Notorious Pictures, che film in Borsa
«Riporteremo i giovani al cinema»

Giuliano Molossi
MILANO

CI SONO poche società che possono dire, numeri alla mano, di essere cresciute dell’80 per cento nel giro di un anno. Una di queste è la Notorious Pictures di Guglielmo Marchetti, che si occupa di produzione, commercializzazione e acquisizione di diritti di opere cinematografiche attraverso tutti i canali di distribuzione. Quando è partita, sette anni fa, sembrava destinata a rimanere schiacciata fra i colossi dell’entertainment internazionale, ma si è abilmente fatta strada e oggi è una solida realtà dell’industria cinematografica italiana. Quotata in Borsa al listino Aim, ha vinto tre premi non simbolici: maggior crescita di fatturato fra le società di medie dimensioni, miglior performance azionaria, miglior crescita di redditività. Guglielmo Marchetti, 56 anni, è il fondatore, ceo e azionista di maggioranza di Notorious Pictures.

Come se la passa in questo momento il cinema italiano?

«Se la passa bene, direi. Si è parlato di crisi creativa ma noi abbiamo avuto la sensazione contraria. Abbiamo varato un concorso, il ‘Notorious Project’ che ha visto tre premi per altrettante categorie: soggetti, sceneggiature e cortometraggi. Lo abbiamo fatto per due ragioni: una per scoprire nuovi talenti che alimentassero il nostro bacino di produzione, l’altro per il dovere di un’azienda come la nostra di dare un’opportunità ai giovani under 35. Pensi che abbiamo ricevuto oltre seicento progetti. Fra questi ce n’erano alcuni davvero straordinari, la scelta non è stata facile. Quindi l’energia, la creatività in Italia è tutt’altro che spenta, bisogna solo andarla a stimolare».

Il primo semestre dell’anno in corso com’è andato?

«È stato molto brillante, abbiamo avuto una significativa crescita con dei successi in sala particolarmente rilevanti. Su tutti A un metro da te che ha incassato 5 milioni di euro. Un altro andato benissimo è stato Arrivederci professore con Johnny Depp, un film molto bello che è stato ai primi posti al box office per varie settimane».

Questo per quel che riguarda i film che distribuite. Ma fate anche coproduzioni?

«Facciamo produzioni italiane e coproduzioni internazionali. In particolare ne segnalo due. Uno, Love wedding repeat, una commedia che è già stata acquistata da Netflix per tutto il mondo, e l’altro, The shield, è una coproduzione con una società belga, che racconta le vicende di un attentato terroristico in un liceo di Bruxelles».

Voi sostenete l’iniziativa ‘Movie- ment, il cinema tutto l’anno’. Secondo lei si possono presentare buoni film anche nel periodo estivo? C’è la possibilità che la gente si abitui ad andare al cinema anche quando fa caldo?

«Assolutamente sì. Finora mancava un tassello, e cioè che le major companies portassero i loro migliori film in Europa anche in estate come avviene negli Stati Uniti. Per la prima volta quest’anno, produttori, distributori, ed esercenti hanno trovato un accordo e grandi film sono arrivati coi primi caldi. Non è vero che al pubblico non piace andare al cinema d’estate. Se c’e’ il grande film con grandi attori le sale si riempiono anche se fuori ci sono 40 gradi. L’abitudine bisogna costruirla, come hanno fatto in Spagna. Ci hanno messo tre anni ma adesso da loro le sale sono piene d’estate come d’inverno».

I giovani vanno ancora al cinema?

«Sì, ci vanno ancora. Il film nostro A un metro da te ha incassato 5 milioni di euro e gli spettatori andavano dai 12 ai 19 anni. È vero che i giovani della digital generation hanno stili molto diversi dai loro fratelli più grandi. Questo è innegabile e impatta anche sulla frequentazione della sala. Oggi ci sono i social media, le piattaforme come Netflix o Amazon che consentono la fruizione sui vari device, sugli smartphone, e così via. C’è però un fatto importante da considerare. Se la sala cinematografica, oltre a presentare contenuti adeguati alle esigenze e alle richieste del pubblico più giovane, offre un ambiente accogliente, con poltrone comode, con bar e ristoranti, i ragazzi ci vanno volentieri ».

Voi di Notorious avete anche la gestione di sale cinematografiche?

«Sì, proprio agli inizi di quest’anno è nata Notorious Cinema che si occuperà della gestione di multisale. In cinque anni puntiamo a gestirne venti per un totale di cento schermi. A marzo abbiamo preso a Sesto San Giovanni il nostro primo multiplex di dieci schermi e stiamo facendo un completo restyling in modo da attrarre non solo i più giovani ma anche i loro genitori. I cinema non possono essere più posti con le poltrone sfondate, con i bagni sporchi, dove la qualità audio e video è pessima. A Sesto apriremo a settembre. Avremo poltrone comodissime in eco-pelle che si possono reclinare come in aereo, un’ ottima offerta di food and beverage, e abbiamo creato un’area giochi per le famiglie con bambini per trascorrere un po’ di tempo prima e dopo il film. Insomma, la sala cinematografica non potrà più essere solo il posto dove andare a vedere un film ma dovrà essere il posto dove vado a cena con gli amici, dove vado a far giocare i miei figli, dove vado a scegliermi un libro o a comprarmi un video».

Questo basterà per fermare l’emorragia di spettatori?

«Sicuramente. Dobbiamo regalare allo spettatore un’esperienza nuova, diversa, per far sì che venga più spesso. L’America ce lo insegna. Negli Stati Uniti l’anno scorso si è registrato il record di tutti i tempi di biglietti venduti al cinema. E parliamo di un Paese dove l’abitudine a seguire le serie tv su Netflix o Amazon è dieci volte più diffusa rispetto all’Italia».