Gomma su acqua

Se i tir solcano le onde
Le merci viaggiano veloci
e l’ambiente respira meglio

Sono le autostrade del mare: i camion caricati dai traghetti. Una forma di trasporto merci più economica, veloce e verde. E anche un business in grande crescita per i porti italiani.

ECONOMIA, tecnologie e difesa ambientale sono ormai gli elementi basilari per lo sviluppo crescente delle autostrade del mare, ovvero del trasporto dei vettori merci gommati sui traghetti. Di recente, il governo italiano ha finalmente avuto l’ok dalla Ue per un «mare bonus» – un contributo alle spese che si riverserà sui camionisti – che favorirà questa modalità. Ma è l’impegno dell’armamento, l’adeguamento dei porti nazionali e anche (forse specialmente) l’adeguamento culturale delle società trasportistiche e della burocrazia nazionale che potrà fare la differenza. A Roma ci stanno lavorando. E forse con l’ormai imminente piano nazionale della logistica preannunciato dal ministro Graziano Delrio si passerà da una filosofia ancora marginale a una vera rivoluzione. Del resto anche solo una rapida occhiata alla nostra penisola, quest’Italia proiettata come un lungo stivale sul mare, fa capire perchè fin dai tempi dei fenici, e poi con l’impero di Roma, il trasporto via mare è sempre stato preferito malgrado i rischi della navigazione primitiva, del meteo, dei pirati. Giulio Cesare ha lasciato scritto nel suo De bello gallico che la logistica navale è stata fondamentale non solo per le incursioni in Britannia, ma anche per la guerra continentale. Forse Napoleone non l’aveva capito bene, mentre per Londra Britain rules the waves (‘La Gran Bretagna governa le onde’) e sul mare ha costruito e difeso per secoli l’impero.

MOLTA ACQUA è passata sotto i ponti, ma finalmente l’Italia del ventunesimo secolo ha riscoperto le autostrade del mare come alternativa vincente alle autostrade terrestri, in particolare per le merci. Ci sono stati anche tempi di maturazione forse troppo lunghi. Già nel 2004, quando il criterio dell’alleggerire le strade e le autostrade del traffico pesante cominciò a farsi largo, da Livorno partì una singolare sfida: Rinoceronte, ovvero un grande tir diretto a Palermo via terra, contro Ippopotamo, un analogo tir con stessa destinazione ma su un traghetto merci. Vinse l’Ippopotamo di svariate ore, con l’unico autista (Rinoceronteinvece li alternò come da legge) che arrivò fresco a destinazione, avendo comodamente riposato durante tutta la trasferta tra ristorante e cabina di bordo, mentre i due di Rinoceronte erano cotti. Sul piano economico, il percorso via mare risultò del 25% inferiore, senza calcolare l’usura del mezzo stradale. E senza mettere in conto il fattore ambientale, dodici anni fa ancora poco considerato. Oggi le autostrade del mare sono una realtà che copre l’intero sviluppo costiero della Penisola, con proiezioni di alcuni armatori – a cominciare dalle linee del gruppo Grimaldi, primi nei traghetti merci almeno d’Europa – verso la Spagna mediterranea, il Nord e l’Ovest dell’Africa, la Grecia, il Montenegro e ovviamente la Francia. L’utilizzo delle navi ‘ro/ro’ (roll on-roll-off, ossia i traghetti per trasporto merci) comporta risparmi economici al trasportatore fino al 50%, alleggerisce il traffico stradale con un calo degli incidenti intorno al 30% (calcoli della polizia stradale) e riduce dal 40 al 53% le emissioni di CO2. Per alcuni porti italiani, come Livorno, Civitavecchia, Trieste, Ancona, Ravenna e Brindisi, i ro/ro rappresentano oggi tra i moltiplicatori di ricchezza più importanti, sia per i servizi a terra che per l’indotto.

IL DIRETTORE del gruppo Grimaldi, Costantino Baldissara, ha snocciolato cifre significative: 30 milioni di euro all’anno di tasse portuali e servizi pagati dalle sue navi al porto (ormeggiatori, acqua, navetta in banchina, piazzali) per un indotto totale di 75 milioni di euro all’anno, con un impatto occupazionale di 1.250 posti. Analoghe cifre possono essere messe in conto per gli altri porti. Per i porti, i vantaggi sono notevoli, a patto di adeguare le strutture, che spesso sono ancora a livello di traffici storici non specializzati. Per l’ambiente, togliere dalle autostrade decine di migliaia di tir all’anno, spegnendo i loro motori, non usurando i piani stradali, riducendo lo stress degli autisti e tagliando l’annuale bilancio di morti e feriti che costa enormi salassi alla nostra economia, è una delle rivoluzioni economico-culturali più significative. In linea con l’antico detto secondo cui il mare unisce in un unico abbraccio ciò che la terra divide.

Milioni tra tasse e servizi portuali

Il gruppo Grimaldi, leader in Europa, per un porto come Livorno paga con le sue navi 30 milioni di euro all’anno tra tasse e servizi

Indotto importante e posti di lavoro

L’indotto per Livorno è di 75 milioni all’anno, con un impatto occupazionale di 1.250 posti di lavoro

Un moltiplicatore di ricchezza

Cifre analoghe valgono anche per gli altri grandi porti italiani, da Trieste a Civitavecchia, da Ancona a Ravenna e Brindisi

Di | 2018-05-14T13:14:54+00:00 08/02/2017|Focus Autostrade Mare|