In crisi le banche, non i banchieri
La classifica dei compensi dorati
con 18 top manager milionari

Claudia Cervini

MILANO

CHISSÀ CHE COSA direbbe Adriano Olivetti di fronte alla classifica degli stipendi percepiti dai top manager bancari relativa al 2016. Per l’imprenditore piemontese nessun dirigente, neppure il direttore generale, avrebbe dovuto guadagnare oltre dieci volte il salario minimo aziendale; un precetto morale che anche in tempi difficili come quelli attuali nelle aziende si stenta non solo ad applicare, ma anche a concepire. Stando allo studio realizzato dal sindacato First-Cisl, ben 18 amministratori delegati e direttori generali hanno percepito nel 2016 una remunerazione complessiva superiore al milione di euro (la ricerca nella remunerazione totale comprende anche indennità e compensi di fine rapporto).

SULLE BANCHE in cima al podio delle retribuzioni più ricche non c’è troppa sorpresa. Si tratta infatti dei principali istituti di credito italiani: Unicredit, seguito da Intesa Sanpaolo e da Mediobanca che tra stipendi di amministratori delegati, direttori generali e presidenti hanno sborsato rispettivamente 14,8 milioni, 8,97 milioni e 7,16 milioni. A far schizzare al rialzo queste cifre sono state le indennità di fine rapporto, basti pensare che l’ex ad di Unicredit Federico Ghizzoni ha percepito 11,6 milioni complessivi di cui 9,6 proprio al momento dell’uscita. La sorpresa maggiore si ha invece scorrendo i nomi appena al di sotto del podio. In quarta e sesta posizione si trovano due delle banche italiane in fortissima crisi. Si tratta di Mps (5,37 milioni) e Banca Popolare di Vicenza (4,14 milioni): istituti che, insieme a VenetoBanca (in 17ima posizione), hanno richiesto l’intervento pubblico statale tramite ricapitalizzazione precauzionale al fine di garantire la sostenibilità dei bilanci e dell’operatività. D’altronde Francesco Iorio, ex ad di Bpvi, aveva percepito 3,273 milioni di cui 1,750 come compenso di fine rapporto; mentre Fabrizio Viola, ex ad di Mps ora ad di Popolare di Vicenza 4,378milioni di cui 3,089 percepiti come indennità o compensi di fine rapporto.

PROSEGUENDO nella classifica degli istituti che hanno pagato maggiormente il top management si incontra in quinta posizione il piccolo Credem: 4,49 milioni complessivi di cui oltre 3 come indennità di fine rapporto. Anche il tascabile Banco Desio e Brianza coi suoi 3,5 milioni di retribuzione complessiva supera persino il Banco Popolare piazzandosi in settima posizione con poco più di 3,5 milioni sborsati. Va notato che la classifica realizzata dal sindacato non include i compensi riconosciuti con strumenti finanziari monetizzabili negli anni successivi: diversamente queste cifre sarebbero ancora più elevate.

«I PROBLEMI più evidenti sono due. Il primo è che mentre si continuano a pretendere pesanti sacrifici dai dipendenti, sia in termini di salari, sia in termini di posti di lavoro, i compensi dei manager bancari continuano a essere altissimi», spiega Giulio Romani, segretario generale di First Cisl. «Il secondo è che la retribuzione manageriale è sostanzialmente fissa anche se le banche guadagnano meno o addirittura chiudono in perdita. Le direttive europee e la regolamentazione della Banca d’Italia presupporrebbero che i vertici bancari venissero pagati in base ai risultati ottenuti, invece in Italia le loro lussuose prebende sono sostanzialmente invariabili. Come si fa a ricostruire un clima di fiducia se il buon esempio non proviene dai vertici?». Non solo banche in crisi. Tra i 18 super dirigenti che hanno superato la soglia del milione ci sono anche vertici di banche in salute. Oltre a quelli citati scorrendola tabellina si notano Giovanni Bossi di Banca Ifis (1,235 milioni), Pier Francesco Saviotti ex ad del Banco Popolare e tra i principali artefici della fusione con Bmp (1,710 milioni), Massimo Doris, ad di Banca Mediolanum (1,231 milioni), Jean Pierre Mustier nuovo ad di Unicredit che supera di un niente la soglia del milione (1,002 milioni), Alberto Nagel (2,753milioni), Alberto Pedranzini, ad di Popolare di Sondrio (1,391 milioni), Victor Massiah, ad di Ubi Banca (1,490 milioni), Cristiano Carrus, ad di Veneto Banca (1,125 milioni), Giuseppe Castagna, ad di Banco Bpm (1,084 milioni), Gian Maria Mossa, dg di Banca Generali di cui oggi è anche ceo e general manager (1,402 milioni, compresi 571milioni percepiti al momento dell’uscita dal precedente incarico), Carlo Messina, ceo di Intesa Sanpaolo (3,682 milioni) e Gaetano Micciché, da aprile 2016 presidente di Banca Imi (4,101 milioni compresi i 2,380 percepiti al momento della cessazione del precedente incarico).