trasferì nel 2004.

L’AZIENDA fu fondata nel 1990 a Fiesole da Alessandro e Carlo Tatini insieme a Massimo Ferrati con il nome HP Sound Equipment. All’inizio si trattava di un service audio e luci, che lavorava con teatri, cinema, eventi in piazza, esperienza preziosa per capire come gli strumenti audio professionali dovessero evolversi per agevolare il lavoro, spesso duro e faticoso, di chi ha a che fare con artisti e produzioni.

ECCO ALLORA, col trasferimento in Mugello, i diffusori K-array, con i quale l’azienda fiorentina ha iniziato a farsi conoscere nel mondo del sound reinforcement, dotati di una particolare tecnologia, la S.A.T. (Slim Array Technology), che consente di ottenere prodotti inusualmente leggeri e compatti e in grado di restituire elevatissime pressioni sonore con una qualità di alto livello. Fornire «soluzioni radicalmente diverse a questioni tecniche e architetturali da sempre irrisolte» nel settore è stato vincente sui mercati. E così si è passati da 10 a 66 dipendenti, tutti giovani, dai 20 ai 35 anni, da 400 a 4000 mq di superficie dello stabilimento, e con 40 distributori in tutto il mondo, e l’obiettivo di raggiungere 15 milioni di euro di fatturato nel prossimo triennio.

CON UNA NUOVA strategia, avviata nel 2018, che ha portato Karray ad aprire due nuove subsidiary nei Paesi più strategici, Usa e Cina, condotte rispettivamente da Rusty Waite in America e Marc Vincent in Asia. In Mugello K-array fa ricerca, progettazione e assemblaggio dei materiali, che provengono tutti dalla Toscana. «Non ci siamo mai dotati di macchinari – spiega Ferrati – per una scelta precisa, data dal fatto che i macchinari si tirano dietro una tecnologia. Noi invece siamo aperti allo sviluppo di tante tecniche, e all’innovazione continua, non volevamo quindi essere ancorati a una tecnologia specifica». E il modello funziona: «I nostri punti di forza – conclude Ferrati – sono i prodotti innovativi, che si collocano in una nicchia di mercato molto stretta perché di alto livello, praticamente senza concorrenti, in tutto il mondo».

Di |2019-01-15T09:06:31+00:0015/01/2019|Imprese|