Dal Monte alla app, il pegno viaggia nei secoli
«Il prodotto bancario più antico ora è hi-tech»

Giuseppe Gentile guida Pronto Pegno (Banca Sistema)

«Offriamo un servizio via web di stima del bene con un perito a disposizione in videochiamata I nostri clienti sono professionisti e stranieri»

di Nicoletta Magnoni

Nei secoli, donne e uomini hanno bussato alle porte degli austeri palazzi del Monte dei pegni per consegnare pezzi della propria vita in cambio di denaro. Iconografie sbiadite, scene in bianco e nero. Oggi anche questo piccolo mondo antico ha varcato le porte del web. Pronto Pegno, società controllata da Banca Sistema, l’anno scorso ha lanciato una app che ora, dopo un lifting digitale, consente la valutazione a distanza del bene. Certo, la digitalizzazione può apparire straniante a chi, davanti agli occhi, ha il dipinto di atmosfera fiamminga di Quentin Metsys che ritrae il prestatore di denaro e sua moglie. E se non fosse per questa lunga stagione di crisi, potremmo pensare che l’antica pratica del pegno sia un’attività in via d’estinzione per poverissimi. Idea antistorica. La dimensione del mercato in Italia è nell’ordine di un miliardo di euro. E pegno non è sinonimo di miseria nera: «Pensi che se non ci fosse stato il pegno non avremmo avuto l’America perché fu nientemeno che la regina Isabella a vincolare la corona per finanziare le caravelle di Colombo». A raccontare di questo insospettabile aneddoto è Giuseppe Gentile, alla guida di Pronto Pegno.
Da Colombo alla app il salto è vertiginoso. Perché Pronto Pegno punta sul web?
«Consideriamo strategico rendere dinamico il prodotto bancario più antico, nato nel Medioevo – risponde Gentile –. Tramite app offriamo un servizio di videochiamata per parlare direttamente con un perito che possa fare una stima iniziale del bene. Da lì, poi, si può fissare un appuntamento, visualizzando sulla app il calendario e le filiali. Ad oggi i nostri sportelli sono a Roma, Milano, Napoli, Pisa, Palermo e Rimini. Se ne aggiungeranno altri sei appena sarà perfezionata l’acquisizione del credito su pegno da Intesa».
Il pegno, pur se globalizzato nel monto internet, resta un’attività di nicchia quanto a volumi. Quale spinta ha dato la grande crisi?
«Anche se poco pubblicizzato, il pegno ha avuto un notevole sviluppo in funzione della crisi. E non è più solo il ceto sociale basso che ricorre a questo servizio».
Com’è cambiato il profilo di chi impegna la roba di verghiana memoria?
«I clienti sono di estrazione sociale varia, anche medio-alta, perché chi impegna possiede dei beni. Il pegno non è l’ultima spiaggia, ma uno strumento alternativo per finanziarsi. Un terzo della nostra clientela è composta da stranieri. Sono, ad esempio, cingalesi, filippini, latinoamericani: arrivati in Italia, impegnano l’oro che possiedono per avere piccoli finanziamenti che, diversamente, non otterrebbero perché non godono di un sufficiente merito creditizio».
E voi, senza requisiti creditizi dei clienti, come vi garantite?
«La nostra garanzia è il bene dato in pegno, che valutiamo e finanziamo fino all’’80 per cento».
Quali beni accettate per avere una garanzia sicura?
«Oro, orologi d’oro di qualsiasi marca, orologi d’acciaio solo se Rolex e diamanti solo se montati in oro».
Perché questi limiti?
«Il Rolex, anche d’acciaio, è sempre commerciabile. Il diamante come pietra perde valore se è graffiato o rovinato. L’oro invece è garantito al 100% e questo non ci obbliga ad accantonare capitale di vigilanza».
A proposito di accantonamenti, vi capita di dover mettere all’asta il bene perché il cliente non è riuscito a riscattarlo?
«Sul mercato va all’asta il 5% dei beni dati in pegno. Per noi il livello cala all’1 per cento, anche perché tra i nostri clienti abbiamo molti imprenditori o liberi professionisti che magari impegnano il Rolex per 15 giorni per pagare una multa o fare fronte a spese inattese in un momento in cui sono a corto di liquidità. Altri ricorrono a noi per pagare spese universitarie o ospedaliere, in attesa ad esempio della tredicesima».
Capitano richieste da consumo ‘mordi e fuggi’, un viaggio ad esempio, come accade negli Usa?
«Può capitare che qualcuno ci lasci i gioielli d’estate, così non paga la cassetta di sicurezza e si finanzia la vacanza».
Dal punto di vista dei tassi, chi vince nel confronto con il tradizionale credito al consumo?
«Paragone difficile perché noi applichiamo un tan uguale per tutti, circa il 7% annuo. Il credito al consumo ha tassi che, invece, variano in funzione del profilo di merito di chi chiede il prestito».
Prestate in contanti?
«Si può scegliere fra contante, bonifico o carta prepagata. Con la carta, avendo alle spalle un gruppo bancario, ci sobbarchiamo le spese di ricarica e valutiamo il bene 50 centesimi in più al grammo».
Quali sono i margini futuri di crescita del settore?
«C’è un’ampia fetta di mercato ancora da esplorare, che crescerà con l’integrazione nuove etnie e con una più diffusa conoscenza di questo strumento. Tra i progetti, stiamo valutando anche un servizio a domicilio. Sarà un finanziamento a distanza che funzionerà come Amazon al contrario: invece di consegnare beni a casa, andiamo a ritirarli».

Accordo siglato un mese fa per rilevare il ramo da Intesa

Credito su pegno, al secondo posto dopo acquisizione

Un mese fa, Banca Sistema ha siglato un accordo vincolante per l’acquisto del ramo del credito su pegno di Intesa. A operazione completata, diventerà il secondo operatore del settore in Italia. Con una crescita del 40% annuo, Pronto Pegno ha visto transitare 22mila clienti dall’avvio dell’attività nel 2017, per un volume erogato di circa 23 milioni. Attualmente, conta su 11 milioni di giacenze erogate cui andranno ad aggiungersi i 60 milioni di Intesa.