HI-TECH E FINTECH

Fujitsu guida il passaggio digitale
«Puntiamo due miliardi sulla ricerca
Ma le pmi italiane sono in ritardo»

Alessia Gozzi

MILANO

INTELLIGENZA artificiale e big data. I due propulsori fondamentali della rivoluzione digitale che sta già cambiando il mondo delle imprese, della finanza e, in generale, il modo di fare business. Una rivoluzione che, sottolinea Bruno Sirletti, amministratore delegato di Fujitsu Italia, «nei prossimi anni sarà ancora più pervasiva». Il gruppo investe circa due miliardi all’anno dell’innovazione e, anche in Italia, punta ad accompagnare la trasformazione digitale delle imprese spingendo l’acceleratore sul fronte dell’offerta di servizi che valgono «circa il 35-40% del business».

L’Italia è spesso in fondo alle classifiche dell’innovazione digitale. Da una vostra recente indagine, emerge che un’azienda su quattro non è riuscita a portare a buon fine un progetto di trasformazione digitale negli ultimi due anni, perdendo in media oltre mezzo milione di euro.

«In Italia si sta cercando di recuperare il ritardo sull’estero. Molte aziende provano a fare una trasformazione digitale, il problema è che la metà fallisce».

Per quale motivo?

«Concretizzare la trasformazione digitale richiede ben più della sola tecnologia. Ci sono quattro elementi che devono coesistere: la tecnologia, le persone, l’azione e la collaborazione. Spesso, nelle aziende c’è una pressione alla trasformazione digitale ma mancano progetti concreti e, soprattutto, serve una cooperazione tra esperti digital e le competenze interne all’azienda. Si chiama co-creazione di valore: team di persone che provengono da mondi diversi e lavorano insieme a uno stesso obiettivo. Prendiamo, ad esempio, i supermercati Amazon completamente automatizzati. Per arrivare a una soluzione efficace serve la tecnologia, ma è necessaria anche un’esperienza solida nel settore delle vendite retail».

Quanto investite in ricerca e sviluppo?

«Il 5% del fatturato, cioè circa 2miliardi all’anno su 40. Un livello tra i più alti al mondo. Abbiamo quattro laboratori che fanno ricerca fondamentale legata a cosa sarà domani la tecnologia: in Giappone, Regno Unito, Cina e Usa. Lavoriamo moltissimo sull’intelligenza artificiale, l’internet of thing (internet delle cose), i big data e il cloud. La sovrapposizione farà la differenza: l’intelligenza artificiale e la capacità di elaborare dati in modo velocissimo elaborati da IoT. Tutte tecnologie arrivate a maturità nello stesso momento».

Pensa che la blockchain, tecnologia che sta alla base di Bitcoin, potrà avere applicazioni interessanti al di là delle criptovalute?

«È un ambito nel quale siamo molti coinvolti. Facciamo ricerca in Giappone ma abbiamo anche appena aperto un centro europeo focalizzato sulla blockchain. Non solo, anche progetti concreti in fase di sviluppo con banche, aziende e con il governo belga».

Il lato oscuro della rivoluzione tecnologica che passa per il web è la cyber sicurezza.

«Si tratta di un settore nel quale siamo molto attivi, ad esempio, grazie all’intelligenza artificiale che ha importanti applicazione in ambito di cyber security. Abbiamo un securty operating center in Regno Unito che gestisce tutte le reti e ne stiamo aprendo un secondo in Germania. Una delle tendenze importanti è la mobility, le persone voglio accedere ai propri dati in mobilità e questo pone sfide importanti sotto il profilo della sicurezza. I prossimi obiettivi dei cyber criminali credo che saranno i negozi, diventerà una problematica importante anche nel mondo retail. Finora nessuno dei nostri clienti ha avuto problemi di sicurezza con attacchi di malware o simili».

Quali saranno, secondo lei, i settori più impattati da questa trasformazione?

«Più o meno tutti i settori, dal fintech alla manifattura. La cosa particolare dell’Italia è che ci sono grandi realtà come Intesa Sanpaolo, Luxottica o Fca molto avanti sulla digitalizzazione, ma poi c’è una grossa parte del tessuto industriale fatto di piccole e medie imprese che, spesso, sono molto indietro anche per motivi di finanziamento. La sfida perla produttività del Paese è aiutarle in questa svolta, ad esempio, rifinanziando Industria 4.0».

Tra gli obiettivi, ha indicato quello di bilanciare offerta di prodotti e offerta di servizi, spostando verso quest’ultima gli sforzi. Ci è riuscito?

«Le percentuali stanno andando nella giusta direzione. Attualmente, siamo al 35-40% di offerta di servizi e il restante di prodotti. L’obiettivo è di arrivare a un mix del 50 e 50».

 

Big Data Ubs: investire senza concentrazioni

MILANO

«ANCHE l’industria finanziaria si sta spostando sempre più sul digitale, per ridurre i costi delle attività a minor valore aggiunto e offrire un accesso più rapido, personalizzato e immediato alla clientela». Lo spiega, in una sua recente analisi, Matteo Ramenghi, Chief investment officer Ubs Wm Italy. La conseguenza di questi avanzamenti sarà, secondo Ramenghi, una «crescita esponenziale della quantità di dati digitali», e quindi la ripresa degli investimenti «dovrebbe sospingere i fatturati delle società attive nella gestione dei dati digitali». Ma non tutto ciò che è digitale è oro. «Le società quotate attive nella gestione dei dati hanno avuto buone performance negli ultimi anni e per i prossimi mesi ci aspettiamo una forte crescita degli utili e potenzialmente un’accelerazione di fusioni e acquisizioni – dice Ramenghi –. Dal punto di vista degli investimenti, il tema dei dati digitali è destinato a offrire opportunità di crescita a lungo termine. Tuttavia, in un universo sempre più soggetto a regolamentazione (anche per quanto riguarda la privacy), è fondamentale mantenere un’ampia diversificazione ed evitare eccessive concentrazioni su singoli operatori che potrebbero trovarsi spiazzati da un cambiamento delle normative».


Costi minimi e assistenza continua
Sui mercati online con ActiveTrades
«Al servizio di chi investe da solo»

Achille Perego

MILANO

DAI ROBO ADVISOR a quella che viene chiamata fintech, la tecnologia è entrata con forza anche nel mondo degli investimenti finanziari e del trading online. Ma se farsi assistere da un robot può aiutare in particolare a vincere la sfida più pericolosa di chi compra e vende azioni, valute, bond o metalli preziosi – che è quella rappresentata dall’emotività –, chi vuole investire sui mercati deve contare ancora oggi soprattutto sulla formazione e su piattaforme efficienti, avanzate tecnologicamente e a basso costo. Ne è convinto Carlo De Casa, chief analyst di ActivTrades e recente autore del libro «I segreti per investire con l’oro». Fondata in Svizzera nel 2001 come una piccola società di trading, oggi ActivTrades, con il quartier generale nella City londinese, è presente nei principali Paesi del mondo ed è unbroker online indipendente, leader nel fornire la possibilità di fare trading con una vasta gamma di prodotti finanziari.

E IN PARTICOLARE di negoziare oltre 500 strumenti sui mercati di tutto il mondo, attraverso le note piattaforme di trading online MetaTrader4 e MetaTrader5, oltre alla neo arrivata ActivTrader, piattaforma proprietaria e web-based, ancora più all’avanguardia, per un trading che sta diventando sempre più mobile, con gli ordini immessi utilizzando smartphone o tablet e che riguardano le più importanti coppie di valute sul mercato Forex, l’oro e l’argento oltre ai Cfd su indici di Borsa, azioni e materie prime.

Quali sono le dimensioni del trading online in Italia?

«Oggi in Italia – spiega De Casa – ci sono oltre 500mila trader e circa 100mila sono quelli attivi tutti i giorni o quasi. Un mercato di cui come ActivTrades copriamo una fetta sempre più importante in virtù dei servizi offerti: dal desk di supporto operativo24 ore su 24, cinque giorni alla settimana, alla prima applicazione mobile che permette ai clienti di accedere e gestire i propri conti da qualsiasi parte del mondo fino alle polizze che coprono con garanzie aggiuntive i fondi dei trader».

Ma per chi fa trading tutti i giorni è importante anche avere servizi competitivi al minor costo?

«Certamente, in questo senso ActivTrades, oltre a non prevedere nessun ‘bollo’ sui conti di deposito, offre spread e commissioni ridotte al centesimo per operazioni che, sfruttando le leve dei prodotti derivati, permettono con solo 100 o 1.000 euro di ‘muovere’ sugli indici multipli decisamente superiori».

In questa evoluzione quanto pesa l’aspetto tecnologico?

«Ci sono sempre più investitori che vogliono muoversi da soli sui mercati, evitando i costi bancari ed essendo padroni del proprio destino. In questo senso strumenti come la robo advisory servono soprattutto a migliorare l’aspetto psicologico, a portare a casa i profitti al momento giusto e ad evitare di non tagliare le perdite quando un titolo scende del 2%, sperando che recuperi. Ma poi perde il 10% e quando scende del 15% si comincia a piangere… Detto questo, però, bisogna fare molto attenzione a chi promette chissà quali profitti con la fintech, perché sul mercato ci sono anche molti ciarlatani».

L’aspetto fondamentale quindi rimane quello di approcciarsi con la dovuta preparazione.

«Indubbiamente. Per questo abbiamo posto molta attenzione sulla formazione che viene fornita sia in remoto, attraverso il sito www.activtrades.itsia con il Trading Tour per cui è partita già l’edizione 2018 con tappe a Torino, Milano e Bologna e, nei prossimi mesi a Verona, Roma e Napoli».

Da un osservatorio privilegiato come quello di ActivTrades quali sono i trendpiù significati che vede adesso sui mercati?

«Innanzitutto il rafforzamento del dollaro sull’euro, con la moneta europea scivolata sotto quota 1,20. Un andamento che aiuta l’export europeo verso l’America e che potrebbe proseguire. Ma tutto dipenderà dalle scelte delle banche centrali. Già oggi però i rialzi dei tassi Usa decisi dalla Fed hanno portato a un differenziale di quasi il 2% rispetto all’Europa e reso molto più attraenti i bond americani rispetto a quelli europei. Viceversa, l’effetto Trump su Wall Street e il ciclo di espansione economica americano potrebbe essere giunto quasi alla fine e quindi in questa fase potrebbero essere più interessanti i mercati azionari europei».

 

Opportunità Da Netflix ai videogame, questione di numeri

MILANO

I NOSTRI DATI fanno la ricchezza di molte società. Ma anche noi investitori possiamo beneficiare della generazione di valore dei big data su alcune aziende e settori. David Older (nella foto a destra), responsabile azionario di Carmignac, individua tre principali filoni aziendali per beneficiare delle opportunità legate alla loro gestione. Primo: le società che gestiscono i dati utilizzati a fini pubblicitari (da Google a Facebook). Secondo: le aziende che raccolgono dati per «migliorare la conoscenza del cliente». Come MercadoLibre e Amazon o Netflix che, «grazie all’accesso diretto alle preferenze di visualizzazione dei consumatori, è in grado di fornire un’offerta personalizzata e di effettuare investimenti mirati». Terzo filone le società che si occupano dei dati raccolti attraverso software aziendali, un «segmento favorito dall’aumento della spesa da parte delle aziende che puntano a modernizzare e a rendere sicura la propria infrastruttura IT», spiega Older. Inoltre c’è un quarto filone da tenere sott’occhio: le aziende dei videogiochi. «Mentre le persone dedicano mediamente 50 minuti al giorno al proprio account Facebook, trascorrono circa 51 minuti davanti al computer e ai giochi per console», osserva Older. Le opportunità di raccolta e gestione dei big data per chi opera nel settore sono enormi. E le società di videogame sono una nicchia interessante, anche perché «la crescita degli utenti e la frequenza» di accesso «sono elevate e permettono di generare profitti in modo più costante rispetto al passato».

MORALE? «Siamo convinti che le società tecnologiche continueranno a beneficiare di una crescita molto più elevata rispetto al mercato nel suo complesso – sintetizza Older –, grazie alla solidità dei bilanci e alla prevedibilità degli utili. Tuttavia il contesto di mercato attuale giustifica una gestione attiva del rischio che si tradurrà nella capacità di far leva sulle indiscrezioni di mercato, con l’obiettivo di investire in aziende in grado di adottare un approccio strategico vincente in prospettiva futura».

Di | 2018-05-14T13:14:01+00:00 09/05/2018|Dossier Economia & Finanza|